Sessualità e matrimonio: cosa custodisce davvero l’amore?

coppia

Vogliamo riprendere uno spunto offerto dalla Familiaris Consortio, sottolineando come oggi la mentalità pornografica influenza anche il matrimonio. La sessualità è dono di Dio da custodire, ma spesso lasciamo che venga inquinata. Alcune pratiche e atteggiamenti sono distorsioni dell’amore sponsale autentico. La castità coniugale (che non significa “non fare l’amore”, ma piuttosto “farlo nella verità”) emerge così come un modo pieno e vero di vivere la sessualità, fondato su rispetto, sguardo e comunione.

“Nel contesto di una cultura che gravemente deforma o addirittura smarrisce il vero significato della sessualità umana, perché la sradica dal suo essenziale riferimento alla persona, la Chiesa sente più urgente e insostituibile la sua missione di presentare la sessualità come valore e compito di tutta la persona creata, maschio e femmina, ad immagine di Dio (…). «Tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale» (Gaudium et Spes, 51)”.

Queste parole le troviamo al numero 32 della Familiaris Consortio, un documento di san Giovanni Paolo II più che mai attuale.

Viviamo in un’epoca in cui la pornografia si insinua ovunque, anche dentro il matrimonio. Ci sono sposi che scelgono sinceramente la fedeltà alla Chiesa e al Vangelo, ma che, immersi in una mentalità pornografica, non sempre hanno chiaro – almeno non subito – che cosa custodisce l’integrità dell’amore nella sfera della sessualità e che cosa, invece, rischia di contaminarlo.

L’idea che la sessualità, dono meraviglioso di Dio, possa essere anche “inquinata” è affrontata in modo concreto nel libro L’ecologia dell’amore, di Antonio e Luisa De Rosa. Un’immagine forte, quella dell’ecologia, che richiama la necessità di custodire, purificare e educare anche l’intimità coniugale.

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Anche nella vita matrimoniale, infatti, è necessario avere gli strumenti e la forza per compiere questa operazione ecologica. Il primo passo è riconoscere che non tutto ciò che respiriamo culturalmente fa bene alla nostra intimità.

Antonio e Luisa non hanno paura di chiamare le cose per nome, indicando alcune pratiche che rischiano di inquinare la sfera intima e snaturare la sessualità. Ad esempio, i rapporti anali -affermano – non rispecchiano la verità dell’amore sponsale, pensato perché “i due diventino una sola carne”. La donna accoglie l’uomo dentro di sé: nell’amplesso, le due persone sono chiamate a fondersi in un’unica armonia.

Un altro aspetto critico emerge quando i gesti sono vissuti senza uno sguardo reciproco: ci si procura piacere, ma si perde l’essenza del “noi” che si realizza nell’incontro. Lo sguardo, infatti, è il punto di partenza della castità coniugale: una sessualità che non deforma, non possiede, non usa, ma genera intesa, intimità e comunione.

La castità coniugale si esprime anche nel linguaggio: esclude frasi offensive e volgari, così come ogni espressione che riduca la persona ai suoi genitali. Al contrario, custodisce e valorizza la dignità dell’altro nella sua totalità.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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  1. Gentile Dottoressa, lei ha scritto una bellissima frase "Le famiglie non sono perfette. Non lo sono mai state e non…

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