CORRISPONDENZA FAMILIARE
I verbi dell’amore coniugale. Come vivere l’Anniversario nuziale
20 Aprile 2026
C’è un giorno in cui l’amore si ferma a guardarsi, per ripartire più vero: è l’anniversario, soglia di gratitudine e di speranza. Non un traguardo, ma una ripartenza. Un’occasione per rileggere, purificare e rilanciare l’amore alla luce del Vangelo.
Caro don Silvio, ci siamo … è tutto pronto. Ho finito ieri di leggere le bellissime pagine che hai scritto a più mani e che abbiamo deciso di portare in dono a tutti come nostra bomboniera (il libro Abbiamo imparato ad amarci, ndr). Abbiamo chiesto a quanti desiderano farci un dono di mettere insieme dentro il baule dei nostri desideri quanto potrà servirci per il nostro pellegrinaggio a Fatima (il prossimo che la Fraternità organizzerà). Ti confido che quest’anno nel sorteggio dei santi per me il Buon Dio ha scelto Giacinta e solo Dio sa di quanto avevo bisogno del coraggio di questa bimba che ha detto il suo sì alla sofferenza per la salvezza altrui. Con gioia saranno presenti tanti amici sposi e sacerdoti (don Salvo Consoli assistente movimento vedovile, don Gaetano direttore ufficio catechistico, Simona e Luca Bonifacio responsabili pastorale familiare … e tantissime comunità) e potremo anche beneficiare della presenza delle reliquie dei nostri amati santi coniugi Martin. Non saranno presenti tante altre persone amate ma uniti nella preghiera la nostalgia sarà più sopportabile. […] A te e a tutti gli amici della Fraternità chiediamo una preghiera corale. Ti abbracciamo con immenso affetto e facci sapere quando potrai venire a Catania. Noi ti aspettiamo. Luca e Valeria
Carissimi amici,
celebrare l’anniversario ogni anno è un passaggio importante, ancora più significativo nell’anno venticinquesimo del vostro cammino coniugale. Avrei desiderato condividere con voi venendo di persona nella vostra bella terra siciliana ma altri impegni mi impediscono di realizzare questo progetto. Vi assicuro la mia preghiera, l’Eucaristia sarà celebrata secondo le vostre intenzioni. E sarà come un abbraccio carico di tutta la tenerezza di Dio.
Il giubileo nuziale è certamente una festa da condividere con i vostri figli e con gli amici che il Signore vi ha fatto incontrare lungo il cammino della vita. Ma è anche l’occasione per rileggere la vostra esperienza coniugale nella luce del Vangelo. Il buon Dio non vi consegna un attestato di buona condotta ma vi dona parole sempre nuove per confermare, nutrire e consolidare il vostro amore. E sono parole che hanno il sapore del futuro.
La prima è rinnovare. Celebrare l’anniversario di matrimonio non è una nostalgica ripetizione di una parola già data ma l’espressione di un desiderio che viene nuovamente consegnato nelle mani di Dio perché venga purificato e rinnovato. In apparenza non aggiunge nulla al patto nuziale; in realtà lo incarna nella storia dell’oggi e lo proietta verso il futuro. Tutto questo avviene a condizione di vivere ogni anniversario come un passaggio, una tappa di un instancabile pellegrinaggio che dura tutta la vita. Tutto questo è racchiuso nel verbo rinnovare: non vuol dire semplicemente ripetere e neppure soltanto confermare, il suo primario e letterale significato è quello di rendere nuovo. Nel linguaggio cristiano il suffisso ri richiama la parola risurrezione. Ogni termine che inizia con ri dice novità. Rinnovare le promesse nuziali significa perciò chiedere al Signore la grazia di non accontentarci del cammino già compiuto ma di vivere, come scrive l’apostolo Paolo, con lo sguardo in avanti, desiderosi di compiere tutto il bene che Dio vorrà.
La seconda parola è crescere. “L’amore edifica”, scrive san Paolo (1Cor 8,1). Il verbo greco vuol dire costruire la casa ma in questo caso possiamo intenderlo nel senso di far crescere. L’amore custodisce la gioia di vivere. Quando si ama, la vita non entra mai in quell’ombra oscura dove tutto è scontato e banale, come quella “notte nera in cui tutte le vacche sono nere” (Hegel). Troppe volte il passare degli anni fa della coppia la somma di due persone, non l’unità e la complicità sempre cercata, ma la placida convivenza dove ciascuno ha i suoi spazi, i suoi interessi, le sue esigenze. A volte s’intrufola l’idea di non avere più nulla da dirsi. Sono certo che tra voi non è così ma… le tentazioni sono sempre in agguato. Per evitare di cadere in questa trappola non vi stancate di ritagliate gli spazi per la coppia, quelli in cui ritrovarvi insieme per parlare e pregare; ma anche per divertirvi e rilassarvi. Cercate e custodite gli spazi in cui sperimentare quella gioiosa complicità che dà senso alla vita di una coppia. Pregate insieme e insieme fate le scelte più adeguate per accompagnare i figli e servire la comunità ecclesiale.
Il terzo verbo è quello che sostiene tutti gli altri: credere. L’apostolo Paolo esprime la fede con queste parole: “per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore, Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo grazie a lui” (1Cor 8,6). Questo verbo sta alla base del nostro vivere. La fede, infatti, è la forza segreta dell’amore perché vi conduce alla divina sorgente da cui tutto scaturisce, anche l’amore che lega l’uomo e la donna. È Dio che fa nuove tutte le cose e, in ogni stagione della vita, dona il coraggio di ricominciare. La fede impedisce che l’amore sia imbalsamato, diventi cioè una reliquia da custodire nel museo. La fede dona energie sempre nuove ed evita agli sposi di entrare in quella placida rassegnazione che segna la morte dell’amore e l’inizio della convivenza.
L’ultima parola è rendere grazie. Nel linguaggio della fede questo verbo non esprime solo la gratitudine per quanto abbiamo ricevuto ma anche la disponibilità ad amare secondo la misura della croce. La parola Eucaristia, infatti, è la trascrizione fedele del verbo greco eucharisteô che significa rendere grazie. E noi sappiamo che la celebrazione eucaristica è il memoriale della Pasqua, cioè di quell’intreccio misterioso e fecondo di morte e resurrezione. L’Eucaristia ci ricorda anche che l’amore passa attraverso la sofferenza. In questa luce anche il matrimonio è croce e gloria, segno quella fedeltà che in alcuni casi richiede l’eroismo della fede. Il patto nuziale è la testimonianza di un amore che non viene meno quando il dolore entra con prepotenza nella vita familiare. E voi sapete per esperienza che proprio nelle esperienze più dolorose avete trovato la presenza amorevole e provvidente di Dio.
Cari amici, non dimenticate che Dio vi chiama a testimoniare l’amore crocifisso e vi manda ad annunciare che solo l’amore del Crocifisso ci salva. E quando arriva la tempesta e ci sembra di non avere risorse per affrontarla, ci basta guardare Colui che per amore nostro si è fatto inchiodare sulla croce per ricevere la grazia necessaria. I tempi della fatica e del dolore sono quelli in cui comprendiamo che non possiamo salvarci da soli ma abbiamo bisogno di Dio.
Buon cammino. Domani non riceverete un diploma ma un nuovo mandato missionario. La vita non è una scuola ma un pellegrinaggio. Siete sulla buona strada e vi auguro di continuare il vostro cammino. I santi Luigi e Zelia Martin, testimoni fedeli dell’amore coniugale e incomparabili genitori, sono e saranno vostri alleati, vi aiuteranno a vivere sotto lo sguardo di Dio e avendo come obiettivo l’incontro con Lui in quell’abbraccio che sigilla ogni fatica. In Lui vi saluto con affetto.
Don Silvio
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


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