Alfonso, tra polvere e stelle: l’intervista impossibile che ridà vita al Santo
Perché scrivere un altro libro su Sant’Alfonso? La domanda sorge spontanea di fronte a un gigante della Chiesa già ampiamente celebrato dalla storiografia. Eppure, la professoressa Filomena Sacco risponde con una sfida: non un’ennesima biografia accademica, ma un tentativo di dar vita al Santo attraverso un’intervista impossibile. Il risultato è “Alfonso, polvere e stelle. Un’intervista oltre il tempo” (Editrice Punto Famiglia, 2026), che verrà presentato ufficialmente domani, 22 aprile, presso la Curia Vescovile di Nocera Inferiore. L’abbiamo incontrata per farci conoscere il dietro le quinte di quest’opera.
Cominciamo a gamba tesa. A che cosa serve, oggi, un altro libro su Sant’Alfonso?
Filomena Sacco: In realtà, io non ho voluto scrivere un libro su Sant’Alfonso; ho voluto dare vita a Sant’Alfonso. Per questo ho scelto l’espediente dell’intervista impossibile. Esistono già pubblicazioni bellissime che io stessa ho studiato e amato, ma spesso si tratta di biografie imponenti che solo un appassionato legge nel dettaglio. Il mio intento era creare qualcosa di semplice e fruibile, una biografia nella quale tutti potessero ritrovarsi e che presentasse Alfonso come un uomo ancora oggi vivo, uno di noi.
Hai dichiarato di esserti innamorata di quest’uomo. Di cosa, in particolare?
Filomena Sacco: Mi ha colpita profondamente il fatto che sia riuscito a costruire tutta la sua vita e la sua missione attorno a un unico valore: l’amore, la misericordia e l’accoglienza. È sbalorditivo pensare a un uomo del Settecento – un’epoca che esaltava la ragione – che impernia tutto sulla passione e sull’amore. Parliamo di un teologo morale e di un vescovo che ha impostato la sua attività pastorale avendo cura anche del più povero e del più piccolo del suo gregge. Incontrare un pilastro simile è stata un’esperienza illuminante che mi ha cambiato la vita.
C’è un aneddoto particolare che descrive questa sua vicinanza agli ultimi?
Filomena Sacco: Penso a un episodio avvenuto verso la fine della sua vita a Sant’Agata dei Goti. Alfonso era già molto malato e provato nel fisico, tanto da aver accettato la nomina a vescovo solo per obbedienza al Papa. Quando finalmente furono accettate le sue dimissioni, il suo primo biografo descrive il popolo desolato e i poveri disperati. Dicevano: “Quando andavamo a lavorare i campi, lasciavamo i nostri figli a Monsignore, certi che se ne sarebbe preso cura lui”. Credo sia l’immagine più bella: un vescovo che fa giocare e dà da mangiare ai figli dei contadini. Questo è il coronamento di una vita spesa per gli altri.
Quanto c’è di Filomena Sacco tra le righe di questo dialogo con il Santo?
Filomena Sacco: Non posso negare di esserci, anche se vorrei lasciare un velo di mistero. Nelle domande iniziali ho cercato di portare l’uomo di oggi, con le sue crisi e la tendenza ad andare avanti per inerzia piuttosto che per passione. Ma emergo soprattutto in alcuni passaggi personali: quando Alfonso racconta la perdita della madre, ci sono io, perché ho vissuto lo stesso dolore. Ci sono io nella “ricetta di famiglia” che compare quando San Gerardo ci porta da bere. Sul finale, è come se i nostri orizzonti si fossero fusi: parlo della bellezza che ci circonda e della speranza nell’uomo di oggi, una visione che sono certa Sant’Alfonso avrebbe condiviso.
Cosa vorresti che restasse al lettore dopo aver chiuso il libro?
Filomena Sacco: Il suggerimento è di spogliarsi di ogni pregiudizio. Ho iniziato a scrivere senza un piano preciso, lasciando che l’intervista fluisse spontaneamente. Spero che il lettore possa entrare nel Settecento con me e Sant’Alfonso e lasciarsi illuminare. Per me Alfonso è come il tesoro di cui parla il Vangelo: un pozzo immenso da cui trarre cose antiche e cose nuove. Il mio augurio è che ognuno possa trovarvi “cose nuove” per la propria vita.
Non resta che invitare ciascuno all’incontro di domani, mercoledì 22 aprile alle ore 10:30 presso la Curia Vescovile di Nocera Inferiore. Il dibattito beneficerà dei contributi del Prof. Padre Sabatino Majorano, esperto di teologia morale, e di Don Silvio Longobardi, che offrirà una lettura spirituale dell’opera. Le conclusioni saranno affidate a S.E. Mons. Giuseppe Giudice, Vescovo della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno.
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