Dissi a Papa Francesco che mi sposavo: “Bravi questi giovani, non perdono tempo!”

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Un anno fa il mondo si svegliava con la notizia che Papa Francesco ci aveva lasciato. Un brivido mi percorre la schiena, se ripenso a quello che ho provato il 21 aprile 2025, sapendo che il Papa della mia giovinezza (mi ha accompagnato dai 21 ai 33 anni) se ne era andato. Provavo, insieme, tristezza, gratitudine, riconoscenza, incertezza, desiderio di ricordarlo e di far memoria dei suoi insegnamenti.

“Franciscus”: abbiamo la sua firma, nel cuscinetto delle fede nuziali. Perché lui è stato il Papa del nostro matrimonio e, ancor prima, del nostro fidanzamento. È stato lui a dirci che dovevamo fare attenzione che nella nostra relazione non mancasse il vino. Eravamo in Piazza San Pietro, correva l’anno 2014. Eravamo innamorati ma, come tutte le coppie, avevamo i nostri difetti personali e relazionali. Avevamo ancora tanto da crescere. Quell’udienza, in occasione di San Valentino, è rimasta scolpita nella mia memoria come un solco nella terra. 

E oggi, giorno del primo anniversario della sua morte, i ricordi scorrono veloci. Il Papa argentino era stato eletto nel marzo del 2013. Io e mio marito, all’inizio del su pontificato, eravamo molto giovani, con tante speranze e attese per il futuro. Mi sembra di trovarmi lì, adesso, mentre ci distribuiscono questo cuscinetto insieme ad una scatola del tutto simile a quella di un “medicinale”, con la scritta “misericordina”. Erano regali del Papa, ci dissero, che voleva insegnarci, con dei segni tangibili, come senza misericordia nessuna relazione, tantopiù quella sponsale, può avere futuro.

Riecheggiano, ora le parole che il Santo Padre ci rivolse quel giorno, col suo solito fare spontaneo: “Immaginate di finire la festa di nozze con il the”. Faceva riferimento al miracolo della trasformazione dell’acqua in vino. Ci disse che un matrimonio non può proseguire senza vino, ma il vino è molto più di una bevanda: è simbolo di gioia, di festa. E Gesù viene proprio a ridonare la gioia, quando l’abbiamo finita.

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Come in ogni suo incontro, gli rivolsero alcune domande. Gli chiesero come può una coppia stare insieme tutta la vita. E lui ci disse, mentre la Piazza accoglieva con rispettoso silenzio le sue parole: “Oggi, tante persone hanno paura di fare scelte definitive. Un ragazzo diceva al suo vescovo: ‘Io voglio diventare sacerdote, ma soltanto per dieci anni’. Aveva paura di una scelta definitiva. Ma è una paura generale, propria della nostra cultura. Fare scelte per tutta la vita sembra impossibile. Oggi tutto cambia rapidamente, niente dura a lungo… E questa mentalità porta tanti che si preparano al matrimonio a dire: ‘stiamo insieme finché dura l’amore’, e poi? Tanti saluti e ci vediamo… E finisce così il matrimonio”. 

La sua riflessione, però, si spostava su una questione a monte. “Ma cosa intendiamo per ‘amore’?  Per il Santo Padre era “relazione”, realtà che cresce. Si poteva paragonare a una casa.

E la casa, diceva “si costruisce assieme, non da soli!”. Ci esortava: “Cari fidanzati, voi vi state preparando a crescere insieme, a costruire questa casa, per vivere insieme per sempre. Non volete fondarla sulla sabbia dei sentimenti che vanno e vengono, ma sulla roccia dell’amore vero, l’amore che viene da Dio”.

Quel giorno, il Papa ci consegnò le famose tre parole per mantenere in salute una famiglia: permesso, grazie, scusa.

E che fare se la gioia dell’amore sembra svanire? Il Papa ci domandò: “Ricordate il miracolo delle nozze di Cana? A un certo punto il vino viene a mancare e la festa sembra rovinata. Immaginate di finire la festa bevendo tè! No, non va! Senza vino non c’è festa! Su suggerimento di Maria, in quel momento Gesù si rivela per la prima volta e dà un segno: trasforma l’acqua in vino e, così facendo, salva la festa di nozze. Quanto accaduto a Cana duemila anni fa, capita in realtà in ogni festa nuziale. […] È la sua presenza che offre il vino buono, è Lui il segreto della gioia piena, quella che scalda il cuore veramente”.

Ancora, a volte, durante la Messa, mi capita di sentire dentro di me la frase del sacerdote durante la consacrazione “In un unione con il nostro Papa Francesco”. Mi capita di cercarlo, nei titoli dei telegiornali. Mi capita di guardare, con lacrime di commozione, la foto che scattammo insieme nel maggio del 2016 appesa nel salotto. Se chiudo gli occhi, mi sembra di rivederlo davanti a me e sentire nitide le parole che mi disse quel giorno, quando gli comunicai che stavo per sposarmi: “Bravi questi giovani, non perdono tempo!”.

Grazie Papa Francesco, perché di tempo non ne hai perso neanche tu e hai vissuto la tua vita sempre, interamente, al servizio del Vangelo.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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  1. Gentile Dottoressa, lei ha scritto una bellissima frase "Le famiglie non sono perfette. Non lo sono mai state e non…

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