Giovane padre senza una gamba nel mirino sui social: “Sei un egoista”
“Sei un egoista.” È questa la frase che è stata più volte indirizzata ad Arturo Mariani. Il motivo? Ha scelto di diventare padre. Qual è la sua colpa? Non avere una gamba. Eppure, non è certo la mancanza di una gamba che può indebolire un legame unico e profondo come quello tra un padre e le sue figlie. Arturo ha una storia straordinaria. Con semplicità ci ricorda che per correre, nella vita, non servono due gambe. Serve una meta.
In un video, pubblicato su Instagram, si vede Arturo mentre gioca con la sua bambina. Lei, con il volto coperto per tutelarne la privacy, sale su un monopattino rosa e poi prova a spiegare al papà come usarlo a sua volta. Arturo fa fatica, inciampa, prova ancora. Non si arrende. Alla fine riesce a salirci con la sua unica gamba. La bambina lo guarda, sorride e gli dice: “Bravo, papà”.
Arturo Mariani, che da anni si impegna per aiutare i giovani a credere in sé stessi, non si arrende davanti ai propri limiti – come nessun genitore dovrebbe fare. Ogni giorno sceglie di superarli, anche grazie allo sguardo della sua piccola, che lo ammira e lo vede come un eroe. Perché, in fondo, per ogni figlia il papà è proprio questo: un punto di riferimento unico. E non è certo l’assenza di una gamba a compromettere un legame così profondo.
Eppure c’è chi non riesce a vedere tutto questo, fermandosi al limite. “Sei solo un egoista”, scrive qualcuno. Altri arrivano a dire che una figlia non meriterebbe un “padre paralitico”. Come se mettere al mondo un figlio, in queste condizioni, fosse un atto di egoismo.
È uno sguardo sulla realtà pericoloso e riduttivo. Presuppone, innanzitutto, che solo genitori perfettamente sani siano degni di dare la vita – e allora cosa accade se la malattia o la disabilità arrivano dopo? Inoltre ignora un fatto essenziale: i bambini non hanno bisogno di genitori perfetti o capaci di fare tutto (anche se Arturo, con una sola gamba, è arrivato persino a giocare a calcio nella Nazionale di Calcio Amputati). Hanno bisogno di genitori capaci di amare, di donarsi, di esserci davvero, nonostante i propri limiti.
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Non è la fragilità lo scandalo. Il vero problema dei figli è l’assenza di guide solide, autorevoli, credibili. È la disconnessione emotiva.
Ci sono padri e madri con entrambe le gambe, ma così irrisolti affettivamente da non riuscire a dedicare tempo ai figli, a dialogare con loro, a educarli al bene.
I pregiudizi che oggi vive Arturo, un tempo li hanno affrontati i suoi genitori. Di fronte alla diagnosi dei medici, decisero con fermezza di portare avanti la gravidanza. Eppure, anche a loro le persone davano degli “egoisti”, perché mettevano al mondo una vita che “avrebbe solo sofferto”.
“Ha una gamba sola? Correrà a modo suo!”, rispondevano, senza cedere.
E Arturo, di strada, ne ha fatta davvero. Perché per correre non servono due gambe: serve una meta. E lui quella meta ce l’ha chiarissima.
I suoi genitori gli hanno insegnato che ogni vita merita, che ogni esistenza custodisce talenti unici da coltivare e liberare. Lui ci ha creduto fino in fondo, al punto da scegliere, a sua volta, di diventare padre.
In un mondo in cui tante persone sprecano la propria vita, lui la sua la valorizza, la riempie di senso, di amore, di presenza.
È tempo di dirlo con chiarezza: l’unica vera disabilità è non saper amare.
Grazie Arturo. Perché la tua storia, i tuoi gesti quotidiani, i momenti semplici e autentici con la tua famiglia ci ricordano esattamente questo.
E se qualcuno non lo vede, è perché a volte, purtroppo, siamo ingannati da una mentalità eugenetica che ci impedisce di riconoscere ciò che è fondante e fondamentale nella vita.
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