Medico sbaglia, l’aborto non riesce. La storia di Giulio
Torniamo sulla testimonianza di Massimo Segato, ginecologo non obiettore. Una volta una donna gli disse: “Sa cosa volevo fare? Volevo denunciarla. Ero andata anche dal mio avvocato. E invece sa una cosa? Le dico Grazie. Grazie per aver sbagliato, dottore!” Indicò con la mano il piccolo Giulio. “È la gioia della nostra famiglia”.
Queste parole furono rivolte al dott. Massimo Segato – che è stato vice-primario di ginecologia presso l’ospedale di Valdagno (Vicenza, Italia) – da una donna che si era recata da lui per abortire e che, invece, si era ritrovata ancora incinta dopo l’operazione.
Qualcosa non aveva funzionato, il piccolo era sopravvissuto all’intervento. Il tempo previsto dalla legge per abortire era ormai passato e il bimbo era nato, sano e vivace.
Si era trattato di un errore medico, spiegherà poi Segato stesso, ma ne parlerà come dell’“errore più bello della sua vita”, col quale, involontariamente, aveva reso più felice una famiglia, semplicemente spaventata di lasciarsi sconvolgere da una grande novità.
Quella vicenda segnerà l’inizio del dilemma del dott. Segato, un vero dramma raccontato nel libro autobiografico L’ho fatto per le donne, edito da Mondadori nel 2017.
Ha creato molto dibattito, sulle nostre pagine social, un articolo pubblicato alcuni giorni fa. Si parlava proprio di Massimo Segato, che ha scelto di essere un ginecologo non obiettore e, quindi, di praticare aborti durante la sua carriera. Ne ha procurati 4000, per la precisione, almeno stando ai dati aggiornati al 2017, riportati nel suo libro.
A far discutere i lettori è stata soprattutto la sua affermazione: “Io capisco i miei colleghi obiettori – dice ancora Segato – e li rispetto. A nessuno piace procurare aborti. È facile parlare dall’esterno, senza entrare in sala operatoria, senza sapere cosa succede lì dentro. Mio padre è stato chiamato alle armi e ha dovuto uccidere delle vite. Non era contento di farlo, ma lo ha fatto per servire lo Stato. Io mi sento come lui, un soldato al servizio dello Stato, ma ogni volta che entro in sala operatoria devo otturarmi il naso”.
C’è chi ha detto che il paragone è assurdo, che nel grembo materno una persona non c’è ancora, e chi dice che procurare aborti sia peggio che uccidere in guerra, perché il piccolo in grembo è totalmente indifeso. Altri hanno compreso il dramma del dottore, empatizzando con lui, rispettando il dolore.
Il web si è spaccato letteralmente. D’altronde, il tema è molto divisivo.
Leggi anche: L’aborto è un male, un bene, o un “male minore”? I dubbi di un ginecologo
Noi, in questa sede, vogliamo aiutare la riflessione e suscitare un sano dibattito.
Per farlo, oggi aggiungiamo questo tassello, che è al cuore del libro di Segato: una volta, il dottore, quell’intervento lo ha sbagliato e il suo errore è “costato” la nascita di una persona, già formata, anche se poco sviluppata, nel grembo di sua madre.
“A quanti Giulio aveva impedito di nascere?”, inizia a domandarsi da allora.
Per alcuni è un romanticismo inappropriato.
“La donna è libera di scegliere”; “Non provate a impietosirci con queste storie, abortire è un diritto”. Eppure, per Segato quel dubbio è reale: si è messo davvero dalla parte giusta? Ha davvero difeso la parte più debole in gioco?
E, ammette, la tentazione di smettere l’ha avuta sempre, da quel momento in poi. Però, non ci è mai riuscito.
Come riportato su un articolo di Family and media, “il dubbio che viene parlando con lui (il dott. Massimo Segato ndr) è che scegliere di obiettare avrebbe significato ammettere che fino a quel momento aveva lottato nel fronte sbagliato: evenienza, questa, troppo difficile da sopportare, visto che con le sue mani ha posto fine a delle vite. Più che mai ora, dopo una carriera pluridecennale, accettare di aver sbagliato lato del campo significherebbe guardare in faccia tutti i quattromila bambini non nati che ha sulla coscienza”.
Sue, però, sono queste riflessioni vertiginose:
“Quanti bambini come Giulio non avevo fatto nascere? A quante famiglie era stata negata la felicità che avevo visto negli occhi di Barbara? Io avevo toccato con mano quella felicità, non erano solo parole. […] Barbara era venuta perché voleva abortire e voleva abortire perché si sentiva vecchia e stanca. […] E io avevo assecondato questa sua preoccupazione, nel nome di una legge che lo consentiva. Sembrava quasi che Giulio fosse venuto al mondo per dimostrare che ci eravamo sbagliati entrambi. […] E quanti come lui non avevano potuto dimostrarlo? Centinaia? Migliaia?”
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