Questa sera ho deciso di fare una passeggiata. È da tempo che non me la concedo, il sole sta per tramontare e accende di fuoco l’orizzonte, il Vesuvio maestoso sembra che mi guardi compassionevole o sono io che ho bisogno di compassione, non lo so. Il profumo della primavera mi avvolge, un cinguettio dolce e deciso mi accompagna, l’odore dell’erba appena tagliata quasi mi stordisce e un sole caldo mi accarezza, anche se io – a tratti – sento brividi di freddo salire dal profondo del mio cuore. Ho appena rimesso in tasca il rosario, cercavo consolazione ma non sono riuscita a trovare la pace.
Venerdì scorso ho perso una persona importante per me. Mia cugina Consiglia. Aveva 49 anni, un’età che qualcuno indica come l’inizio di una nuova giovinezza e invece per lei è stata il confine. Portava addosso un carico di dolore molto più grande dei suoi anni, un peso che forse nessuno di noi ha mai davvero compreso fino in fondo. In questi ultimi dieci giorni accanto a lei mi sono accorta con una chiarezza che fa male di quanto fosse importante lei per me. È strano come la verità arrivi a volte in ritardo, come una luce che illumina quando ormai ciò che doveva scaldare non c’è più.
Da quella sera le immagini della sua agonia e le domande più dure hanno iniziato a visitarmi. Di notte soprattutto. Si siedono accanto ai miei pensieri e li stringono fino a togliermi il respiro. So che non servono. So che non cambiano nulla. Eppure insistono, si ripetono come un’eco: potevo esserci di più? Potevo capire meglio? Potevo alleggerire anche solo un frammento di quel dolore? Non c’è risposta. Oggi mio padre mi ha detto che dobbiamo tutti metabolizzare e ci vorrà del tempo ma io, adesso, davanti a questa perdita, sento che non voglio dimenticare. Non voglio che il dolore si dissolva fino a diventare innocuo. Non voglio che si trasformi in un ricordo levigato, privo di spigoli. Perché questo dolore, così vivo, così ingombrante, è anche la misura di ciò che è stato. È la prova che Consiglia ha avuto un posto vero nella mia vita, anche se me ne accorgo pienamente solo ora.
Forse non tutto deve essere guarito nel senso che intendiamo di solito. Forse alcune ferite non sono fatte per chiudersi del tutto. Rimangono aperte non per condannarci, ma per tenerci svegli. Per ricordarci che abbiamo amato, che siamo stati legati, che qualcuno ha attraversato la nostra esistenza lasciando un segno che non può essere cancellato. Consiglia non è più qui, e questa assenza è reale, concreta, dolorosa. Ma dentro questo dolore c’è anche qualcosa che resiste: il legame, ciò che è stato condiviso, perfino ciò che non ho saputo vedere prima. Ma soprattutto c’è la speranza che nasce dalla fede, quella consegnata al suo capezzale tra le lacrime mentre con la mia voce stonata le cantavo “Ogni uomo semplice” e “Dolce sentire”. Sapevo che lei, da terziaria francescana, amava questi canti.
Il profumo delle rose è prepotente nelle mie narici. Ed io penso che sia ingiusto tanta dolcezza rispetto a quello che porto dentro, ma lascio che questo profumo mi attraversi insieme al dolore. Non li separo. Perché se è vero che il dolore mi dice che ho perso, è anche vero che mi dice che ho amato, che ha senso, che non è sprecato perché Dio lo raccoglie e me lo affida come olio per la mia lampada. E forse, alla fine, è questo l’unico segno che vale la pena non dimenticare mai e custodire: il dolore che si trasfigura nell’amore, l’unica cosa che quel Giorno ritroveremo nella primavera senza tramonto.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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Fermo restando che l'aborto è un diritto della donna, nessun genitore con un po' di cervello vorrebbe trovarsi una figlia…