Uomini giusti, come Giuseppe: spunti sulla paternità
Di Giada (@nesentilavoce)
Cosa può insegnare Giuseppe ai padri di oggi? Senza pretese di esaurire l’argomento, vogliamo seguirne timidamente le orme, con tre spunti di riflessione partendo dal Vangelo. Giuseppe “non voleva ripudiarla”: non sa che fare, che soluzione trovare, ma sa cosa non vuole fare. Disinnesca. Taglia la catena di male, maldicenze, zizzania che potrebbe derivare da un eventuale ripudio.
Giuseppe sa quale strada non vuole percorrere e decide di valutare le vie che restano. Non sempre, nella paternità, si ha chiaro quale sia la strada migliore. Quale strategia adottare, quali atteggiamenti, quali azioni intraprendere davanti alle varie sfide quotidiane.
Che sia però fondamentale disinnescare è chiaro: l’uomo, forse, è in questo più autenticamente capace della donna. Solitamente quest’ultima fatica a lasciar andare, ha una tendenza maggiore all’introspezione e dunque anche a rimuginare, a tornare (anche verbalmente) sulle questioni che sente non concluse. Non sempre, ma spesso. L’uomo taglia con più facilità: sa dove non vale la pena spendere ulteriori energie, dove è ingiusto mettere il cuore, dove non si combatte una buona battaglia. E molla. Come Giuseppe, che esclude subito la strada più immediata ma anche quella più dolorosa, che amplificherebbe il danno apparente.
È importante che i padri di oggi, con l’esempio del casto sposo di Maria, imparino da lui anche a dire di no. Non eterni indecisi, ma saldi nei bivi della vita, soprattutto quando c’è da porre limiti: il primo limite che Giuseppe pone è a sé stesso. No, sembra dirsi, non esporrò Maria al pericolo. Il padre, che contiene e mostra il limite, ne sarà pienamente capace se è in grado di darsi limiti. Se sa dirsi di no – anche quando il desiderio (magari di rivalsa, di vendetta) si fa sentire forte e chiaro. E questo è un esercizio quotidiano, è un arte da apprendere.
Giuseppe “stava considerando queste cose” poco prima di addormentarsi.
Leggi anche: Occhio al terzo incomodo: la desatellizzazione degli sposi
Egli pensa, soppesa, riflette. Che sembra banale, banalissimo. Eppure non lo è per niente: quanti uomini, oggi, si lasciano guidare dalla ragione? Quanti si prendono la responsabilità di una decisione, anziché delegarla, specialmente quando questa riguarda altri? Quanti sono in grado di prendersi del tempo per considerare tutte le alternative, anziché agire d’istinto?
Giuseppe insegna l’arte dell’attesa che precede una decisione, lo spazio preferito da Dio per agire. Chi si mette in ascolto (Shemà) può lasciarsi attraversare dalle parole altrui, mettendosi in un atteggiamento di disponibilità. Certo, può pure non succedere. Possiamo tenere accesa la Radio tutto il giorno eppure pensare ai fatti nostri, senza ascoltare mezza parola.
Giuseppe non sta solo considerando, sta ascoltando la sua coscienza: sta ponendo davanti a sé stesso tutte le vie alternative al ripudio pubblico per capire… cosa gli è più moralmente accettabile? Non proprio, credo.
Ricordandoci la definizione biblica di “uomo giusto”, penso che Giuseppe stesse cercando di più: la Verità. Su quella situazione, su cosa poteva fare, su come doveva agire. “Giuseppe fece come ordinato dall’angelo”: e qui fiumi e fiumi di parole sono state spese…
Mi soffermo, sommessamente, sul fatto che Giuseppe obbedisce e sa di obbedire. Non si fida di una voce interiore senza nome, di un tumulto dell’anima, di una sensazione, di un istinto. Ha ricevuto una parola angelica e sa di star obbedendo non a un angelo ma a Dio.
Giuseppe riceve un ordine: parola strana, antipatica oggi, eppure così è scritto. L’angelo non dice: “Giuseppe, fossi in te prenderei Maria come sposa… guarda, ti consiglio vivamente di sposartela…”. L’angelo non consiglia, non tenta di convincere: va diretto sulla paura (il freno più grande) e illustra il piano di Dio (il disegno più grande). Non avere paura di considerare la via dell’accoglienza (che dunque era fra le opzioni!). Fondamentalmente gli mostra la Verità.
Giuseppe riceve la Verità e agisce di conseguenza. Senza tergiversare, puntualizzare, pretendere o distrarsi. Dio affida il proprio Figlio a Giuseppe e Giuseppe si affida a Dio.
Leggi anche: Chi guarda alla nostra vita, intuisce che siamo cristiani? L’esempio di San Giuseppe
Ecco, quanti sono disposti a lasciar lavorare il Signore nella propria vita? Ad accogliere la vita, anche quando non è programmata? Perché avere un piano è bello ma scoprirne uno ancora migliore… altra storia! Oggi l’uomo tende ad una narcisistica autoconservazione, che gli impone di non darsi troppo per non perdersi. Ma un uomo che vive di sé stesso dove metterà il cuore? Giuseppe agisce e, fondamentalmente, si consegna al Cielo. Dice (anche senza parlare!) il suo Fiat, nella concretezza di un azione. E quanto sono belli i padri che si spendono senza riserve per la propria famiglia e in questo spendersi trovano la pienezza di vita!
Giuseppe, sai dire molto, pur tacendo, ai padri di ieri, di oggi e di domani. Gesù non può proprio dirti di no, quindi sappi che ti affideremo molto anche noi – facci sognare, Giuseppe, con te.
Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia
Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












ULTIMI COMMENTI
E' vero che i figli se uno dei genitori rimane fedele sono più sereni e meno aggressivi. Stimano di più…
EDUCAZIONE SANITARIA E quindi fra poco i nostri ragazzi avranno una nuova materia da studiare ed imparare e cioè l'EDUCAZIONE…
E' proprio così. Ho fatto per ben 26 anni Corsi di Educazione Affettivo- Sessuale nelle classi terze medie (il trattino…