“Avvenga di me”: maternità, fede e sfide contemporanee al Santuario Santa Maria dei Bagni
Nel cuore dei tradizionali festeggiamenti in onore della Vergine Maria, il Santuario Santa Maria dei Bagni, nella Diocesi di Nocera-Sarno, ha ospitato, domenica 3 maggio, il terzo e conclusivo incontro del ciclo triennale dedicato alla riflessione sulla figura e sul ruolo della donna nel mondo contemporaneo. Un appuntamento intenso e partecipato che, ancora una volta, ha saputo intrecciare teologia, esperienza e testimonianza, offrendo strumenti concreti per leggere le sfide del presente alla luce della fede.
Ad aprire la serata è stata la prof.ssa Annunziata D’Antuono, moderatrice dell’incontro, che ha introdotto le relatrici: la teologa Filomena Sacco, docente di Teologia Morale all’Alfonsiana di Roma, e la giornalista e scrittrice Giovanna Abbagnara.
Il “sì” che cambia la storia
Al centro dell’intervento della prof.ssa Sacco, una delle frasi più potenti del Vangelo: «Avvenga di me secondo la tua Parola». Un sì che non appartiene solo alla storia di Maria, ma che interpella ogni esistenza. Con uno stile diretto e coinvolgente, la teologa ha invitato i presenti a interrogarsi: quante volte la vita chiede un sì senza garanzie? Un sì al matrimonio, a un figlio inatteso, a una scelta difficile, a una fedeltà che costa. In questo orizzonte, Maria di Nazaret non appare come un’icona distante, ma come una donna reale, immersa nelle fragilità e nelle domande della storia.
Attraverso il riferimento al Magistero recente — dalla Marialis Cultus alla Redemptoris Mater, fino alla Gaudete et exsultate — Sacco ha delineato una figura di Maria profondamente umana: una donna che pensa, interroga, sceglie. Il suo non è un sì passivo, ma libero, consapevole, coraggioso.
Particolare rilievo è stato dato al tema della maternità, intesa non solo in senso biologico ma come vocazione universale alla generatività: fare spazio, custodire, accompagnare, dare vita. Una maternità che si esprime nel dono di sé, nella capacità di restare accanto anche nel dolore, e in una creatività capace di generare futuro. L’intervento ha poi allargato lo sguardo alla società contemporanea, segnata da una crisi profonda della natalità e, ancora più radicalmente, da una difficoltà a fidarsi della vita. In questo contesto, il sì di Maria diventa una provocazione attuale: scegliere di amare anche quando non si controlla tutto.
La cura — ha sottolineato Sacco — non è un valore marginale, ma il fondamento stesso della convivenza umana. Eppure, resta spesso invisibile e non riconosciuta. Da qui l’invito a riscoprirla come categoria etica, sociale e politica, responsabilità condivisa da uomini e donne.
La sfida culturale: tra autonomia e generatività
Di forte impatto anche l’intervento di Giovanna Abbagnara, che ha affrontato con lucidità il tema della maternità nel contesto culturale attuale. Una cultura che, ha evidenziato, tende a separare la dimensione femminile da quella generativa, contrapponendo autonomia e maternità. «Perché mettere in competizione due dimensioni strutturali dell’essere donna?» è stata la domanda provocatoria al centro della sua riflessione.
Attraverso esempi tratti dall’attualità mediatica e sociale, Abbagnara ha denunciato una narrazione dominante che spesso svaluta la maternità, riducendola a scelta opzionale o a limite alla realizzazione personale. In questo scenario, la figura della madre rischia di essere marginalizzata, con conseguenze profonde non solo demografiche ma anche umane e relazionali.
Non sono mancate testimonianze forti, tra cui quella di famiglie che hanno scelto la vita anche in situazioni difficili, e il richiamo a figure di santi come Zelia Martin e Maria Beltrame Quattrocchi, esempi concreti di una maternità vissuta come dono totale. Il messaggio emerso è chiaro: la comunità ecclesiale è chiamata a offrire non solo principi, ma storie vive, capaci di riaccendere la speranza.
Uno sguardo al futuro
A chiudere l’incontro, le parole di don Domenico Cinque, rettore del Santuario, che ha saputo raccogliere il senso della serata: Maria emerge come una donna e una madre profondamente vicina alla vita concreta di ciascuno. Don Mimmo ha anche sottolineato l’importanza che tutti possano avere un cuore materno capace di accorgersi delle difficoltà dei fratelli più bisognosi.
Con questo appuntamento si conclude il ciclo triennale dedicato alla donna, ma si apre già uno sguardo al futuro, con la possibilità di un nuovo percorso spirituale, forse dedicato alla figura di san Giuseppe. Un cammino che continua, nel segno di quella parola semplice e rivoluzionaria che ha attraversato tutta la serata: sì.
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E' proprio così. Grazie per aver scritto questo articolo "non inclusivo". Oggigiorno ci vuole un certo coraggio per dire e…
Ma cosa centra l'albero dei fichi?? Perchè non viene chiarito questa circostanza? grazie
Grazie del bell'articolo, puntuale e preciso. Siamo giunti a questo punto perché le premesse c'erano già tutte a partire dalle…