Briciole di Vangelo - Tempo di Pasqua

8 Maggio 2026

Credere nell’amore

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 15,12-17

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Il commento

Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (15,12).

Possiamo leggere queste parole da due punti di vista. Da una parte contengono un annuncio consolante e dall’altra consegnano un impegno esigente. È bello sapere di essere infinitamente amati da Gesù. Per Teresa di Lisieux è questo il passaggio decisivo. In una poesia dedicata al Sacro Cuore scrive: “Un cuor caldo di tenerezza cerco, / che sostegno mi sia senza ricambio, / che tutto di me, debolezza inclusa, / ami e giorno e notte non m’abbandoni”. Nessuna creatura può corrispondere al suo desiderio. Solo Gesù: “Per rapirmi il cuore, / fatto mortale tu versasti il sangue! / E tu vivi per me ancor sull’Altare” (Al Sacro Cuore di Gesù: P 23, 4-5).

La coscienza di essere amati è la premessa per amare i fratelli secondo la misura che noi abbiamo ricevuto dal Signore. È una parola molto impegnativa che supera di gran lunga quello che l’uomo può fare con le sue forze. Quel “come” ci mette a disagio, indica una non misura che supera ogni nostra capacità. Da questo punto di vista siamo e saremo sempre debitori.

Papa Leone oggi viene a Pompei, nel primo anniversario della sua elezione: consegnerà alla Madonna del Rosario il suo pontificato. Parlerà certamente anche della pace. Quella che tutti siamo chiamati a costruire, come ha detto al termine del Rosario recitato nella basilica di san Pietro:

non meno grande è la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. La preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. […] Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!” (11 aprile 2026).

È questa la preghiera che oggi consegniamo alla Santa Vergine.



Briciole di Vangelo

di don Silvio Longobardi

s.longobardi@puntofamiglia.net

“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.


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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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