Il Papa nell’omelia a Pompei: “Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte”

Nella mattinata di venerdì 8 maggio, Papa Leone XIV ha celebrato la messa nel Santuario della Madonna di Pompei, nel giorno in cui ricorre anche il primo anniversario dalla sua elezione come pontefice. “Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso”. Queste alcune delle le parole pronunciate davanti ai fedeli accorsi per partecipare alla celebrazione.

Lo ha accolto un popolo festante, nella mattina di venerdì 8 maggio, quando, in occasione della Festa della Madonna di Pompei, Papa Leone XIV ha raggiunto il grande santuario, un luogo molto importante della spiritualità mariana, conosciuto in tutto il mondo, legato all’apostolato di Bartolo Longo e della consorte Marianna Farnararo De Fusco Longo, vissuti a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo.

È soprattutto grazie alle opere e alla spiritualità di questo luogo se si è diffusa in tutto il mondo la preghiera del Rosario e la devozione alla Madonna del Rosario.

Oggi, 8 maggio, giorno in cui la Chiesa ricorda la Vergine di Pompei, ricorre anche il primo anniversario dall’elezione di Papa Prevost, che alle ore 10.30 ha celebrato la Santa Messa nella Piazza dedicata al fondatore, Bartolo Longo.

Sono trascorsi 150 anni esatti dalla deposizione della prima pietra del Santuario e Papa Leone ha voluto ricordare proprio questo avvenimento, ovvero come tutto ebbe inizio.

Per sottolineare l’importanza del luogo, Leone XIV ha richiamato il fatto che, quando San Giovanni Paolo II indisse l’Anno del Rosario – l’anno prossimo si compirà un quarto di secolo: “lo volle porre in modo speciale sotto lo sguardo della Vergine di Pompei”.

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Il Papa ha messo l’accento sulla difficile situazione internazionale, segnata da gravi conflitti: “I tempi da allora non sono migliorati. Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso”, perché, ha tenuto a ribadire, “la pace nasce dentro il cuore”.

Govanni Paolo II, nel 1986, aveva radunato ad Assisi, nel mese di ottobre, quando la Chiesa ricorda la Memoria di San Francesco, i leader delle principali religioni, esortando tutti a pregare per la pace. Leone XIV, che ha a cuore la stessa intenzione, ricorda: “In diverse occasioni anche recenti, sia Papa Francesco che io abbiamo chiesto ai fedeli di tutto il mondo di pregare per questa intenzione”.

Per Leone XIV è necessario “Oggi come ai tempi dell’antica Pompei” “annunciare Cristo a una società che si va allontanando dai valori cristiani e ne smarrisce persino la memoria”.

E se la cronaca ci presenta quotidianamente immagini di morte alle quali, per il Santo Padre, “non possiamo rassegnarci”. E afferma: “Da questo Santuario, la cui facciata San Bartolo Longo concepì come un monumento alla pace, oggi eleviamo con fede la nostra Supplica. Gesù ci ha detto che tutto può ottenere la preghiera fatta con fede. E San Bartolo Longo, pensando alla fede di Maria, la definisce ‘onnipotente per grazia’. Per sua intercessione, venga dal Dio della pace un’effusione sovrabbondante di misericordia, che tocchi i cuori, plachi i rancori e gli odi fratricidi, illumini quanti hanno speciali responsabilità di governo”.




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