Un Papa che risveglia la fede. Le parole più importanti del pontificato di Leone XIV
Foto derivata da: Edgar Beltrán, The Pillar, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
Un anno fa gli occhi del mondo erano puntati sul comignolo della Cappella Sistina, in attesa di vedere la fumata bianca. Un’attesa orante, nello stesso giorno in cui da 140 anni il popolo credente eleva una speciale Supplica alla Madonna del Rosario. Una coincidenza imprevedibile e provvidenziale. A distanza di un anno, l’uomo che quel giorno si affacciò per la prima volta dalla loggia della più famosa basilica del mondo, viene a Pompei per consegnare alla Santa Vergine il suo pontificato. Anche se indossa la veste del Pastore che, con l’autorità di Cristo riunisce e guida la Chiesa universale, viene come un umile pellegrino. Anche se tutti aspettano da lui una parola autorevole in un tempo in cui non mancano le tempeste, lui chiederà alla Madre di insegnargli le parole da dire, quelle che donano a tutti la luce di Dio.
Non è mai facile tracciare il bilancio di un pontificato, non solo perché un anno è davvero poco ma anche perché lo spettro delle problematiche che il Papa deve affrontare è davvero molto ampio. E di conseguenza il suo magistero tocca i temi più diversi. Impossibile tentare una sintesi. A leggere i titoli dei mezzi di informazione e le stringate sintesi dei vaticanisti radio-televisivi si ha l’impressione che il Papa affronti solo temi sociali.
In realtà un altro è il focus che motiva e accompagna il ministero del Pontefice. Papa Leone ha voluto richiamarlo nelle parole che, in modo informale, ha rivolto ai giornalisti durante il volo che ha concluso il suo recente viaggio in alcuni Paesi africani:
“Ogni viaggio è soprattutto un viaggio apostolico, pastorale, per trovare, accompagnare e conoscere il popolo di Dio. Molte volte l’interesse è piuttosto politico: che dice il Papa su un tema o un altro tema? Perché non giudica il governo in un Paese o in un altro? E ci sono tante cose da dire certamente: ho parlato di giustizia e ci sono temi… Ma quella non è la prima parola. Il viaggio è da interpretare soprattutto come un’espressione della volontà di annunciare il Vangelo, di proclamare il messaggio di Gesù Cristo” (23 aprile 2026).
Una sottolineatura semplice che dovrebbe essere scontata per il credente. Purtroppo non è così! Qualche anno fa, con la lucidità e la saggezza che hanno accompagnato il suo magistero, Benedetto XVI ha proposto un’osservazione interessante:
“Capita ormai non di rado che i cristiani si diano maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, continuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti, questo presupposto non solo non è più tale, ma spesso viene perfino negato. Mentre nel passato era possibile riconoscere un tessuto culturale unitario, largamente accolto nel suo richiamo ai contenuti della fede e ai valori da essa ispirati, oggi non sembra più essere così in grandi settori della società, a motivo di una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone” (Porta fidei, 2).
È questo, mi pare, la questione centrale anche per Papa Leone: sollecitare il popolo di Dio a ritornare alle origini dell’esperienza di fede, quella che nasce dall’incontro con Cristo e testimonia che solo in Lui trova risposta quel desiderio di felicità che dimora in ogni uomo. Il primo a fare questo cammino è lui stesso. Incontrando la Curia romana, nei primi giorni del suo pontificato, Papa Leone ha confidato che il suo ministero sulla cattedra di Pietro consiste nel ripetere le parole pronunciate dall’apostolo sul lago di Tiberiade: “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene” (24 maggio 2025).
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Nel salutare i giovani che arrivavano a Roma da ogni parte del mondo per vivere il loro Giubileo, Papa Leone ha detto: “Auspico che esso sia per ciascuno un’occasione per incontrare Cristo ed essere da Lui rinsaldati nella fede e nell’impegno di seguirlo con coerenza” (27 luglio 2025). Ciò che la Chiesa deve fare oggi, prima e più di ogni altra cosa, è favorire l’incontro con Dio. Non un Dio del passato, non il Dio dei valori ma un Dio presente nella storia, un Dio che si fa vedere.
Si parte da Gesù Cristo. Nella liturgia di insediamento sulla Cathedra Romana (25 maggio 2025), Papa Leone ha ricordato queste parole del suo antico predecessore, san Leone Magno, vescovo di Roma nel quinto secolo: “Tutto il bene da noi compiuto nello svolgimento del nostro ministero è opera di Cristo; e non di noi, che non possiamo nulla senza di lui, ma di lui ci gloriamo, lui da cui deriva tutta l’efficacia del nostro operare”. Ai vescovi ha ricordato che tante volte i Pastori si trovano ad affrontare “situazioni dolorose che sembrano senza via d’uscita”. E tuttavia, ha aggiunto, “è proprio in quei momenti che può meglio manifestarsi come il nostro credere e il nostro sperare non vengano da noi, ma da Dio” (25 giugno 2025).
Se tutto parte da Cristo, il primo e più importante compito della comunità ecclesiale, di tutti e di ciascuno, è quello di “testimoniare la fede gioiosa in Cristo Salvatore” (9 maggio 2025). Anche ai cattolici che vivono in Turchia ha raccomandato di “testimoniare con gioia il Vangelo e di guardare con speranza al futuro” (28 novembre 2025). E così pure ai giovani libanesi, prigioniero di un conflitto che sembra azzerare ogni speranza:
“Mi avete chiesto dove trovare il punto fermo per perseverare nell’impegno per la pace. Carissimi, questo punto fermo non può essere un’idea, un contratto o un principio morale. Il vero principio di vita nuova è la speranza che viene dall’alto: è Cristo!” (1° dicembre 2025).
Se Cristo è al centro, indiscusso protagonista della storia, tutti gli altri, a cominciare dal Papa, sono soltanto umili operai di una storia che un Altro costruisce. Questo stile, che purtroppo non appartiene alla sensibilità più comune, a giudizio di Papa Leone, è “un impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato” (9 maggio 2025). Tutti guardano al Papa e lui invita a guardare verso Cristo.
“Risveglia in noi la fede”, cantiamo in un inno liturgico. È questo il punto di partenza e il criterio che misura ogni opera ecclesiale. “Se il cibo e il vestito sono necessari per vivere, la fede è più che necessaria, perché con Dio la vita trova salvezza” (11 gennaio 2026). Sono parole che Papa Leone ha rivolto ai genitori durante la liturgia del battesimo. Sono parole che ricordano a tutti, anche ai Pastori della Chiesa, qual è il centro e il cuore del cristianesimo.
Ha iniziato il pontificato in un giorno dedicato alla Vergine. Nel segno di Maria. Sette mesi dopo nel giorno dell’Immacolata ha rivolto alla Madre di Dio una struggente preghiera:
“Intercedi per noi, alle prese con cambiamenti / che sembrano trovarci impreparati e impotenti. / Ispira sogni, visioni e coraggio, / tu che sai più di chiunque altro che nulla è impossibile a Dio, / e insieme che Dio non fa nulla da solo” (8 dicembre 2025).
Abbiamo bisogno di una Madre che ci prende per mano, con quella tenerezza tutta femminile, e ci doni il coraggio di vivere ogni scelta a partire dalla fede e nella luce della fede.
Robert Francis Prevost, primo Papa statunitense e primo appartenente all’Ordine di Sant’Agostino a salire al soglio pontificio. Nato nel 1955, ha scelto il nome di Leone XIV e si è presentato al mondo come Vicario di Cristo proprio la sera dell’8 maggio, giorno in cui la Chiesa celebra la Madonna di Pompei.
Due anni prima della sua elezione, Papa Francesco lo aveva chiamato a Roma affidandogli incarichi di grande responsabilità: la guida del Dicastero per i Vescovi e la presidenza della Pontificia Commissione per l’America Latina. Oggi Leone XIV regge il 267° pontificato nella storia della Chiesa, raccogliendo un’eredità spirituale e pastorale significativa.
Tra i tratti distintivi del suo magistero emerge con forza il tema dell’unità tra i cristiani, profondamente radicato nella sua spiritualità agostiniana. Il suo motto episcopale, “In Illo uno unum”, tratto da sant’Agostino, esprime chiaramente questa visione: pur essendo molti, i cristiani sono chiamati a essere uno solo in Cristo. Le divisioni, soprattutto nel continente americano da cui proviene, rappresentano per lui una ferita ancora aperta.
Leone XIV si definisce un uomo del popolo e interpreta la propria vocazione in chiave missionaria: annunciare il Vangelo nella quotidianità, nei luoghi concreti della vita.
In questo primo anno di pontificato ha fatto propria con decisione l’urgenza, già sottolineata da Papa Francesco, di lavorare instancabilmente per la pace. Fin dal primo discorso, ha invitato a costruire ponti, a cercare punti di incontro e a favorire il dialogo tra popoli segnati dalla guerra, offrendo il sostegno della Santa Sede nei processi di mediazione.
La sua visione è racchiusa in un’espressione particolarmente significativa: “una pace disarmata e disarmante”, una pace che nasce da Cristo e che la Chiesa è chiamata a testimoniare soprattutto nei contesti più feriti dai conflitti.
Nel corso dei primi mesi del suo pontificato ha affrontato numerosi temi: l’importanza dell’educazione, la centralità del Vangelo, la compassione come cifra autentica del cristiano, la responsabilità personale e la custodia del Creato, in continuità con il suo predecessore. Ha inoltre insistito sull’universalità dell’amore di Gesù, capace di abbracciare ogni uomo senza distinzione. Papa Prevost difende con coraggio e senza mezzi termini la dottrina della Chiesa sul matrimonio, quale unione, aperta alla vita e indissolubile, tra un uomo e una donna, sulla vita nascente e sulla dignità del malato fino al suo ultimo respiro. Ha ripreso il tema dell’adozione spirituale del concepito, a sottolineare che ogni vita è importante dal suo primo istante.
Tra gli interventi più incisivi spicca quello pronunciato durante il suo ultimo e recente viaggio in Camerun, dove ha denunciato con parole forti le ingiustizie globali, affermando che “il mondo è devastato da una manciata di tiranni”.
Negli ultimi tempi, il Pontefice è stato anche oggetto di critiche da parte di Donald Trump, che lo ha definito debole. Leone XIV ha scelto di non alimentare polemiche, ribadendo con fermezza che la sua posizione non è politica, ma evangelica: radicata nei valori del Vangelo e orientata alla pace, alla giustizia e alla dignità di ogni persona.
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