10 Maggio 2026
L’unico mio bene
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,15-21
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Il commento
“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (14,15).
Nel Vangelo vi sono parole che risplendono come stelle nella notte, come quelle che introducono il brano evangelico che oggi meditiamo. Sono parole da conservare come perle preziose, schegge luminose che indicano il cammino anche quando tutto è avvolto nell’oscurità.
Gesù insegna che tutto parte dell’amore, chi cammina nell’amore accoglie e vive i comandamenti come un dono che viene dal Cielo. È bene però sottolineare il pronome: “se amate me”. È Gesù il centro e il cuore della fede. Con lo sguardo rivolto a Lui possiamo ripetere le parole del salmista: “Il mio Signore sei tu, solo in te è il mio bene” (Sal 16,2). Da questo amore, cioè quello rivolto a Gesù, scaturisce tutto il resto. Se manca questo amore, le buone intenzioni rischiano di diventare fragili illusioni. Al contrario, in forza di questo amore, tutto diventa possibile, anche quello che a prima vista appare pesante. Nella luce di questo amore possiamo dare valore a tutti gli altri impegni, anche quelli più semplici e apparentemente banali.
Sant’Agostino sintetizza così l’esperienza di fede: “Il bene per me è aderire a Dio; questo è tutto il bene” (Commento ai salmi, 72,34). Credere significa cercare, trovare e amare Gesù. Se lo amiamo in quanto Figlio di Dio, faremo una viva esperienza della santa Trinità, secondo la promessa di Gesù: “io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre” (14,16).
Teresa di Lisieux ha amato Gesù con la passione di una donna perdutamente innamorata: “È solo a te, Gesù, che io m’afferro e, correndo, fra le tue braccia affondo” (Solo Gesù: P 36, 3). Ed ha insegnato a fare altrettanto, scrive infatti alla cugina Maria Guérin: “Il tuo cuore è fatto per amare Gesù, per amarlo appassionatamente; prega molto, affinché gli anni più belli della tua vita non trascorrano in timori immaginari” (LT 92, 30 maggio 1889). Queste parole oggi sono rivolte a noi. Chiediamo la grazia di custodirle e di metterle in pratica.
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).



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