CORRISPONDENZA FAMILIARE

Fino alle porte del Cielo e… oltre. Il Giubileo nuziale

11 Maggio 2026

Alcune settimane fa ho inviato la lettera che segue ad un gruppo di sposi che si preparavano a celebrare il Giubileo nuziale, invitandoli a vivere un ritiro residenziale nella cornice di un monastero. Una sosta preziosa per rileggere il cammino coniugale e rinnovare il proprio eccomi con la consapevolezza che ogni appuntamento della vita è solo una tappa di un pellegrinaggio che troverà il suo sigillo nella beata eternità. Oggi condivido con voi alcune riflessioni che ho proposto all’inizio del ritiro, sono suggerimenti utili anche per tutti gli sposi che si preparano a vivere il loro anniversario.

Cari amici, 

voi sapete con quanta insistenza ho invitato gli sposi a celebrare ogni anno l’anniversario di matrimonio ogni anno e ho chiesto di preparare questo appuntamento con un tempo adeguato di discernimento in modo che la celebrazione, anche quella annuale, sia il punto di arrivo di un cammino coniugale e familiare. 

In questa cornice la celebrazione del giubileo coniugale assume un particolare valore, diventa una tappa ancora più significativa del proprio cammino, invita ciascuna coppia a rileggere, davanti a Dio, la propria esperienza per rendere grazie e chiedere grazia, per riconoscere l’amore ricevuto e donato e, non ultimo per impegnarsi a vivere con maggiore disponibilità la vocazione nuziale a servizio del Regno. 

Per accompagnare e favorire questo cammino di discernimento la Fraternità vi offre un cenacolo in cui, nel silenzio della preghiera, avete la possibilità di vivere una sosta provvidenziale per rileggere il proprio cammino nella storia di Dio e verificare in che misura la fede e la preghiera hanno accompagnato e sostenuto l’amore coniugale. […] 

Ogni sacerdote è chiamato a rinnovare ogni anno il proprio impegno, anzi due volte l’anno: nella Messa Crismale e nel giorno in cui è stato consacrato presbitero. Anche gli sposi dovrebbero fare altrettanto: nella Messa della Santa Famiglia e nel giorno delle nozze. Questi appuntamenti devono diventare un passaggio significativo nel cammino coniugale e familiare.

Rinnovare le promesse del matrimonio è una lieta consuetudine nella vita di una coppia e dell’intera famiglia, una tappa che alimenta la comunione e la gioia della casa perché non solo conferma l’amore, cioè lo rende più saldo, ma lo rinnova, lo rende nuovo. Per vincere la trappola del quotidiano – che veste di grigio anche le cose più belle – abbiamo bisogno di vivere eventi che permettono, e quasi ci obbligano, a togliere la polvere che copre l’originaria bellezza. 

L’anniversario è come un ponte che unisce il passato e il futuro. Da una parte invita a far memoria del cammino già vissuto; e dall’altra chiede di guardare ai giorni che verranno. Ogni anniversario è ricco di ricordi e di promesse. Vi sono quelli che rileggono il passato con rimpianto e il futuro con timore. La fede invece genera gratitudine per quanto ricevuto e fiducia per quello che il buon Dio vorrà ancora donare. Passato e futuro s’intrecciano costantemente nella vita di una famiglia. La fede intreccia memoria e speranza, la gratitudine per quanto già ricevuto e l’impegno per quanto ancora resta da fare.

Solo chi ritrova le radici, trova anche il coraggio di andare più lontano. 

Sono in te tutte le mie sorgenti”, dice il salmista contemplando Gerusalemme. Gli sposi possono ripetere le stesse parole in riferimento a Colui che nel giorno nuziale ha sigillato e fortificato per sempre i loro sentimenti, facendo della loro unità un segno visibile del suo eterno amore. Celebrare l’anniversario significa perciò tornare alle origini, immergersi nuovamente in quella grazia che ha purificato e illuminato il loro amore, sincero ma anche fragile. 

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Ripensare la propria storia significa anche ricordare e, alla luce degli anni, comprendere ancora meglio gli errori. Possiamo e dobbiamo farlo con quello sguardo di misericordia che non cancella gli errori ma non li trasforma in una catena che imprigiona la speranza. Felice colpa, cantiamo nella Veglia pasquale. La liturgia non intende canonizzare il peccato ma annuncia che la misericordia di Dio trasforma tutto, anche il male. A volte gli errori pesano e possono anche suggerire tristezza e scoraggiamento. In questo caso, per non cadere nella trappola del maligno, occorre domandare a Dio la grazia di una vera conversione: “conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati” (1Pt 4,8). Così scrive l’apostolo Pietro. 

Celebrare l’anniversario significa prendere coscienza, in modo sempre più intimo e profondo, della grazia ricevuta ma anche della responsabilità di farla fruttificare. L’anniversario fa parte di una storia che cresce. Non sappiamo quali passi siamo chiamare a fare ma sappiamo che la fede non va in pensione e non ci fa andare in pensione.

Ogni anniversario è un invito a sfogliare il calendario della vita per rileggere la storia vissuta e i passi compiuti. Ma è anche un invito a contemplare la meta del nostro pellegrinaggio. Chiediamo al Signore di custodire questa certezza e di poter giungere all’appuntamento con Lui, non per i nostri meriti ma per sua misericordia. La celebrazione del giubileo non è solo una conferma gioiosa e grata del cammino compiuto ma chiede un nuovo sì, non rappresenta la medaglia al valore ma un nuovo inizio perché Dio è sempre pronto a far nuove tutte le cose (Ap 21,5). 

Giunto al termine della vita, l’apostolo Paolo può scrivere con legittima fierezza: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede” (2Tm 4,7). Sono parole che possiamo pronunciare in ogni passaggio della nostra esistenza, almeno nei passaggi più significativi. È bello rileggere il proprio cammino, soprattutto quando gli anni cominciano ad accumularsi, è bello ripensare i sogni della giovinezza per scoprire in che misura il buon Dio ha tracciato una strada, dando molto di più di quello che avevate chiesto. 

A differenza di Paolo, Teresa di Lisieux avrebbe scritto: “ho conservato l’amore”. Per lei, infatti, l’amore è tutto e tutto acquista valore nell’amore. Nel solco di questa Santa, “esperta nella scienza dell’amore”, come l’ha definita Giovanni Paolo II, custodite l’amore e custoditevi nell’amore. Fino alla fine. Fino alle porte del Cielo e… oltre. 




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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