Alfonso, polvere e stelle: quando un Santo del ‘700 ti legge dentro
Ci sono sere in cui entri in una sala pensando di presentare un libro e ne esci con la sensazione che quel libro, in realtà, abbia presentato te a te stessa. È quello che è successo l’11 maggio ad Angri, durante il talk dedicato ad “Alfonso, polvere e stelle”, l’ultima fatica letteraria della professoressa Filomena Sacco. Siamo nel cuore della XV Settimana del Diritto alla Famiglia, un contenitore che quest’anno ci sfida a costruire il futuro dell’accoglienza. Ma per accogliere gli altri, bisogna imparare anche ad accogliere le proprie inquietudini. Ed è qui che entra in gioco lui: Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.
Quando ho preso in mano il testo di Filomena, ho capito subito che non mi trovavo davanti a una biografia polverosa. L’autrice ha fatto un esperimento davvero bello: ha viaggiato nel tempo per intervistare il Santo. Ma non gli ha chiesto date o dottrine; gli ha fatto le domande di chi vive una vita frenetica, di chi a volte si sente “spento” o demotivato nonostante i mille impegni.
Mentre leggevo, mi sembrava di camminare tra i vicoli della Napoli del Settecento, sentendo gli odori e i rumori del tempo, fino a trovarmi faccia a faccia con quel “vecchietto” geniale. Mi sono resa conto che le risposte di Alfonso non parlavano solo a Filomena, ma parlavano a me. Parlavano a tutti noi.
Durante il talk, abbiamo “torchiato” Filomena su temi scomodi. Abbiamo parlato del rapporto difficile di Alfonso con il padre: come si fa a dire di no a chi ti ama e ha già pianificato il tuo futuro (magari come avvocato di grido) senza sentirsi una nullità? Alfonso ci insegna che la fedeltà a se stessi è la prima forma di obbedienza a Dio.
E poi il tema del “multitasking”. Alfonso era un genio: dipingeva, scriveva le hit di Natale che cantiamo ancora oggi (come Tu scendi dalle stelle), era avvocato, politico, architetto e musicista. Eppure, non è impazzito. Il segreto? Portare Dio dentro ogni singola azione quotidiana. Come ha sottolineato Filomena, Alfonso non ha mai “spersonalizzato” i suoi talenti, ma li ha messi a frutto tutti per un fine più grande.
Una delle provocazioni che più ha colpito i giovani presenti in sala e quelli collegati in streaming è stata quella sul fallimento. Alfonso, nobile e ricco, perde una causa e decide di ricominciare da zero a 27 anni. Oggi, a quell’età, il mondo ti dice che sei già vecchio se non hai ancora “sfondato”. Invece, Filomena ci ha raccontato di un uomo che scopre la vera libertà proprio quando perde le sue sicurezze. Ci ha ricordato che non è mai troppo tardi per cambiare università, lavoro o prospettiva, perché “Dio lavora nell’ombra molto più che nella luce abbagliante”.
Le parole conclusive del libro, che ho voluto leggere in sala, sono state un balsamo per molti: «Non sei spenta, sei solo in attesa dell’alba. E l’alba arriva sempre per chi ha il coraggio di restare al proprio posto, offrendo a Dio anche il proprio sentirsi sbagliato».
Uscendo dalla sala Gioacchino Illiano, ho guardato i volti dei ragazzi e degli adulti presenti. C’era una luce diversa. Forse perché abbiamo scoperto che la santità non è non sbagliare mai, ma è imparare un po’ alla volta ad entrare in una relazione vera, appassionata e senza misure con quel Dio che, come ama dire Filomena, è pazzo d’amore per te. E improvvisamente, anche la polvere inizia a brillare.
Se vi siete persi la serata, potete recuperare la diretta sul canale YouTube di Punto Famiglia. Il viaggio tra polvere e stelle è appena iniziato.
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