Una canzone per i bimbi nati in cielo. Perché la vita vale dal primo istante
Lui è Marco Mammoli, autore del famoso inno ufficiale della GMG di Roma del 2000, Emmanuel. Recentemente ha composto una canzone speciale: “Battiti d’amore vero”, dedicata ai figli nati direttamente in cielo. Il nuovo brano nasce da una collaborazione inaspettata, ossia quella tra la scrittrice e blogger cattolica Fabrizia Perrachon e questo cantautore di Christian music. Li abbiamo intervistati e ci hanno dato degli spunti interessanti. Il loro obiettivo? Onorare la vita di questi piccoli, in un mondo dove la cultura della vita è spesso messa in discussione.
Fabrizia, cominciamo da te: come è nato questo progetto? L’idea, le parole?
Tutto è iniziato nel novembre 2024 quando, per l’ennesima volta, mi sono detta: «Una canzone d’amore per i bambini nati in Cielo non esiste. È giunto il momento che faccia qualcosa anche in questa direzione»; così, di getto, ho buttato giù parole e frasi, pensando che – dovendo essere cantate – avrebbero dovuto essere incisive e semplici, ritmiche e agili, profonde e melodiche nello stesso momento; mentre la penna andava, quasi da sola, provavo a canticchiarmele, per capire se potessero funzionare. Amore immenso e precisione chirurgica si sono prese a braccetto in questa lode per e con tutti i piccoli nati Lassù.
E poi? Come si è arrivati al pezzo finito?
Il viaggio è stato lungo quanto emozionante. Pur amando e ascoltando parecchia musica, non sono certo una cantante professionista, quindi avevo bisogno di voce, note e musicisti affinché il testo diventasse effettivamente una canzone. Nel marzo 2025 ho lanciato un appello sulle mie pagine social chiamato “AAA cercasi”: mi hanno risposto in molti ma, non saprei razionalmente nemmeno spiegare come, mi sono sentita pienamente serena quando Marco Mammoli ha risposto positivamente alla mia richiesta. È nata subito tra noi una meravigliosa sintonia professionale nonché una bellissima amicizia basata sui valori cristiani, a partire innanzitutto dall’amore per questi bambini così dimenticati: i piccolini nati in Cielo. Senza dimenticare la realizzazione artistica di Michele Rosati, chitarrista eccezionale nonché grande amico di Marco, che ha saputo mettere l’anima in ogni movimento sulle corde dello strumento.
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Marco, come hai reagito alla chiamata di Fabrizia? Te l’aspettavi?
No, non me l’aspettavo! Però in ogni richiesta che mi arriva lascio decidere il Signore per me, e, se arriva, c’è sempre un motivo. Poi, certo, ci devono anche essere ovviamente tutte le condizioni, sia logistiche che di sintonia. Dopodiché, se ci sono tutti questi fattori, io la prendo come qualcosa, una Grazia, che arriva e che devo in qualche modo approfondire. Ecco, con Fabrizia è successo questo. Fabrizia conosce perfettamente sulla sua pelle, lei e suo marito Dario conoscono perfettamente sulla loro pelle questo mondo, questa esperienza dove ci sono questi fratelli e sorelle non nati che sono saliti direttamente in Cielo e ai quali dobbiamo assolutamente rivolgere il nostro sguardo. È un aspetto a cui non ho pensato molto spesso, ma evidentemente il Signore ha voluto che questo sguardo, questa attenzione fossero rivolti anche a coloro che, pur non essendo nati, sono in Cielo e sono presenti, pregano, vivono e gioiscono della beatitudine del Paradiso con Cristo. Quindi non mi aspettavo di entrare, di immergermi in questo mondo ma mi ha fatto molto piacere che questa opportunità mi sia stata offerta. È una realtà che sto scoprendo ora, è una realtà bellissima, è una realtà che dà molta speranza e che ci fa capire che la vita non finisce qui, ma continua in un modo meraviglioso, che noi non possiamo neanche immaginare!
Fabrizia, com’è lavorare con un cantante cattolico così conosciuto come Marco Mammoli?
Un’emozione, una gioia, un onore e una sorpresa continua! Quando, nel 2000, è uscito il suo “Emmanuel” (l’inno ufficiale della XV Giornata Mondiale della Gioventù, GMG, di Roma), avevo quindici anni e mezzo e non avrei mai creduto che, un giorno, proprio Marco avrebbe cantato una mia canzone … Dio è così: ci sorprende sempre, come solo Lui può fare!
Marco, come si arriva alle note, alla musica, alla canzone “finita”? Spiegaci le tappe di questo percorso
Come si arriva a creare la musica? Intanto bisogna entrare nel cuore: Fabrizia mi ha girato il testo e parlando poi ovviamente anche con lei sono arrivato al cuore della canzone. Io mi limito a immaginare e a portare, a trasformare quel messaggio in note, in musica, in armonia e in tutte quelle sensazioni che la musica deve portare, che deve comunicare, che quel testo deve comunicare. Ci si arriva… più che altro è questione di sensibilità. Prima ascolti il messaggio che tu percepisci, con il tuo stile ovviamente, con le tue sensibilità; dopo che ne hai raggiunto il cuore, cerchi di trasformarlo in musica. Solitamente faccio così: sento, ascolto e cerco di trasformare in musica quel testo che deve comunicare determinate emozioni.
Fabrizia, la data d’uscita della canzone ha un significato profondo, vero?
Sì, decisamente. Il 13 aprile è il giorno cui – nel 2012 – mio marito ed io ci siamo sentiti dire «Non c’è più battito». A distanza di quattordici anni, quella sentenza di morte è diventata un canto d’amore, una preghiera in musica, una lode che unisce il Cielo e la terra nella consapevolezza che niente può interrompere il legame con i nostri figli perché tutti facciamo parte dello stesso onnipotente ed eterno abbraccio del Padre. Come amo ripetere, la chiave per comprendere tutto questo è la Parola di Dio concentrata in questa frase: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21, 5).
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Marco, il ritmo allego, quasi rock, della canzone è una vera sorpresa! È stata una scelta ben precisa?
Il ritmo è stata una scelta ben precisa? Abbastanza, direi! Perché con Fabrizia, appunto, si diceva di far percepire questa energia che questi figli, queste figlie, questi fratelli e sorelle che sono nel Cielo hanno; questa loro presenza allegra, presenza spirituale di beatitudine che hanno. Ecco, questo è quello che ci vogliono comunicare! Quindi sì, l’obiettivo era sicuramente avere un ritmo di questo tipo e, quindi, è stata una scelta voluta.
Fabrizia, come ti sei preparata all’uscita di “Battiti d’amore vero”?
Con tanto lavoro ma, soprattutto, con tanta preghiera. Per la serie “nulla è mai a caso”, la mia santa dell’anno 2026 è Santa Cecilia – tua omonima – nonché patrona della musica religiosa: la firma del Cielo che questa canzone s’ha da fare! Ho frequentato poi un corso di canto corale, in modo da capire un po’ meglio questo mondo meraviglioso, che avevo sempre solo vissuto come ascoltatrice; e, infine, chiedendo a tantissime persone di accompagnare l’uscita con una novena, in particolare con la “Novena a Maria Santissima, Madre dei bambini nati in Cielo”, che ho scritto sempre io, che vede la prefazione del Cardinal Bagnasco e il supporto teologico dei Padri Carmelitani Scalzi del Santuario di Arenzano (GE) e di Don Giulio Gallerani, parroco di Rastignano (BO). Ma questa è un’altra storia, se desideri te la racconto nella prossima puntata!
Marco, cosa significa per te – come credente, come marito e come padre – questa canzone?
Cosa significa per me questa canzone come credente, come marito, come padre? Significa tanto! Sono un padre, quindi provo a immaginare quello che Dario e Fabrizia hanno sentito. Questo figlio, o questi figli, che non li posso toccare, che non posso guardare crescere fisicamente …provo solo a immaginare anche il dolore che c’è stato. Dall’altra parte, però c’è, la fede: e questo, ecco, Fabrizia e Dario sicuramente sono maestri nell’insegnarci che con la fede si può convivere con questo dolore profondo, dolore che causa la separazione da un figlio. La fede è questa chiave che ci dà la speranza, l’unica chiave che ci dà la speranza. Anche, come credente, indubbiamente è questo il cuore del messaggio. Come marito, infine, sicuramente provo a immaginare le varie dinamiche, quante cose Dario insieme a Fabrizia avranno vissuto, perché comunque sono tutti momenti che possono destabilizzare la coppia; pure in questo caso, se non c’è la fede, rischia che crolli tutto. È successo, succede. Grazie alla fede, grazie alla loro fede, Dario e Fabrizia ci hanno dimostrato che, anzi, diventa un punto di forza; e questo è un grande, un grande esempio per tutti noi genitori.
Che dire? Non ci resta che cercare “Battiti d’amore vero” nelle varie piattaforme musicali per ascoltarla e farla conoscere, con tanto affetto e tanta gratitudine a Dio che ha ispirato Fabrizia e Marco nel realizzare qualcosa di davvero unico e speciale. Se può esservi d’aiuto, ecco il link di Youtube: https://youtu.be/NolAXP8Jjtk?si=wjAIAmsuPrMMhP7I
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