Amore a cancellazione gratuita: il “per sempre” è solo pericolosa utopia?

Viviamo in un tempo in cui tutto sembra reversibile, modificabile, “a cancellazione gratuita”. Questa logica, apparentemente rassicurante, ci offre una sensazione di leggerezza: sapere di poter tornare indietro in qualsiasi momento rende più facile scegliere, ma spesso anche più facile non impegnarsi davvero. Se posso cancellare una prenotazione senza conseguenze, organizzo il viaggio con meno ansia… ma anche con meno coinvolgimento. Finché si tratta di uno svago, non è un problema. Ma cosa accade quando questa mentalità si insinua nelle relazioni? Quando anche l’amore diventa qualcosa da vivere “finché conviene”, con una via di fuga sempre pronta?

Nello scenario dell’“amore a cancellazione gratuita”, il “per sempre” finisce per apparire ingenuo, persino rischioso. Eppure, è proprio qui che si gioca qualcosa di profondamente umano. Perché l’amore autentico non cresce nella logica del “finché dura”, ma nella scelta consapevole di restare. 

Eppure, non è qualcosa che si può e si deve imporre dall’esterno. La meraviglia accade quando due persone, libere davvero, scelgono il dono di sé senza riserve. Non per ingenuità, ma perché hanno compreso che tipo di amore merita l’altro e che amore sono capaci di dare. Non per costrizione, ma per decisione. Senza tenere nascosto un piano B, senza vivere l’altro come un’opzione tra le tante, ma come qualcuno per cui vale la pena esporsi fino in fondo.

Non tutti riescono a cogliere la bellezza di questa prospettiva, complici storie tragiche, in cui dei matrimoni sono naufragato o si sono trasformati in delle prigioni. Perché dobbiamo ammetterlo: e relazioni possono diventare un inferno. E allora si scappa dal “per sempre”: meglio amare per sempre solo sé stessi, o al massimo i genitori, i fratelli.

Saranno state storie drammatiche di amori falliti ad attirare tanto astio verso Sal Da Vinci, che ha vinto il Festival di Sanremo con “Per sempre sì” e ora si trova all’Eurovision a rappresentare l’Italia. Alcuni hanno puntato il dito contro lo stile musicale, giudicato antiquato e poco in linea con un contesto contemporaneo, ma tanti, soprattutto tra le femministe, si sono soffermati sul contenuto del testo. In particolare, da alcune prospettive, la canzone è stata letta come un’esaltazione di una visione patriarcale: la donna vista come “appartenente” all’uomo, legata a lui in modo definitivo, quasi fosse vincolata da una catena invisibile. In quest’ottica, quel “sarà per sempre sì” è apparso più come una minaccia che come una promessa, come a dire: “Adesso non puoi più andare via”.

Ma al di là delle interpretazioni, vale la pena fermarsi proprio su quell’espressione: per sempre. È davvero un’illusione pericolosa? Oppure è un desiderio profondo che abita il cuore umano? Viviamo in un tempo in cui tutto sembra reversibile, modificabile, “a cancellazione gratuita”. Anche le relazioni rischiano di essere vissute con la stessa logica: finché mi fai stare bene resto, quando diventa difficile me ne vado. In questo scenario, il “per sempre” appare quasi ingenuo, se non addirittura dannoso. Non a caso, qualcuno reagisce con un provocatorio: “Viva il divorzio!”. Perché si afferma che restare intrappolati in una relazione soffocante sia ben peggiore che infrangere una promessa fatta magari con leggerezza, immaturità o scarsa consapevolezza.

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Eppure, tutto cambia se si parte da un presupposto fondamentale: l’amore non è schiavitù. L’amore autentico è dono. Io scelgo liberamente di donarmi. Tu scegli liberamente se accogliere questo dono e, a tua volta, donarti. Non c’è possesso, non c’è costrizione. C’è libertà. E solo nella libertà e nella maturità affettiva può nascere qualcosa che abbia davvero il respiro dell’eternità, senza dover pensare all’uscita d’emergenza.

Il “per sempre”, allora, non è una catena che imprigiona, ma una direzione che si sceglie ogni giorno. Non è una gabbia, ma un cammino condiviso. Diventa possibile solo tra persone interiormente libere, affettivamente guarite, capaci di assumersi la responsabilità di un legame senza viverlo come una perdita di sé. La meraviglia accade quando due libertà si incontrano e, senza annullarsi, decidono di appartenersi in una comunione che profuma della comunione divina, trinitaria. Quando entrambi scelgono, giorno dopo giorno, di donarsi senza clausole. 

Per chi crede, questo cammino trova una forza ulteriore nel sacramento del matrimonio: non come “vincolo” imposto, ma come grazia che sostiene la fragilità umana e rende possibile ciò che, da soli, sarebbe difficile mantenere. Non elimina le crisi, ma offre una radice più profonda su cui costruire e ricominciare. Forse, allora, la vera domanda non è se il “per sempre” sia realistico o meno. Ma se siamo disposti a vivere un amore che non si accontenta del provvisorio. Un amore che non cerca scorciatoie, ma ha il coraggio di crescere, di cambiare, di restare. 




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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