Brain Rot? No, grazie. Non lasciamo “marcire il cervello” dei nostri figli
Brain Rot: marciume celebrale. È un fenomeno digitale che riguarda bambini e ragazzi. Gli esperti invitano a prestare molta attenzione, perché questi video, apparentemente assurdi o privi di significato, sono spesso costruiti per catturare in modo compulsivo l’attenzione dei bambini, aumentando distrazione, impulsività e disregolazione emotiva. In alcuni casi veicolano anche comportamenti irrispettosi o provocatori, presentati come divertenti o innocui. Non mancano, inoltre, contenuti esplicitamente blasfemi: bestemmie, parole offensive e riferimenti inappropriati. Il tutto, attraverso “allegre” filastrocche.
Durante i consigli di classe nella scuola di mio figlio, nel centro Italia, le maestre ci hanno parlato di un fenomeno sempre più diffuso tra ragazzi, adolescenti e persino bambini della scuola primaria: il cosiddetto Brain Rot, letteralmente “cervello che marcisce” o “marciume cerebrale”.
In realtà non si tratta di una moda così recente: da oltre un anno questi contenuti circolano con forza sui social e sulle piattaforme video, ma molti genitori – soprattutto quelli che cercano di proteggere i propri figli da un’esposizione eccessiva agli schermi – ne conoscono ancora poco l’impatto.
Gli esperti invitano a prestare molta attenzione, perché questi video, apparentemente assurdi o privi di significato, sono spesso costruiti per catturare in modo compulsivo l’attenzione dei bambini, aumentando distrazione, impulsività e disregolazione emotiva. In alcuni casi veicolano anche comportamenti irrispettosi o provocatori, presentati come divertenti o innocui.
Non mancano, inoltre, contenuti esplicitamente blasfemi: bestemmie, parole offensive e riferimenti inappropriati vengono inseriti all’interno di filastrocche, tormentoni e canzoncine, rendendoli facilmente memorizzabili e ripetibili anche dai più piccoli.
Risale a luglio 2025 un approfondimento pubblicato su Matrimonio Cristiano, di Antonio De Rosa, in cui si diceva:
Un bambino di quattro anni che bestemmia. Un altro che si sveglia la notte urlando perché un video gli ha detto: “Se non ti iscrivi, tua madre morirà davanti a te”. Non è una leggenda metropolitana. È ciò che sta accadendo, oggi, in molte case e scuole italiane. Il fenomeno si chiama “brain rot” – letteralmente “marciume cerebrale” – ed è il nuovo volto subdolo della manipolazione digitale sui più piccoli. Sotto forma di video apparentemente buffi, colorati, senza senso (squali che ballano, Puffi che cantano, animali con scarpe o aerei), si nascondono contenuti pericolosi: linguaggio volgare, bestemmie, incitazione alla violenza, minacce dirette. E il tutto avvolto in filastrocche ipnotiche e ripetitive che si incollano al cervello, soprattutto a quello ancora in formazione.
Molti genitori non si accorgono di nulla: i bambini sembrano solo divertiti. Ma dietro quella risata c’è una programmazione inconscia. Come ha scritto don Luigi Maria Epicoco,“ciò che entra nel cuore di un bambino non va mai via. Ecco perché bisogna vigilare su ciò che guardano e ascoltano più che su ciò che mangiano.”
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“Ballerina Cappuccina” o “Tralallero Tralalà” sono solo alcuni dei personaggi più noti di questo universo digitale. Si tratta di immagini create e animate con l’intelligenza artificiale: figure surreali e deformate, in cui uomini, animali e oggetti si mescolano dando vita a creature inesistenti, spesso inquietanti e prive di logica.
I ragazzi ne sono fortemente attratti perché questi video sono costruiti su una stimolazione continua e intensa. L’animatore e insegnante di lettere Fabian Mosele ha spiegato a ABC News, come riportato da un articolo di Fanpage, per quali ragioni questi contenuti risultino così coinvolgenti per i più giovani: utilizzano suoni ripetitivi e cantilenanti, facilissimi da imitare e memorizzare, insieme ad atteggiamenti distruttivi, irriverenti e sregolati che fanno sentire i ragazzi “ribelli” rispetto alle regole e agli adulti.
Un esempio apparentemente banale ma significativo è quello della “nonna deformata” che, invece di impastare la pizza sul tavolo con le mani, lo fa per terra, schiacciando l’impasto con i piedi. Scene assurde che però, proprio perché trasgressive e grottesche, diventano virali e imitabili.
Poiché questo linguaggio è estraneo alla maggior parte dei genitori, finisce per trasformarsi in una sorta di codice interno: un mondo parallelo in cui ragazzi e bambini si riconoscono, si sentono parte del gruppo dei pari e prendono le distanze dagli adulti.
Anche la psicologa familiare Cheryl Eskin ha analizzato il fenomeno, definendo questi contenuti “caotici, incomprensibili e divertenti”, quindi perfetti per offrire agli adolescenti ciò che cercano: qualcosa di nuovo, estremo e potenzialmente rischioso.
I contenuti brain rot, che stanno catturando l’attenzione di tanti bambini e ragazzi, possono diventare problematici soprattutto quando spingono a rimanere per ore con gli occhi incollati allo schermo. Secondo gli esperti, un consumo eccessivo può favorire difficoltà di attenzione, sbalzi d’umore, irritabilità e problemi nel rilassarsi o concentrarsi.
Sapere è potere: conoscere questi fenomeni è il primo passo per proteggere i nostri figli. E se persino compagnie aeree e grandi brand stanno iniziando a sfruttare la popolarità di questi personaggi per campagne pubblicitarie e contenuti virali, noi genitori non dobbiamo smettere di ripetere con chiarezza: “Non sulla pelle dei nostri figli.”
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