20 Maggio 2026

Figli di successo ma emotivamente immaturi

Ennesimo colloquio con una mamma: “Non comprendo più mio figlio, è diventato violento sia verbalmente che nei gesti. Eppure a scuola è bravissimo. Qualche giorno fa se non fossi intervenuta avrebbe aggredito suo padre”. La situazione è molto più comune di quanto pensiamo e la cronaca degli ultimi anni ci mette davanti a una verità che preferiremmo non vedere. La violenza tra i giovani cresce, le relazioni affettive diventano fragili, possessive, incapaci di reggere il rifiuto o la frustrazione. Ogni volta che accade la morte di una donna per violenza, ogni volta che un adolescente aggredisce un coetaneo per una parola di troppo o per una storia finita male, la politica e i social reagiscono con slogan, campagne, indignazione rituale. Tutto necessario, forse. Ma insufficiente. Manca un tassello importante. Manca individuare il vero problema e cioè l’immaturità affettiva ed emotiva.

Noi genitori abbiamo imparato a essere efficienti amministratori del futuro dei nostri figli. Li iscriviamo ai corsi migliori, scegliamo scuole prestigiose, inseguiamo competenze, lingue, sport, tecnologia. Ci preoccupiamo del loro successo professionale molto più di quanto ci preoccupiamo della loro capacità di amare, di gestire un rifiuto, di stare nella realtà senza sentirsi crollare. Sappiamo prepararli alla competizione, ma non alla relazione.

La crescita dell’essere umano non è solo fisica o intellettuale. Esiste anche una maturazione affettiva, che riguarda la capacità di entrare in rapporto con gli altri senza dipendenza, senza dominio, senza paura. Questa maturità nasce nei primi anni di vita, dentro l’esperienza concreta dell’amore, della sicurezza, della fiducia. Fin dal grembo materno, un bambino che si sente amato sviluppa autostima. Un bambino accompagnato nelle frustrazioni impara che il desiderio non coincide con il diritto assoluto ad avere tutto. Un bambino educato con fermezza e tenerezza insieme comprende che il mondo non ruota attorno ai suoi impulsi. Oggi invece molti adulti restano emotivamente adolescenti. Incapaci di tollerare l’abbandono. Incapaci di stare soli. Incapaci di distinguere l’amore dal possesso. Persone che cercano nell’altro non un incontro, ma una compensazione alle proprie fragilità irrisolte. E quando l’altro si sottrae, il dolore diventa rabbia, controllo, talvolta violenza.

Dove si impara ad amare bene? Bella domanda. Non certo su TikTok. Non nelle serie televisive. Non in una lezione occasionale a scuola. Lo si impara in famiglia, osservando gli adulti, vivendo relazioni sane, sperimentando limiti, attese, riconciliazioni, rispetto. Per questo è sorprendente che, né nella società civile né nella comunità ecclesiale, nessuno parli seriamente di scuole per genitori.

Abbiamo corsi preparto, consulenze pedagogiche, esperti per l’alimentazione infantile, ma quasi nessun luogo pubblico dove insegnare davvero l’educazione emotiva degli adulti. Eppure essere genitori oggi è enormemente più difficile che in passato: famiglie isolate, ritmi frenetici, modelli culturali confusi, tecnologia invasiva. Molti padri e madri navigano a vista, spesso ripetendo inconsapevolmente ferite ricevute. Una società che investe miliardi nell’istruzione tecnica ma quasi nulla nella formazione affettiva degli adulti non dovrebbe stupirsi se poi raccoglie relazioni malate.

Combattere la violenza sulle donne significa certamente punire i colpevoli e proteggere le vittime. Ma significa anche prevenire. E la prevenzione vera comincia molto prima, nelle case, negli anni in cui un bambino impara se l’altro è una persona da amare o un oggetto da possedere. La vera emergenza educativa del nostro tempo non è soltanto insegnare ai figli come guadagnarsi la vita. È insegnare loro come vivere umanamente. Se non corriamo ai ripari, difficilmente riusciremo ad arginare tutta questa violenza.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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