I dati provvisori forniti dall’Istat per l’anno 2025 tracciano uno scenario preoccupante riguardo al futuro del nostro Paese. Il calo delle nascite è drammatico e la data che compare quasi di sfuggita dentro il Rapporto mi ha particolarmente colpita: anno 1947, l’ultimo anno in cui le nascite erano capaci di garantire il ricambio naturale della popolazione — cioè abbastanza figli da mantenere stabile il numero degli abitanti. L’anno in cui è nato mio padre.
A prima vista sembra un dettaglio tecnico, una nota da demografi. In realtà è una specie di spartiacque simbolico della storia italiana perché significa che l’ultima generazione capace di “sostituire se stessa” è nata immediatamente dopo la guerra, nel Paese più fragile, povero e ferito del Novecento italiano. Dopo di allora, lentamente ma inesorabilmente, qualcosa si è incrinato. Oggi l’Italia registra appena 355mila nascite all’anno: quasi il 40% in meno rispetto al 2008, anno in cui si è avuta una controtendenza. Sei neonati ogni mille abitanti. Il numero medio di figli per donna è precipitato a 1,14, il livello più basso mai registrato. Sono cifre che raccontano un processo ormai strutturale, non una semplice oscillazione temporanea.
Sarebbe interessante capire perché un Paese più ricco, più sicuro e più longevo rispetto al 1947 faccia così pochi figli. La spiegazione economica è reale ma insufficiente. Certo: salari bassi, precarietà, costo delle case, assenza di servizi. Tutto vero. E infatti oltre il 62% degli italiani che rinunciano alla genitorialità dice di farlo per gli ostacoli concreti incontrati lungo il percorso. Eppure gli italiani continuano a desiderare circa due figli. Non siamo davanti a una società che non vuole più bambini. Siamo davanti a una società che non si sente nelle condizioni di permettersi il futuro. La differenza è enorme.
Sono stata sempre convinta che avere un figlio è un atto che contiene una quota di fiducia irrazionale. Nessuno mette al mondo una vita dopo aver risolto tutte le variabili economiche, emotive e sociali. Un figlio è, inevitabilmente, un investimento nel tempo che verrà. Significa avere fiducia. Ora credo che, non a caso, la parola “fiducia”, condivide la stessa radice latina di “fede”. Entrambe vengono da fides: affidarsi, credere, consegnarsi a qualcosa che non si può controllare fino in fondo.
Per decenni abbiamo pensato che la secolarizzazione avrebbe semplicemente ridotto la pratica religiosa, senza modificare troppo il resto. Ma forse insieme alla fede si è consumata anche una più generale capacità di credere nel domani. La generazione del 1947 nasceva fra le macerie vere: città distrutte, fame, lutti, povertà diffusa. Eppure possedeva una forma di fiducia nella Provvidenza che oggi sembra evaporata. Il progresso ha convinto l’uomo che senza Dio può farcela, può avere potere, ricchezza, efficienza eppure proprio mentre aumentavano il controllo tecnico, il benessere materiale e le possibilità individuali, diminuiva la disponibilità ad affidarsi alla vita. È questo il paradosso contemporaneo: più l’uomo moderno si convince di poter governare tutto, meno riesce ad accettare ciò che per sua natura non è governabile.
Joseph Ratzinger aveva intuito questo nodo molto prima che la crisi demografica diventasse evidente. In molti suoi scritti ritorna l’idea che la modernità occidentale abbia sostituito la speranza con la sicurezza. Sembrano sinonimi, ma non lo sono affatto. La sicurezza pretende garanzie; la speranza accetta il rischio. E mettere al mondo un figlio appartiene inevitabilmente alla seconda categoria. Quando l’orizzonte dell’esistenza si restringe al benessere individuale, al presente, all’autorealizzazione personale, tutto ciò che comporta sacrificio prolungato appare meno desiderabile. Un figlio, invece, rompe la logica dell’efficienza: è tempo improduttivo, vulnerabilità, dipendenza, imprevedibilità. In una civiltà costruita sulla performance permanente, la nascita diventa quasi un elemento destabilizzante.
Forse è anche per questo che oggi la denatalità viene spesso affrontata soltanto con categorie economiche. Come se bastassero bonus, incentivi o detrazioni fiscali — pure necessari — a riaccendere qualcosa che riguarda anzitutto l’immaginario collettivo. Ma nessuna società genera futuro solo attraverso misure tecniche. Serve una ragione per credere che il domani non sia semplicemente una minaccia. E questa ragione è Cristo. Senza Dio non possiamo rispondere alla domanda fondamentale sul significato del vivere. Forse la vera povertà contemporanea dipende proprio da qui: manca Dio, manca la Speranza. Senza di Lui non possiamo abitare l’incertezza. È tempo di riscoprirlo. Un figlio, in fondo, nasce sempre da lì: da un atto di fede.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia
Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).



ULTIMI COMMENTI
E' vero che i figli se uno dei genitori rimane fedele sono più sereni e meno aggressivi. Stimano di più…
EDUCAZIONE SANITARIA E quindi fra poco i nostri ragazzi avranno una nuova materia da studiare ed imparare e cioè l'EDUCAZIONE…
E' proprio così. Ho fatto per ben 26 anni Corsi di Educazione Affettivo- Sessuale nelle classi terze medie (il trattino…