Era un automa, oggi sorride di nuovo: storia di una vedova

Per inaugurare questa rubrica, che ci accompagnerà per i prossimi mesi, ho scelto di presentare la testimonianza di Rosaria P., sposa vedova da cinque anni, di Torre del Greco (NA). Dopo aver perso l’amore della sua vita, dopo 33 anni insieme, tra fidanzamento e matrimonio, era diventata come un automa: la sua vita aveva perso colore e sapore. Poi ha incontrato il Signore, specialmente attraverso la Fraternità di Emmaus ed è arrivata la luce. Oggi sorride di nuovo.

Mi chiamo Rosaria. La mia storia d’amore con Mirco è iniziata il 2 luglio del 1994. Abbiamo coronato il nostro sogno: ci siamo sposati dopo 7 anni di fidanzamento; realizzavamo finalmente il nostro progetto di vita e d’amore. Un progetto costruito negli anni e nel tempo, non solo materialmente – la nostra casa – ma un sogno costruito anche spiritualmente. Nel nostro progetto di vita a due, la nostra casa voleva essere un punto di accoglienza per i nostri cari, la nostra famiglia, i nostri amici; e così avevamo progettato anche una cucina molto grande, quale ambiente adatto a contenere tante persone. 

Il nostro è stato un matrimonio pienamente felice, coronato dall’arrivo di due splendide ragazze, che oggi hanno 30 e 25 anni, Stefania e Maria Aurora. Il nostro progetto iniziale era quello di essere una famiglia a immagine dell’amore trinitario di Dio. Abbiamo un magnete a casa, sul frigo, che raffigura proprio la Trinità. Al nostro 25° anniversario di matrimonio abbiamo offerto a tutti come segno questo magnete con la frase: “La famiglia è lo specchio in cui Dio si compiace di ciò che ha creato.” 

Mirco era medico di famiglia, non ha mai smesso di lavorare, non si è mai risparmiato, ha sempre fatto il suo dovere in maniera impeccabile, non ha mai rifiutato una sola visita domiciliare, ha sempre curato gli aggiornamenti degli studi medici, non si è mai tirato indietro. Inoltre, era stato ordinato diacono il 13 maggio 2017 presso il Duomo di Napoli. Era un riferimento per tanti: per la parrocchia, per la famiglia, per gli amici. Il nostro matrimonio è durato 33 anni. Il 23 ottobre 2020 Mirco è diventato uno dei 379 medici morti di Covid. Ha accusato i primi sintomi il 14 ottobre ed è stato ricoverato all’ospedale del Mare a Napoli; è morto 9 giorni dopo. La data della sua morte segna un momento di black-out totale della mia vita; ho vissuto mesi nel buio totale, ero come un automa. Mi dicevano di dormire: dormivo; mi dicevano di mangiare: mangiavo; appunto, un automa. La mia vita si era fermata a quel 23 di ottobre. 

Ma, a un certo punto, mi sono resa conto che ero china solo sul mio dolore, non accorgendomi che il dolore più grande era quello delle mie figlie. Ho chiesto al Signore di prendersi cura di questa famiglia, di aiutarci ad essere ancora un’immagine di famiglia e di amore secondo la sua volontà. Ho fatto un atto di totale abbandono, ho messo tutta la mia vita nelle sue mani e da quel momento in poi è svanita un po’ la nebbia. Sono arrivate tante cose, soprattutto un cammino nuovo, un cammino che andava al di là della mia immaginazione: vivevo una realtà parrocchiale e diocesana; provvidenzialmente, cercando di fare del volontariato per tenere la mente impegnata, ho scoperto la realtà della Fraternità di Emmaus, che offriva un cammino specifico per le persone vedove, sotto la guida del suo fondatore, don Silvio Longobardi, sacerdote della diocesi di Nocera-Sarno ed esperto di pastorale familiare. I discorsi, le catechesi e i dialoghi con don Silvio mi hanno fatto prendere consapevolezza che quella di Mirco non era stata una vita ‘finita’, ma una vita ‘compiuta’; lui aveva realizzato il progetto che Dio aveva per lui, aveva fatto bene tutte le cose: un marito amorevole, un padre impeccabile, un diacono, presente nelle realtà parrocchiali, un medico che non si risparmiava. Lui era stato un bene prezioso per tutti quanti lo avevano conosciuto. Il Signore aveva dato un senso compiuto alla sua vita e queste parole mi hanno aiutato molto. 

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In seguito, durante un pellegrinaggio con la Fraternità di Emmaus nella terra nativa di santa Teresa a Lisieux, ai piedi della Vergine del sorriso ho sperimentato una grande sensazione di consolazione. Da quel momento in poi la mia vita è cambiata. Frequentando la Fraternità di Emmaus insieme ad un nutrito gruppo di spose e sposi vedovi, attraverso l’incontro con altre persone, il confronto e la condivisione, ho maturato una maggiore consapevolezza. Innanzitutto, ho la certezza che anche nel momento più buio della mia vita, il Signore non ha mai lasciato la mia mano. La sensazione più bella è stata quella di sentirsi figli amati nei momenti più dolorosi della nostra vita. Il Signore non può togliere il dolore dalla nostra vita, ma Lui è sempre con noi. Ho così iniziato a scoprire una forza e un coraggio in me che non pensavo di avere. Ho sentito forte il bisogno di essere esempio di coraggio soprattutto per le mie figlie, ma anche per quanti erano intorno a me. La presenza di Cristo nella mia vita doveva essere tangibile. Ho iniziato una vera e propria trasformazione, una trasformazione che è stata anche fisica, nel senso che ho iniziato ad esser una persona che bada all’essenziale, da ogni punto di vista. Ho ritrovato il sorriso, la forza di sorridere; l’ho ritrovata facendo memoria di quanta grazia il Signore aveva riversato nella mia vita attraverso quell’amore che ho vissuto con mio marito e che non è scontato di incontrare nella vita. Nel nostro matrimonio non sono mancati i momenti difficili, ma li abbiamo vissuti sempre insieme. Ci siamo fatti carico della vecchiaia e della malattia della mamma di Mirco. Ci siamo occupati della malattia del mio papà. In tutte le difficoltà siamo stati sempre uniti, lui nella mia vita, e io nella sua. Un matrimonio vissuto nella piena comunione, e qualsiasi difficoltà l’abbiamo vissuta, affrontata e superata sempre insieme. Questa è una grazia. Guardare sempre quanto bene, quanto amore il Signore aveva messo nella mia vita, mi ha dato tutta la forza per continuare a vivere anche nell’assenza – in questa vita – di mio marito. E mi sono impegnata a rendere compiuta anche la mia di vita, a cercare di capire quale sia il progetto che il Signore ha su di me. Innanzitutto, mi sono fatta carico del nostro progetto di vita, la nostra casa e le nostre figlie. Vado sempre in giro a testimoniare questa luce, questa presenza di Dio nella mia vita, e questo lo considero come il senso più importante della mia vita in questo momento. Tutti mi dicono: “Le tue ragazze sorridono sempre“; questo mi rende infinitamente orgogliosa. Nonostante tutto, sono due ragazze solari, sorridenti, e sono ormai il riferimento per tante persone. La forza di andare avanti oggi la trovo sempre in questo loro sorriso. E l’impegno che ho assunto non è mio, perché confido sempre nell’aiuto del Signore, nel sostegno ad essere sempre quell’immagine dell’amore trinitario di Dio. 

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Oggi la mia vita trascorre più o meno serenamente, io non ho grandi progetti per il mio futuro. Ho imparato a vivere quotidianamente, mi preoccupo per domani, al massimo per dopodomani. Tutto il resto è nelle mani del Signore, perché il Signore ci chiede molto spesso di germogliare e fiorire lì dove Lui ci ha piantato. Perché non dobbiamo avere smania di grandi successi nella vita. Il Signore non ci chiede di avere sempre successo. Il Signore ci chiede soltanto di essergli fedeli, e io professo sempre questa fedeltà a Cristo Signore. È tutto nelle sue mani. 

II mio impegno è vivere ed essere felice con tutto ciò che il Signore mette e toglie nella mia vita. 

Rosaria P.

Grazie Rosaria per questa splendida testimonianza. Tu ci parli di compiutezza della vita e ci fai comprendere come questa dipenda non tanto da ciò che facciamo o diciamo, o peggio dal possesso di cose materiali, ma solo dalla capacità di metterci in ascolto del Signore. Tu e Mirco siete stati capaci di pronunciare più volte il vostro ingenuo e generoso “eccomi” a Lui: questa è stata la miccia che gli ha consentito di fare cose grandi nella vostra vita e quella di tanti altri. Sono sicuro che, date le premesse, ancora altre ne farà! 

Anche il tragico “eccomi” che voi avete dovuto pronunciare in quel 23 ottobre 2020, non è stata una resa agli eventi ineluttabili della vita, ma l’apertura ad una novità che Dio sa nascondere nelle pieghe dell’esistenza, anche quelle più buie. Certamente il buon Mirco dal Cielo continua a fare il marito attento e premuroso, pregando per te e le vostre splendide figlie!

Buona vita, cara Rosaria, e buon cammino di santità insieme al tuo Mirco! 

Don Pino Cutolo

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Don Pino Cutolo

Don Giuseppe Cutolo è presbitero della Prelatura Territoriale di Pompei. E' sposo vedovo e padre di due figli. Fa parte della Fraternità di Emmaus quale membro della comunità consacrata. Nella Fraternità è responsabile dell'ambito vedovanza, per il quale promuove incontri, momenti liturgici e giornate di spiritualità.

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