CORRISPONDENZA FAMILIARE
Una Chiesa non allineata che rifiuta ogni compromesso
25 Maggio 2026
Più di uno, nel variegato mondo cattolico, pensa che quella dell’aborto sia una battaglia di retroguardia, anzi una battaglia ormai persa, tanto vale alzare bandiera bianca. Forse la pensa così anche il cardinale Matteo Zuppi che, intervenendo qualche mese fa al Festival del quotidiano Domani, ha dichiarato: “Nessuno ha intenzione di rimettere in discussione la 194”. In quel nessuno c’è anche la Chiesa. Non so se lo ha fatto per compiacere i suoi interlocutori oppure perché è sinceramente convinto che quella Legge sia davvero necessaria alla società italiana. Spero che non sia nessuna delle due ipotesi ma devo purtroppo constatare quella stessa voce, che tante volte si è alzata per ricordare che ogni persona è sacra e per difendere i diritti dei più deboli, non ha mai criticato l’ostracismo ottuso di quella politica che rifiuta per principio ogni sostegno economico alle mamme che intendono custodire la vita che portano in grembo.
Io sono cresciuto seguendo il magistero di Giovanni Paolo II, un Papa che non si è limitato a ribadire con fermezza la condanna dell’aborto ma ha anche esortato la comunità ecclesiale ad annunciare il Vangelo della vita senza “temere l’ostilità e l’impopolarità, rifiutando ogni compromesso e ambiguità” (Evangelium vitae, 82). Sapeva bene che su questo tema la Chiesa non doveva fare sconti perché è in gioco non solo il valore e la dignità della persona ma la verità stessa del Vangelo. E sapeva anche che la Chiesa non avrebbe ricevuto sconti perché l’aborto è il vessillo di quella cultura che ha fatto dell’individualismo un dogma inamovibile e intoccabile.
La Legge 194 fu approvata il 22 maggio 1978. Quella che il Presidente della CEI considera una necessità sociale, quella che a parole difende e promuove il “valore sociale della maternità”, di fatto ha tolto ogni diritto ai bambini non ancora nati. La loro esistenza, infatti, dipende esclusivamente dalla decisione della madre. Anche il padre non ha voce in capitolo. È bene dirlo con estrema chiarezza, per comprendere qual è la posta in gioco: questa legge considera il bambino come un oggetto di cui la madre può disporre a proprio piacimento. Una legge moderna, dicono gli ultras dell’aborto. Sì, moderna come la sedia elettrica che sostituisce la ghigliottina di fine ‘700.
Vi è una significativa distanza tra le motivazioni ostentate per far approvare la Legge e gli effetti che la stessa Legge ha avuto nel contesto sociale come in quello giuridico. A parole la Legge intendeva permettere alle donne che si trovassero in particolari situazioni, oggettivamente difficili, di interrompere la gravidanza gratuitamente e senza rischi. In realtà ha favorito una mentalità che considera l’aborto non come un passaggio inevitabile ma come una scelta del tutto legittima. Ha favorito una cultura che considera l’aborto come un diritto. Non si tratta di una deriva imprevista, dovuta a quella che gli storici chiamano eterogenesi dei fini. No! Si tratta di una logica conseguenza, avvalorata anche da una serie di sentenze che prevedono il risarcimento nei casi in cui un bambino nasce a causa di un aborto mancato. La nascita viene interpretata come un danno e dà diritto ad ottenere un risarcimento!
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Negli anni ’90 si poteva ancora discutere con una sufficiente libertà. A metà di quel decennio un autorevole giurista come Antonio Baldassarre, allora Presidente della Corte Costituzionale, dichiarò senza giri di parole che nella Costituzione italiana non è possibile trovare alcun fondamento al cosiddetto “diritto di aborto”. A suo parere la vita umana comincia dal concepimento e di conseguenza ha diritto di ricevere un’adeguata protezione giuridica in base agli artt. 2 e 3 della Costituzione. Un intervento che alcuni giudicarono inopportuno e poco consono al suo ruolo istituzionale. In realtà, non si trattava di un’indebita ingerenza ma della coraggiosa fedeltà di un giurista che voleva difendere il Diritto e i diritti delle persone dall’intrusione della politica. In fondo, Baldassarre si era limitata a ricordare l’abc del diritto e cioè che i diritti della persona – e tale era anche il concepito, almeno in fieri – non potevano né dovevano essere piegati e deformati dalle posizioni politiche. Violare il diritto alla vita significava mettere in serio pericolo tutta l’impalcatura giuridica.
Oggi non c’è più confronto, la Legge 194 è un totem intoccabile. Un vero e proprio dogma del pensiero sociale e giuridico. Manca la libertà di dissentire. In Italia si può discutere di tutto, proprio di tutto, ma chi osa avanzare critiche alla 194 viene accusato di lesa maestà. Siamo entrati nel libero regime della dittatura del pensiero.
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La Chiesa non cade nella trappola delle battaglie ideologiche ma, fedele alla sua missione, guarda con amore ogni persona e difende i diritti di tutti, senza eccezione. Non chiede la carta d’identità né la tessera sanitaria, accoglie tutti, soprattutto i più piccoli, i più fragili, quelli che non hanno voce. E tra questi ci sono i bambini non ancora nati. Anzi, loro prima e più degli altri perché non hanno neppure un difensore d’ufficio. Anche loro sono soggetti di diritti inalienabili e perciò non possono essere scartati come oggetti senza valore. È questa la differenza fondamentale tra la Chiesa Cattolica e tutte le altre istituzioni internazionali, a partire dall’Unicef, impegnate a custodire e promuovere i valori della solidarietà ma favorevoli o silenti nei confronti della strage degli innocenti.
A differenza delle grandi multinazionali della solidarietà, la Chiesa non svende la sua libertà e non perde la capacità critica, resta ancorata alla ragione e non teme di dire la verità anche se dà fastidio a quanti hanno fatto della libertà individuale la bandiera insindacabile dell’egoismo sociale. Non importa se non ha un ampio consenso sociale, anzi il fatto di essere in minoranza rende ancora più urgente la necessità di ricordare che la vita umana inizia dal concepimento.
Giulia Tramontano, originaria di sant’Antimo (Napoli), aveva 29 anni ed era al settimo mese di gravidanza quando è stata uccisa dal compagno, il padre del bambino che portava in grembo. Lo scorso anno il Consiglio Regionale della Campania ha istituito la “Giornata regionale commemorativa dedicata a Giulia Tramontano, al piccolo Thiago e a tutte le donne vittime di femminicidio”. La data scelta è quella del 22 maggio, la stessa in cui fu approvata la Legge 194. Quella che appare solo come una coincidenza, per noi ha un valore provvidenziale perché ricorda madri e figli uccisi da una violenza cieca. Quella che ha trovato nell’aborto il suo terreno di coltura.
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1 risposta su “Una Chiesa non allineata che rifiuta ogni compromesso”
Grazie don Silvio. Lo sappiamo che se l’aborto viene messo in discussione crolla tutto il castello dei moderni “diritti” che Papa Benedetto XVI° definiva “capricci”. Un grande dolore provocano le tesi dei “cattolici democratici”, nostri fratelli e sorelle nelle fede che non riescono (ancora) a liberarsi del cosiddetto valore della laicità dello Stato, e proprio sull’aborto cedono sul valore della vita.