27 Maggio 2026
La scelta di Olimpia Tarzia e quella solitudine dei cattolici in politica
Leggo che Olimpia Tarzia ha presentato le sue dimissioni dal Dipartimento bioetica di Forza Italia e non posso fare a meno di pensare che la sua sia la scelta sofferta e coerente di una donna che ha deciso di non separare mai la propria coscienza dall’impegno pubblico. E in un tempo politico in cui quasi tutto appare negoziabile, persino le convinzioni più profonde, la coerenza finisce per sembrare scandalosa. Nell’intervista pubblicata da La Verità, Tarzia ricorda gli albori del suo impegno: «Berlusconi, che mi diede l’incarico nel partito, provò a salvare Eluana; i suoi eredi aprono al suicidio assistito erogato dal Ssn». Lei non ci sta.
Conosco Olimpia Tarzia da molti anni. L’ho incontrata, intervistata, ascoltata ai tempi del Family Day e in tante occasioni pubbliche. Con lei abbiamo condiviso battaglie culturali quando difendere la vita nascente o opporsi alla deriva eutanasica significava spesso essere guardati come reduci di un altro tempo. Ma chi conosce davvero Olimpia sa che non c’è mai stato in lei nulla di ideologico o di aggressivo, piuttosto una fedeltà ostinata a ciò che considera essenziale.
Nell’intervista citata usa un’espressione chiara: «Da quando è cominciato il dibattito sul ddl Fine vita, in diverse occasioni, in colloqui singoli all’interno del partito ma anche pubblicamente, ho manifestato la mia contrarietà a una legge che normasse il suicidio assistito, sottolineando la rilevanza etica ed antropologica di una tale disciplina giuridica, nella ferma convinzione che una legge ad hoc non serva e che le direttive della Consulta non necessitano di una legge che le recepisca perché la Consulta ha già di fatto eliminato, alle condizioni indicate, il presidio della sanzione penale all’aiuto al suicidio che è stato posto dall’art. 580 del Codice penale». Su questo tema, dal 2021 è intervenuta più volte rivolgendosi specialmente ai cattolici. Per questo le recenti posizioni del suo partito a portare avanti un disegno di legge sul fine vita la convincono che non ci sono più i presupposti per mantenere l’incarico nel partito. Appellandosi all’Evangelium vitae di san Giovanni Paolo II non vuole rendersi corresponsabile di una legge “foriera del diritto al suicidio”.
Ma per capire davvero questa scelta bisogna tornare alla sua storia personale. Da ragazza — lo raccontò in una lunga intervista anni fa rilasciata a Punto Famiglia — sognava una famiglia, dei figli, una vita piena. Ma sentiva anche “che non le sarebbe bastato”. Voleva, disse, “mettere il cuore, la mente e le braccia a servizio di una causa grande”. E quella causa la individuò molto presto: «Dare voce a chi non ha voce, il piccolo bambino non ancora nato». Da allora tutto il suo percorso è stato coerente. Nel Movimento per la Vita, nelle scuole di formazione politica, nelle associazioni, nelle istituzioni. Sempre con quello stile concreto che nasce dall’incontro con le persone vere. Raccontava di una ragazza pronta ad abortire, fermata non da un ragionamento astratto ma da un abbraccio e da lacrime condivise. “Se una persona che non mi conosce piange per il mio bambino, come posso io ucciderlo?”, le disse quella donna. Ecco: il mondo di Olimpia Tarzia parte da qui. Dalla convinzione che la vita non sia una teoria ma un volto.
Oggi molti si chiedono dove siano finiti i cattolici in politica. La verità è che forse non sono spariti: si sono diluiti. Non si riconoscono più in nessun partito fino in fondo. Il senso di appartenenza si è consumato lentamente, pezzo dopo pezzo. Certo, la realtà cambia. Le sfide nuove chiedono parole nuove. Nessuno pensa che la fede debba trasformarsi in rigidità ideologica. La dottrina sociale della Chiesa vive nel dialogo con la storia, non nella nostalgia. Ma dialogare non significa cancellare tutto. Ci sono principi che restano decisivi perché riguardano l’idea stessa di uomo. L’inizio e la fine della vita sono tra questi.
Per questo la scelta di Olimpia Tarzia colpisce anche chi magari non condivide le sue posizioni perché in fondo racconta una cosa semplice e oggi rarissima: l’idea che ci siano convinzioni per cui vale la pena pagare un prezzo personale. «Non ho alcuna intenzione di polemizzare né sta a me giudicare, ma non posso condividere l’idea di considerare questo supporto di legge come una scelta obbligata al fine di perseguire una riduzione del danno». In politica oggi si resta quasi sempre. Si media, si aggiusta, si rinvia. Andarsene per fedeltà a un principio appare incomprensibile. Olimpia Tarzia invece ha scelto di perdere un incarico pur di non perdere se stessa. E in tempi di parole leggere e appartenenze liquide, permettetemi di dire che questa è una notizia che fa rumore. Grazie Olimpia per la tua coerenza e la tua fede solida.
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1 risposta su “La scelta di Olimpia Tarzia e quella solitudine dei cattolici in politica”
E’ vero. Il tutto è partito dalle affermazioni “laiche” di Marina Berlusconi la quale sembra aver dato voce al liberalismo e alla cosiddetta “libertà di coscienza” sui valori etici nel partito di Forza Italia. Forse per prendere i voti dei laici liberali della società. D’altra parte anche Maurizio Lupi di Noi Moderati firmò la legge sulle unioni civili lanciata da Monica Cirinnà. Benedetto XVI° diceva bene sui “principi non negoziabili” che ora Papa Leone rimarca di nuovo e per il quale ringraziamo molto.