28 Maggio 2026
Il grido dell’umanità
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,46-52
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
Il commento
“Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire…” (10,47).
Il capitolo della sequela, in cui l’evangelista ha raccolto una serie di scene in cui emerge la radicalità della fede – termina con l’episodio del cieco di Gerico. Un racconto dettagliato e ricco di spunti significativi. Possiamo individuare tre parti: la prima descrive la confusione della gente che accompagna Gesù e il grido di Bartimeo: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” (10,47), un grido più forte del frastuono della folla: “egli gridava ancora più forte” (10,48).
La seconda mostra come Gesù interviene con autorità e costringe gli altri ad ascoltare il grido della sofferenza: “Gesù si fermò” (10,49). Il grido del cieco è giunto fino a Lui. Quell’implorazione carica di angoscia e di speranza raccoglie e manifesta la fede d’Israele. In fondo la storia dell’alleanza inizia proprio da una supplica: “Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio” (Es 2,23). La preghiera squarcia le nubi e tocca il cuore di Dio. Commenta l’Autore sacro: “Dio guardò la condizione degli israeliti, Dio se ne diede pensiero” (Es 2,25). Subito dopo, stando alla narrazione dell’Esodo, Dio chiama Mosè e lo rende partecipe del suo dolore, gli dice: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido…” (Es 3,7). La confidenza è solo la premessa per la missione: “Perciò va’! Io ti mando dal faraone” (3,10).
Gesù comanda ai discepoli di rispondere al grido dell’uomo: “Chiamatelo!” (10,49). Il Vangelo ci chiede di vincere l’abituale indifferenza e di farci carico della sofferenza altrui. La fede, ha scritto Papa Leone nella recente enciclica, chiede di leggere la vita come una continua chiamata: “non siamo semplicemente vicini gli uni agli altri, ma affidati gli uni agli altri, perché ciascuno si faccia carico, per quanto può, della vita e delle ferite del fratello e della sorella” (Magnifica humanitas, 74). È questa la fede che, con l’aiuto di Dio, ci impegniamo a testimoniare.
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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