Rispondendo a un lettore sfiduciato, che non crede più all’amore di Dio

 Uno degli aspetti più preziosi del nostro essere comunicatori è ascoltare i commenti delle persone che ci seguono, cercando di intuire cosa si nasconda dietro le parole e quali sofferenze le spingano, a volte, a esprimersi con durezza o sfiducia. È facile perdere la fede e la speranza, vedendo il male dilagare. Gesù, però, ci ricorda che la vittoria finale è sua. E noi siamo pronti a vivere già ora da risorti?

Un nostro lettore, leggendo uno dei miei ultimi articoli, ha scritto:

Posso essere sincero? Ma come si può scrivere cristianamente che "il Signore si è chinato su quella donna e l'ha soccorsa" quando il mondo intero trabocca di sofferenza nella più totale indifferenza di Dio? Il Signore si è chinato su "quella" donna ma ignora i bambini nei raparti di oncologia pediatrica o quelli che crepano di fame oppure sotto i bombardamenti? Perché far sembrare Gesù un dio così ingiusto e crudele che "salva" una persona e lascia nel dolore tante altre? E non dite che è un "mistero" perché questo non cambia la profonda ingiustizia implicita in questa immagine di Dio. In queste situazioni, invece, ci si aggrappa a quel che si può per non impazzire. Uno inizia ad andare ogni giorno in chiesa quando prima non ci andava nemmeno tutte le domeniche, ed un altro non ci mette più piede. Sono tutti meccanismi che la psicologia ha spiegato da molto tempo.

Ho deciso di rispondere a questo commento perché nelle parole di questo lettore mi sono ritrovata. Anzi, leggendole, mi è sembrato quasi di vivere un déjà-vu.

Non dobbiamo mai stancarci di dare ragione della speranza che è in noi. Ricordo di essere rimasta profondamente colpita leggendo la Prima lettera di Pietro, in un tempo in cui quella speranza dovevo ancora trovarla, o meglio, darle un volto: quello di Gesù.

Nei primi mesi in cui studiavo teologia, mi colpiva la radicalità della sequela degli apostoli. Solo dei pazzi o degli innamorati possono lasciare tutto per seguire un uomo che, dal punto di vista materiale, non offre alcuna garanzia. Solo dei pazzi o degli innamorati possono mettere a rischio la propria vita per testimoniare la Risurrezione.

Eppure, col tempo, ho capito che non si trattava soltanto di follia o di innamoramento, ma dell’esperienza di chi è stato raggiunto da Qualcuno che gli ha stravolto la vita e non può più tacere che Dio è più grande del male del mondo.

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Anch’io, guardando indietro, posso dire di aver fatto quell’incontro, di aver trovato la perla preziosa per la quale valeva la pena vendere tutto il campo, come racconta il Vangelo di Matteo

Eppure non voglio dimenticare da dove partivo: dai dubbi atroci su Dio, così forti da togliermi il sonno. Non riuscivo a conciliare l’idea di un Dio buono con tutto il male presente nel mondo.

Una volta, sopraffatta dall’angoscia, iniziai a pregare così: «Gesù, se ci sei, fatti incontrare». E quella preghiera venne esaudita.

Ho incontrato Gesù vivo nell’Eucaristia, e il mio sguardo è cambiato. Nelle settimane della mia vera conversione, alla fine del 2011, ho sperimentato qualcosa che ricordo nitidamente ancora oggi: la pace vera, la gioia profonda, la certezza di non essere sola. Con Gesù potevo affrontare tutto. Anche la malattia e la morte. E così è stato.

Da quel momento, l’Eucaristia è diventata una presenza costante e insostituibile nella mia vita. Quando mi chiesero di scrivere un libro su Carlo Acutis, nel 2016, non sapevo quasi chi fosse e di certo non conoscevo il suo amore per l’Eucaristia. Pian piano la sua fama è cresciuta e oggi mi ritrovo a girare l’Italia in lungo e in largo per parlare di quel suo Amico, che è anche il mio, nascosto in un pezzettino di pane. Ricordo che poco prima di ricevere l’invito a scrivere il libro mi domandavo proprio come fare per testimoniare Cristo vivo nel Pane a più persone possibili.

Quando mia madre stava per morire, mio padre mi mandò a cercare il cappellano dell’ospedale perché potesse darle l’Unzione degli infermi. Non sapevo che stesse celebrando la Messa: entrai in cappella proprio durante la consacrazione. Ero incinta di nove mesi, in pantaloncini corti, sentendomi del tutto inadatta a stare in chiesa. Eppure mi inginocchiai e “approfittai”, per usare un’espressione di don Bosco, di quel dono. Ricevetti l’Eucaristia e provai una pace immensa davanti alla morte imminente di mia madre.

Un altro momento in cui Gesù Eucaristia mi è venuto incontro è stato quando stavo per partorire il mio bambino morto. Ero senza forze, sopraffatta psicologicamente. Mio marito fece chiamare il cappellano, e ricevere Gesù dentro di me mi fece sentire una pace immensa, come se tutto il male del mondo venisse risucchiato in quell’amore, insieme al mio dolore.

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Resta un mistero anche per me il motivo per cui Gesù permetta, nel tempo presente, la sofferenza dei suoi figli. Ma Lui stesso, su questa terra, ha attraversato l’angoscia e la morte. Eppure, da quando ho incontrato Gesù vivo, so che dopo ogni croce c’è una risurrezione, dopo ogni morte una vita nuova.

Da quel dicembre del 2011 riconosco questo filo conduttore nella mia storia: arrivano il male, la prova, la morte; poi arriva Gesù, prende su di sé quel male, mi risana e mi fa risorgere in Lui. E così ogni ferita, ogni perdita, ogni morte diventa, misteriosamente, un’occasione per lodarlo nella Risurrezione.

Non so perché, in questo stesso momento, alcune persone siano nel pianto e altre stiano vivendo la consolazione. So però che Dio, al contrario di noi, è giusto e infinitamente pieno d’amore per tutti. E credo che nel tempo della mietitura sarà Lui stesso a spiegare ogni cosa.Però, nel frattempo, no, carissimo lettore: ti rispetto, ma, personalmente, mi rifiuto di ridurre a condizionamento psicologico l’incontro più nitido, reale, potente, travolgente, trasformante di tutta la mia vita.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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ULTIMI COMMENTI

2 risposte su “Rispondendo a un lettore sfiduciato, che non crede più all’amore di Dio”

Grazie… un fuoco brucia dentro me sentendo la tua storia… che parzialmente condivido. Anche io una notte, distrutto dal non senso della mia vita ho gridato “Dio io non so se esisti veramente, ma se esisti e mi stai ascoltando, dammi la fede dei miei genitori, perchè così non posso continuare” allora avevo tutto e niente, o forse non avevo proprio niente nel tutto di cui avevo riempito la mia vita. “Ma il Signore mi ha tratto dalla morte” per usare le parole di un salmo “stese la sua mano e mi prese, mi sollevò dalle acque della morte”. La fede non ti peserva dal male e dai fatti difficili. Ľamore di Dio sta proprio nel non fari trovare, se uno non lo vuole trovare. Perchè? Perchè se veramente vedessimo il volto di Dio non potremmo vivere liberi… liberi di fare, decidere, sbagliare, fare del bene fare del male. Gesù vero Dio e vero uomo, se vedi e capisci il suo volto tutto cambia, ma ti lascia comunque ancora libero in questo mistero appunto di cui parli, perché se non fossimo liberi, il mondo si fermerebbe, non avrebbe più senso. Ho voluto incontrarlo, ľho invocato e mi ha ascoltato e ora posso dire “Ti Amo Signore”

Grazie, meravigliosa testimonianza che aggiunge certamente valore a quanto si è scritto nell’articolo. Crediamo nello stesso Signore. Ed è bello vederlo agire in contesti diversi con la stessa bontà, con la stessa misericordia, anche nelle situazioni dolorose.

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