31 Maggio 2026
Chi ci può salvare?
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,16-18
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Il commento
“Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio Unigenito” (3,16).
Le parole di Giovanni sono un raggio di luce in mezzo alle tenebre della storia. Una luce che mai si spegne. L’amore di Dio è la certezza, l’unica certezza della storia. Al contrario, la risposta dell’uomo rappresenta una permanente incertezza. Se manca la convinta e piena collaborazione dell’uomo, Dio non può realizzare la sua opera di salvezza. È questa la sfida che Leone XIV ha posto all’inizio della sua prima enciclica:
“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme” (Magnifica humanitas, 1).
Dio c’è! Dobbiamo capire qual è la parte che l’uomo può e deve compiere. Il Vangelo annuncia che il Padre ha inviato il Figlio nel mondo “perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (3,17). Lui solo può farlo. Il mondo promette di salvare l’umanità attraverso la forza, Dio salva l’uomo meditante l’amore.
“Costruire una città impostata sul bene comune esige, dunque, in primo luogo, di edificare sulla roccia della relazione con Dio” (Magnifica humanitas, 11): nelle parole di Papa Leone l’alleanza con Dio è il fondamento per realizzare una società degna dell’uomo. Quest’annuncio, che percorre tutta la Scrittura, purtroppo oggi incontra una placida accoglienza, a volte anche un cortese rifiuto:
“Grazie, ma Le assicuro che non ne abbiamo bisogno, sappiamo salvarci da soli”.
L’uomo non ha coscienza di essere in pericolo. Nonostante il male, in sé e attorno a sé, ritiene di poter guarire con le sue forze. Siamo nell’epoca dell’auto-assoluzione e dell’auto-giustificazione. L’uomo crede di bastare a se stesso. È questa la nuova religione che pervade l’epoca della post-modernità. Nel passato abbiamo avuto bisogno di Dio, o meglio abbiamo avuto bisogno dell’idea di Dio. Ma oggi siamo diventati adulti e possiamo fare a meno di Dio. Così pensano in molti. Noi invece crediamo e ci impegniamo a testimoniare che senza Dio la voce dell’umanità si spegne.
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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