«Chi custodirà i nostri preti?». L’intervista a Giovanna Abbagnara sul nuovo libro “Non mollare Don”
Dietro ogni matrimonio salvato, dietro ogni vocazione nata o consolazione ricevuta nel dolore, c’è quasi sempre il cuore nascosto e silenzioso di un sacerdote. Eppure oggi i nostri preti sono spesso soli, schiacciati dalla burocrazia, dall’attivismo e da sguardi che oscillano pericolosamente tra l’idealizzazione e la demolizione. In questa intervista, il nostro direttore Giovanna Abbagnara ci apre il cuore sul suo ultimo libro, “Non mollare Don. Radicati in Cristo, al servizio di tutti” (Editrice Punto Famiglia), spiegando perché la fedeltà dei sacerdoti è, in realtà, una questione che riguarda da vicino ogni famiglia.
Giovanna, partiamo dal titolo: “Non mollare Don”. Sembra un grido di aiuto, ma nell’introduzione scrivi che questo libro è, prima di tutto, “una carezza ai sacerdoti”. Da dove nasce questa urgenza?
Nasce da una profonda e immensa gratitudine. Non ho scritto uno studio specialistico sul sacerdozio; ho semplicemente guardato la mia vita e vi ho visto impressa la presenza concreta di alcuni presbiteri che hanno plasmato la mia storia, la mia fede e la mia stessa vocazione. Sono una sposa e una madre. Non conosco dall’interno il peso quotidiano del ministero ordinato o le notti della solitudine sacerdotale, ma sento che una parte fondamentale della mia vocazione laicale sia proprio questa: custodire i sacerdoti con l’amore, l’amicizia fedele e la preghiera. Oggi stiamo compiendo un’operazione culturale pericolosa: davanti alle ferite della Chiesa cerchiamo risposte puramente umane, sociologiche o psicologiche a una realtà che resta un mistero abitato da Dio. I preti sono uomini fragili, certo, ma le loro mani ci donano il Pane della Vita. Non possiamo lasciarli soli.
Nel testo metti l’accento su un concetto rivoluzionario per la pastorale: la reciprocità vocazionale. Cosa significa, concretamente, per una coppia di sposi e per un parroco?
Significa andare ben oltre la semplice collaborazione pastorale, che spesso riduce il laico a un mero esecutore di compiti o a un tappabuchi organizzativo. La reciprocità è un livello più profondo: significa camminare insieme verso la santità, riconoscendo che il Matrimonio e l’Ordine Sacro si illuminano e si custodiscono reciprocamente. Il sacerdote genera figli spirituali e custodisce l’Eucaristia; gli sposi generano la vita nella carne e fanno della casa una piccola Chiesa domestica.
Io l’ho sperimentato nella mia storia: l’amicizia con don Silvio Longobardi – mio padre nella fede che proprio quest’anno festeggia i 40 anni di sacerdozio – ha custodito il mio matrimonio, e l’amicizia con tanti sposi ha custodito e difeso il suo ministero. In un momento di drastico calo delle vocazioni, la domanda che dobbiamo porci non è solo “quanti sacerdoti avremo?”, ma “chi si sente responsabile della loro fedeltà?”.
La seconda parte del libro è una galleria di ritratti straordinari: da giganti della fede fino a vicende di cronaca recenti, come quella di Alberto Ravagnani. Come hai scelto queste storie?
Volevo mostrare che il sacerdozio si comprende solo quando si incarna, quando diventa “carne spezzata” nella storia. Ci sono martiri del passato e testimoni del presente. Penso alla prigionia del cardinale Văn Thuận, e il coraggio di celebrare con tre gocce di vino sul palmo della mano; penso al sacrificio di don Pino Puglisi che ha fatto tremare la mafia; ma penso anche a figure più vicine a noi, come l’ormai ex-don Alberto Ravagnani.
Nel libro dedico delle pagine alla sua scelta di lasciare il ministero, una vicenda che mi ha addolorata profondamente perché ogni vocazione che naufraga è una ferita al Corpo della Chiesa. Ho voluto parlarne non per giudicare, ma per analizzare dove agisce il tentatore: quando don Alberto dice che provava disagio a celebrare la Messa perché sentiva il rito lontano dalle persone, si tocca il punto nevralgico. La Messa non è uno show che deve funzionare, è l’azione di Cristo. Quando si perde la dimensione eucaristica e l’altare, il sacerdote rischia di trasformarsi in un manager sociale, e lì comincia l’isolamento.
Non perdere il libro: Non mollare Don. Radicati in Cristo, al servizio di tutti
Nel libro affronti anche episodi spiazzanti, come la ormai nota “Messa in mare” di don Mattia Bernasconi. Qual è lo sguardo su questi fatti?
È lo sguardo di una madre ma anche della pedagogia divina: un figlio si rimprovera, non si sotterra sotto il peso del giudizio. Don Mattia ha peccato di ingenuità e superficialità, dimenticando che le norme liturgiche non sono vuoto formalismo, ma gesti che esprimono la sostanza del mistero.
Tuttavia, la violenza mediatica e i sassi scagliati contro di lui da tanti cattolici sono stati eccessivi e fuori luogo. Lui ha chiesto scusa con profonda umiltà, e questo deve bastare. Dobbiamo chiederci: dove è il volto materno e paterno della Chiesa se trasformiamo ogni errore dei nostri sacerdoti in una gogna pubblica?
Il libro si chiude con una scelta particolare: alcune pagine completamente vuote. Ci spieghi il significato di questo spazio bianco?
Volevo che questo libro si ponesse come un cammino interattivo, di comunione. Quelle pagine vuote sono un invito diretto al lettore affinché “adotti” un seminarista nelle sue preghiere e faccia un esercizio di memoria grata scrivendo i nomi di tutti i sacerdoti che ha incontrato nella propria vita.
Il mese di giugno, notoriamente legato all’Eucaristia, e dunque al sacerdozio, può essere un momento propizio per ricordare il prete che ci ha battezzati, quello che ci ha rialzati in quel confessionale quando tutto sembrava perduto, il sacerdote che ha benedetto le nostre nozze o che ci ha teso la mano nel momento del dolore. Scrivere i loro nomi significa farli entrare nella nostra preghiera, ricordando a noi stessi che la loro vocazione, seppur non perfetta, è abitata da Cristo. Attraverso loro, Dio continua ogni giorno a spiegare le Scritture e a spezzare il Pane per noi.
Non mollare Don
Radicati in Cristo, al servizio di tutti
di Giovanna Abbagnara
€12.00
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).













1 risposta su “«Chi custodirà i nostri preti?». L’intervista a Giovanna Abbagnara sul nuovo libro “Non mollare Don””
Grazie Giovanna, leggo con piacere , gratitudine ed interesse gli articoli che vengono pubblicati su questo sito e seguo quando posso la trasmissione su Radio Maria. Grazie per questo libro, condivido pienamente il tuo pensiero , i sacerdoti hanno bisogno del nostro sostegno come famiglie e noi dobbiamo essere grati a loro perché ci donano Gesù nell’Eucaristia e nei sacramenti, Santa Teresina pregava per loro, così siamo invitati anche noi a farlo.
Mi affascina molto la realtà della Fraternità di Emmaus, sarebbe bello se ognuno nella sua realtà di famiglia avesse questo desiderio di fraternità, noi nel nostro piccolo cerchiamo di fare la nostra parte.
Il Signore vi benedica per l’operato che portate avanti