5 Giugno 2026

Anniversario: tornare all’anno, tornare all’altro

5 giugno 1999: ventisette anni di matrimonio. Un bel traguardo per due giovani sposi che desideravano entrare nel nuovo millennio mano nella mano. Quest’anno, però, ci arriviamo diversamente. Nei giorni scorsi mio marito ha trascorso alcuni giorni in Basilicata per un viaggio in bicicletta che ogni anno lo conduce in una regione diversa. Io, invece, sono rimasta a casa, inchiodata a letto da una brutta influenza. Lui tra colline, paesi antichi e strade silenziose. Io tra termometro, tisane e medicinali. A pensarci bene, non poteva esserci preparazione migliore a un anniversario.

Quando si è giovani si pensa che l’amore sia soprattutto stare insieme. Con il passare del tempo si scopre che è anche sapere quanto pesa il vuoto lasciato dall’altro quando non c’è. Non un vuoto drammatico o una mancanza disperata, piuttosto una sottrazione di senso alle cose più normali. Chi mi porta la borsa della spesa quando è troppo pesante? Chi passa in farmacia se la febbre sale? Chi ascolta per la decima volta la stessa lamentela senza farmelo pesare? Chi conosce già le risposte alle mie domande prima ancora che le pronunci? Sono dettagli. Eppure la vita è fatta quasi soltanto di dettagli.

Siamo realisti, dopo ventisette anni non ci si ama per le grandi e plateali dichiarazioni d’amore. Ci si ama per quella geografia minuta di gesti quotidiani che finisce per diventare una seconda pelle. La malattia, come ogni fragilità, ha una strana capacità di riportare all’essenziale. Quando stai bene credi che tutto ti sia dovuto. Quando sei inchiodata a un letto e ti manca perfino la forza di prepararti un caffè, ti accorgi invece di quante cose dipendano dall’amore degli altri. L’autosufficienza è uno dei grandi miti contemporanei. Ci raccontiamo di essere liberi, indipendenti, autonomi. Poi arriva un’influenza e scopriamo che la nostra umanità è fatta di dipendenza reciproca.

Abbiamo bisogno gli uni degli altri. Sempre. Non soltanto nei giorni straordinari ma soprattutto in quelli ordinari. E allora mi sono ritrovata a pensare all’etimologia della parola anniversario. Deriva dal latino anniversarius: ciò che ritorna ogni anno. Ma sarebbe riduttivo pensarlo come una semplice ricorrenza cronologica. Un anniversario non è il ritorno di una data. È il ritorno a una scelta. Ogni anno si torna là dove tutto è cominciato per verificare se quella promessa continua ad abitare il presente.

Ventisette anni dopo, mi accorgo che il matrimonio assomiglia meno a una fotografia e più a un pellegrinaggio. Non è una meta raggiunta. È una strada. Una strada che a volte attraversa paesaggi luminosi e altre volte giorni di influenza, silenzi, preoccupazioni, stanchezze. Eppure proprio lì si rivela la sua verità. In questi giorni lui pedalava tra i paesi della Basilicata e io contavo le ore della malattia. Eppure, in modo misterioso, non mi sono sentita sola. Ho sentito la presenza di un’assenza carica di promesse che è una delle forme più mature dell’amore. Sapere che c’è qualcuno che sta percorrendo la sua strada e che, comunque vada, tornerà. Sapere che esiste una persona che conosce le tue fragilità e non se ne spaventa. Sapere che la tua vita è intrecciata alla sua da ventisette anni di giorni feriali e turbolenti molto più che di giorni festivi. Sapere di aver permesso al Padre di dare la vita a nostro figlio.

Questo è l’amore adulto? Forse è questa immensa gratitudine che trabocca dal cuore? Gratitudine per un dono ricevuto da Dio, per una presenza diventata familiare come il respiro, per qualcuno che, dopo ventisette anni, è ancora casa. E allora questo anniversario lo accolgo così: con la consapevolezza che il dono più grande non è il tempo trascorso insieme, ma il desiderio di continuare a percorrerlo. Anno dopo anno. Ritorno dopo ritorno. Anniversario dopo anniversario. Fino a quando Lui vorrà. Buon anniversario, amore mio!



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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