Famiglia missionaria si racconta: “Volevamo che la vita avesse il sapore del Vangelo”

Abbiamo intervistato due sposi che hanno scelto di essere missionari nel nome di Gesù. Genitori di cinque figli, in attesa del sesto, hanno deciso di donare tempo, energie, cuore al servizio della loro comunità. È tempo che i laici trovino il proprio spazio peculiare nella Chiesa e ci sono esempi meravigliosi di come questo può, effettivamente, accadere. Oggi ve lo raccontiamo in modo concreto attraverso i volti di Riccardo e Giulia con i loro figli.

Chi siete, quando avete deciso di sposarvi?

Siamo Riccardo e Giulia, abbiamo 41 e 37 anni e sta per nascere il nostro sesto figlio. Ci siamo conosciuti da ragazzi nel cammino dell’Operazione Mato Grosso, tra grandi ideali, campi di lavoro, impegno concreto e sogni per il futuro. È stato proprio nel condividere i sogni più belli per la nostra vita che abbiamo scoperto, a poco a poco, che i desideri più profondi dei nostri cuori erano molto allineati. Dopo un’esperienza personale di sei mesi in missione, io in Perù e Giulia in Ecuador, qualcosa è scattato in noi. Eravamo già fidanzati da quattro anni, ci volevamo bene, eravamo giovani e senza tante sicurezze economiche. Nel nostro cuore è stato chiaro che il Signore ci aveva messo l’uno accanto all’altra per condividere il cammino della vita: una vita che fosse donata, spesa per gli altri, in una sequela che è una ricerca sempre aperta, nel tentativo di portare nel mondo la Sua Presenza, soprattutto tra i giovani e nella carità.

Famiglia missionaria: che significa? Che cosa fate e soprattutto perché?

La vocazione missionaria è stata fin da subito alla base del nostro matrimonio. Ci ha portato, negli anni, ad impegnarci coi ragazzi per trasmettere loro gli ideali di carità, di una vita più vicina allo stile evangelico, di fiducia nella provvidenza. A fare alcune esperienze di vita comune con alcuni giovani, sia nel nostro appartamentino, sia in un casale in montagna per tre mesi di campi di volontariato. Poi, di fronte alla proposta di alcuni amici, a partire insieme, come famiglia, per la missione. Abbiamo vissuto cinque anni in Perù, dove ci siamo impegnati nell’educazione dei giovani e, insieme a loro, nella carità più concreta verso gli ultimi. Il progetto principale è stato proprio quello di condurre un intero ciclo scolastico: accompagnare una ventina di ragazzi di famiglie campesinas a diventare professori. 

Adesso siamo famiglia missionaria a km0 a Legnano (MI), da tre anni. Viviamo nella canonica all’interno dell’oratorio, rimasto senza un sacerdote residente dal 2019; siamo nella diaconia e nel consiglio pastorale della Comunità; ci occupiamo della pastorale giovanile (cammino diciottenni, campeggio, oratorio feriale, esperienze missionari giovani); dell’iniziazione cristiana; del gruppo famiglie. Per noi sono tutte occasioni di cercare il Regno di Dio, cioè vivere una vita in cui il senso, inteso proprio come sapore delle giornate, sia quello del Vangelo

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Come avete avvertito questa chiamata?

Finito il progetto in Perù, ci aspettava il rientro in Italia, con tanti timori e senza aver troppo chiaro come reinventarci. Avevamo chiaro solamente il desiderio più vero: quello di una vita che avesse il sapore di Vangelo, anche a costo di andare controcorrente rispetto a tante scelte e modelli proposti dalla società contemporanea. Stare in missione, vivere senza reddito né niente di tuo, in mezzo ai poveri, ti libera di tante preoccupazioni. 

Il primo anno di vita in Italia è stato una grande sorpresa. Noi eravamo in ascolto, attenti a cogliere i segnali che la Provvidenza ci offriva, in incontri, esperienze e moti del cuore. Se ci ripensiamo ora, è stata una condizione molto speciale e di vera grazia. È proprio vero che quando sei disposto a mettere il timone nelle mani del Signore, ti aspettano grandi sorprese. Così è stato per noi. Il non saper cosa fare del nostro futuro e il rimetterci nelle Sue mani si è trasformato in un’occasione di trasformazione e rinnovamento nella vita concreta, ma anche interiore.

Ovvero?

Ci accorgevamo che, pur vivendo in un appartamento e facendo una vita “normale”, la nostra vita parlava a chi incontravamo: il lavoro di Riccardo, la scuola dei bambini (cinque? “Ma sono tutti suoi?”), la vitalità che portavamo nel piccolo giardino condominiale… tante erano le occasioni di essere missionari in quella vita “normale” in cui ci ritrovavamo un po’ all’improvviso.

In quel periodo abbiamo conosciuto le famiglie missionarie a km0: alcuni venivano da esperienze in terra di missione, altri no; ognuno aveva la sua storia, il suo carisma – in questi giorni di Pentecoste mi viene da dire che parlavamo lingue diverse, ma ci capivamo al volo. Uno solo era lo Spirito. È stata per noi una vera e profonda esperienza di Chiesa e di ricchezza nella diversità.

Così, quando ci è arrivata la proposta di essere famiglia missionaria a km0, dire di sì è stato naturale. Stavamo scoprendo che essere missionari non significa per forza andare dall’altra parte del mondo, ma che potevamo esserlo anche qui, nella nostra terra, scegliendo semplicemente di vivere con un minimo di struttura e quindi con totalità ciò che comunque stavamo già vivendo in maniera forse più frammentaria.

E così è stato: lasciare ancora il nostro appartamento, andare in una comunità nuova, per metterci al servizio, ma ancora di più per abitare un luogo, uno spazio, dei tempi. Riaprire un oratorio, collaborare con tanti laici, con i sacerdoti e le suore della Comunità Pastorale, provare insieme ad essere portatori del Vangelo di Gesù, nella vita di tutti i giorni.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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