L’approvazione definitiva del ddl Valditara sul consenso informato nelle attività scolastiche riguardanti l’educazione sessuo-affettiva ha scatenato le prevedibili reazioni di chi, a ogni richiamo al ruolo dei genitori, intravede il ritorno delle tenebre medievali. Si sono già sentite parole come oscurantismo, giorno buio, attacco alla scuola pubblica. Manca soltanto che qualcuno avvisti cavalieri templari nei corridoi degli istituti. Eppure, al netto delle rappresentazioni apocalittiche, il provvedimento afferma un principio elementare: su temi delicati che riguardano la sessualità, l’affettività e l’identità personale dei minori, la famiglia non può essere considerata una presenza accessoria o un soggetto da informare a cose fatte. Deve essere coinvolta, rispettata e resa partecipe.
La questione non riguarda soltanto la soggettività educativa della famiglia, che la Costituzione e il buon senso riconoscono come primaria. Riguarda soprattutto l’alleanza educativa tra scuola e genitori. Un’alleanza che negli ultimi anni è stata spesso evocata nei convegni e nei documenti ufficiali, ma che talvolta sembra essere considerata un valore soltanto quando le famiglie confermano le scelte già compiute da altri.
Il consenso informato non è una censura e non è un bavaglio. È una forma di trasparenza. Chiede che le scuole rendano disponibili materiali, contenuti e finalità dei progetti. Se tali percorsi sono validi, come sostengono i loro promotori, non dovrebbero avere nulla da temere dalla conoscenza e dal confronto con le famiglie. Al contrario, la condivisione può rafforzarne la credibilità. Si sostiene che la legge introdurrà burocrazia e scoraggerà le iniziative dei docenti. Ma la partecipazione dei genitori non può essere considerata un fastidioso adempimento amministrativo. In una società sempre più frammentata, il coinvolgimento delle famiglie dovrebbe essere visto come una risorsa e non come un ostacolo.
C’è anche una grande contraddizione. Per anni si è insistito sulla necessità di costruire comunità educanti, di valorizzare la corresponsabilità educativa, di superare la contrapposizione tra scuola e famiglia. Quando però si attribuisce concretamente ai genitori la possibilità di esprimere un consenso informato su attività particolarmente sensibili, ecco che improvvisamente diventano un problema, un intralcio, una minaccia per l’autonomia scolastica. Naturalmente la scuola conserva la propria funzione educativa e culturale. Nessuno mette in discussione la professionalità degli insegnanti. Ma proprio perché la scuola è un’istituzione pubblica e aperta a tutti, non può pretendere di sostituirsi alla responsabilità educativa delle famiglie su questioni che toccano convinzioni personali, morali e antropologiche profonde.
Le reazioni più allarmistiche appaiono dunque sproporzionate. Si può discutere della formulazione della legge, dei suoi effetti pratici e delle modalità di applicazione. È il normale confronto democratico. Più difficile, invece, è sostenere seriamente che chiedere informazione preventiva e consenso alle famiglie rappresenti una minaccia per la libertà educativa. A me sembra che alcuni continuano a considerare la famiglia come un soggetto da coinvolgere solo quando ratifica decisioni già prese. Il ddl Valditara ricorda invece che educare è un compito condiviso. E che una scuola forte non teme i genitori, ma dialoga con loro. Non contro la famiglia, dunque, ma insieme alla famiglia. È questa, in fondo, la vera alleanza educativa che vale la pena difendere.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia
Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).




2 risposte su “Consenso informato e alleanza educativa: una legge di buon senso”
E’ proprio così. Ho fatto per ben 26 anni Corsi di Educazione Affettivo- Sessuale nelle classi terze medie (il trattino – significa che il concetto è unico) e sempre si faceva un incontro prima del Corso con i genitori e l’insegnante di riferimento. Una esperienza molto bella e costruttiva. Poi si faceva un incontro dopo il Corso (che si concludeva con un Questionario per gli alunni, anonimo) con i genitori. Emergevano concetti e desideri dei preadolescenti che davano speranza ed ammirazione, insieme a qualche critica importante.
Coinvolgere la famiglia non solo è un “diritto-dovere” ma anche una grande possibilità di bene.
EDUCAZIONE SANITARIA
E quindi fra poco i nostri ragazzi avranno una nuova materia da studiare ed imparare e cioè l’EDUCAZIONE SESSUO AFFETTIVA”
Il termine “educare” significa letteralmente “tirare fuori” o “far venire alla luce”. Dal punto di vista pedagogico, l’obiettivo non è riempire la mente di nozioni, ma guidare la persona a sviluppare le proprie inclinazioni e potenzialità-
Mi permetto di dissentire (anche se giustamente il peso delle mie parole è uguale a zero!) perché credo che chiamare questa nuova materia “Educazione sessuo-affettiva sia sbagliato poichè l’affetto è un sentimento che nasce spontaneo e si impara senza insegnanti E per quanto riguarda il sesso la migliore insegnante è Madre Natura stessa che ti prepara pian piano a farti maturare con ormoni che vengono secreti da alcune ghiandole e ti fanno accettare cambiamenti psico fisici che poi ti saranno utili e necessari. Ad esempio è come succede con la bocca dove devono nascere i denti prima di poter masticare cibi più duri!
E credo che anche senza insegnanti i nostri Antenati si sono comportati molto bene se ora in tutto il Mondo ci sono molti miliardi di persone!
Ma poi, chi saranno gli Insegnanti? Leggo che sono pronti Psicologi e Psicoterapeuti disponibili a questo difficile e gravoso compito educativo. ma pur essendo certo che questi eccellenti Professionisti farebbero un buon lavoro mi permetto di dissentire perchè ritengo che i ragazzi di oggi non hanno bisogno di lezioni sul sesso con Internet che ormai fa da (cattivo!) maestro a qualsiasi età
Concludendo ricordo che Sparta educava i bambini per farne forti guerrieri ma per quanto riguarda il sesso non ci sono maestri per futuri guerrieri ed ognuno si comporti come meglio crede!
Mi piacerebbe però che questa nuova materia fosse chiamata “Educazione sanitaria” come già ci sono “Educazione fisica ed educazione civica” e che venisse insegnata ( magari gratuitamente!) da Medici in pensione che potrebbero spiegare come evitare e difendersi da malattie sessuali ma anche come affrontare piccoli incidenti( ad esempio una improvvisa epistassi) ed anche come praticare correttamente una rianimazione se fosse necessaria.
Grazie e cordialmente da Giuseppe Amalfitano