7 Giugno 2026
Il coraggio di amare
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,51-58
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Il commento
“Colui che mangia me vivrà per me” (6,57).
Il Pane eucaristico diventa in noi sorgente di vita nuova, la stessa vita di Dio. Un misterioso dinamismo che, dando la parola a Gesù, Sant’Agostino presenta così: “Sono il cibo dei grandi: cresci e mi mangerai. E non io sarò assimilato a te come cibo della tua carne, ma tu sarai assimilato a me” (Confessioni, 7, 10, 16). Nella misura in cui siamo simili a Lui, diventiamo capaci di amare come Lui, veniamo sospinti a donare la nostra vita.
In ogni liturgia eucaristica risuonano le parole di Gesù: “Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. L’abitudine ha tolto forza e valore a quest’annuncio che sconvolge il nostro modo di pensare e di agire. Gesù fa del suo Corpo un dono per tutti perché tutti possano donare la vita. “Questo è il mio corpo”: in genere l’aggettivo possessivo serve a determinare nel modo più rigoroso possibile i confini tra l’io e il tu, tra colui che parla e tutti gli altri. Nella prospettiva evangelica nulla ci appartiene, la stessa vita ha valore in quanto viene consegnata a Dio e donata al prossimo. Non che questo sia facile, nulla avviene automaticamente. Non basta ricevere materialmente il Corpo del Signore, occorre masticare con fede, come dice sant’Agostino.
Gesù Eucaristia mette nel cuore il coraggio di amare, ispira una vita che si misura costantemente con il bene dell’altro. Una vista spesa non per costruire una casa in cui vivere tranquilli ma per realizzare luoghi di umanità in cui impariamo a diventare servi gli uni degli altri. Per vivere così non basta il desiderio di amare, per quanto sincero, ci vuole il coraggio di amare, cioè la disponibilità ad accettare la sfida e le prove che ogni vero amore comporta ed esige.
Solo Dio può donare un amore come questo e lo comunica ogni volta che ci accostiamo con fede all’altare per accogliere Gesù. Oggi chiediamo la grazia di fare della vita, di tutta la vita in ogni suo ambito, un “sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” (Rm 12,1).
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


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