8 Giugno 2026
Sentirsi fratelli anche senza conoscersi, la consacrazione di Innocent
Guardo le foto che arrivano dal Burkina Faso e mi commuovo pensando alla fedeltà di Dio che continua a operare nella storia degli uomini. La consacrazione di Innocent Mayuma nella Piccola Famiglia di Emmaus, celebrata il 6 giugno nella parrocchia di Sant’Alberto il Grande di Koupéla, una piccola diocesi africana, è uno di questi segni di speranza.
Non conosco di persona questo giovane adulto che ha scelto di consegnare definitivamente la propria vita a Cristo, affidando il proprio futuro al Signore e mettendosi a servizio della Chiesa ma so che il suo sì è stato nutrito ed è maturato nel grembo della Fraternità di Emmaus, dunque è mio fratello. Un “sì” che il prossimo 20 giugno sarà ulteriormente confermato con l’ordinazione diaconale e che, presto, lo condurrà al dono totale del presbiterato.
La gioia di questo momento appartiene a tutta la Piccola Famiglia di Emmaus, che vede maturare uno dei frutti più belli del seme gettato con fiducia tanti anni fa. Ogni vocazione è sempre un mistero di grazia e libertà, ma è anche il frutto di una comunità che accompagna, educa alla fede e testimonia con la vita la bellezza del Vangelo. Innocent non percorre questa strada da solo. Accanto a lui c’è la presenza paterna e discreta di padre Jan Slepowronski, che segue con dedizione il ramo maschile dell’Opera. Il suo accompagnamento attento e sapiente testimonia quanto sia importante custodire le vocazioni con pazienza, rispetto e fiducia nei tempi di Dio. Le vocazioni non si costruiscono; si accolgono, si accompagnano e si affidano alla grazia.
Dietro questo cammino c’è anche un sogno grande, che continua a prendere forma nel cuore dell’Africa: diffondere in Burkina Faso il Vangelo della vita e della famiglia. È una missione che nasce dalla convinzione che la famiglia sia il primo luogo in cui si impara ad amare, a perdonare, a donarsi; il luogo in cui la fede si trasmette attraverso la testimonianza quotidiana e la vita viene accolta come dono. Annunciare il Vangelo della famiglia significa oggi sostenere gli sposi nella loro vocazione, accompagnare i giovani nella scoperta del progetto di Dio sulla loro vita, difendere la dignità di ogni persona e promuovere una cultura della vita fondata sull’amore e sulla responsabilità. Significa credere che il futuro della Chiesa e della società passa anche attraverso famiglie solide, capaci di essere piccole Chiese domestiche.
La vocazione di Innocent diventa allora un segno profetico. Il suo sì al Signore non riguarda soltanto il suo cammino personale, ma si trasforma in un dono per l’intera comunità ecclesiale e per la missione della Piccola Famiglia di Emmaus. Attraverso il ministero diaconale e, presto, sacerdotale, egli sarà chiamato a servire il Popolo di Dio, annunciando la Parola, celebrando la carità e accompagnando le famiglie nel loro cammino di fede.
La celebrazione presieduta da mons. Gabriel Sayaogo, arcivescovo metropolita di Koupéla, alla presenza di sacerdoti, religiosi e numerosi fedeli, ha manifestato la gioia di una Chiesa che continua a generare vocazioni e che crede nel carisma affidato alla Piccola Famiglia che ha già un bel gruppo di giovani suore consacrate molto intraprendenti e capaci guidati da suor Caterina Paladino che più di venti anni fa si è trasferita nella Terra rossa. Una Chiesa giovane e viva, che guarda al futuro con speranza.
Accompagniamo allora Innocent con la preghiera mentre si prepara all’ordinazione diaconale del 20 giugno e al futuro ministero sacerdotale. Il Signore, che ha iniziato in lui quest’opera buona, la porti a compimento. E il sogno di annunciare in Burkina Faso il Vangelo della vita e della famiglia continui a crescere attraverso la testimonianza di uomini e donne che, come lui, hanno il coraggio di dire a Dio il loro “eccomi”.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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