CORRISPONDENZA FAMILIARE

Strumenti della grazia. Nient’altro che questo

8 Giugno 2026

La vita di un sacerdote è segnata da impegni e responsabilità. A volte sembra una corsa non priva di affanni e di fatiche. E poi… ci sono eventi e passaggi luminosi e consolanti, quelli in cui sentiamo l’abbraccio e l’affetto degli amici, compagni di viaggio nel cammino della vita, e allora prendiamo coscienza di essere strumenti privilegiati della grazia che Dio semina con abbondanza nel cammino dell’umanità. Semplici strumenti. Nient’altro che questo. 

In un tempo in cui contano solo le competenze, il presbitero non deve vantare titoli e diplomi, l’unica cosa che conta è la docilità per essere e diventare un pennello che il divino Artista può usare come meglio crede. Quel pennello non può vantarsi di ciò che ha realizzato, e accoglie con imbarazzo i complimenti che riceve, perché sa che la bellezza dell’opera dipende unicamente dalla mano dell’Artista. È un’immagine che prendo dagli scritti di santa Teresa di Gesù Bambino, sorella e maestra nelle vie dello Spirito. 

È questa l’esperienza che ho vissuto negli ultimi giorni, segnati dal mio 40° anno di vita sacerdotale. Tanti amici hanno voluto manifestare la gratitudine per il ministero della paternità. Il bene ricevuto – loro lo sanno – è solo un riflesso, timido e spesso impacciato, di quel bene che viene da Dio, unico e sommo Bene. Con il salmista posso e devo ripetere: “Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome da’ gloria” (Sal 115). 

L’unico titolo che ha valore agli occhi di un credente è quello di essere figlio di Dio. Lo riceviamo con il battesimo. Non è una nostra conquista ma dono gratuito di Colui che da sempre ci ha scelti e amati. L’unico titolo che riceve un presbitero è quello di essere ministro di Dio. Anche in questo caso non è un traguardo conquistato con le nostre forze ma una grazia gratuitamente data. Tanti farebbero carte false pur di entrare nell’entourage dei potenti di questo mondo, noi abbiamo ricevuto un impiego ben più importante e infinitamente più redditizio, siamo al servizio dell’Onnipotente

Non mi piace parlare di me, preferisco parlare del sacerdozio così come io l’ho compreso. Non è una fotografia esatta, d’altra parte la vocazione resta un mistero, un’esperienza che sfugge ad ogni analisi sociologica. Una realtà indecifrabile. Nel Diario di un curato di campagna, Georges Bernanos presenta i preti come quelli che hanno “accettato una volta per tutte la spaventevole presenza del divino in ogni istante” della loro vita. 

Un prete non segue le mode, anzi contesta con amabile fermezza la diffusa tendenza a dire e fare quello che gli altri attendono da lui. “Non conformatevi a questo mondo”, ha scritto l’apostolo Paolo (Romani 12,2). È un criterio che non ha perso il suo valore, anzi in un tempo come il nostro, malato di conformismo, è più attuale che mai. 

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In un tempo in cui molti pensano che tutto dipende dall’uomo e dalla tecnica, il presbitero ricorda con santa ostinazione che tutto dipende da Dio e che tutti abbiamo bisogno di Dio, anche e soprattutto quelli che credono di non averne bisogno. In un tempo in cui le parole dell’uomo abbondano, fino a soffocare il silenzio, il prete non si stanca di accogliere e proclamare la Parola che viene da Dio, quella che attraversa tutti i secoli della storia. In un tempo in cui tutti si preoccupano di arredare di comodità la propria casa, il prete s’impegna a rendere più bella la casa comune perché solo chi cerca ostinatamente il bene di tutti può trovare quella felicità che il cuore desidera. 

In un tempo in cui tutti sono pronti a denunciare il peccato altrui, il prete annuncia che “per ogni peccato c’è misericordia” (Teresa di Lisieux) e che il buon Dio desidera abbracciare tutti ed è sempre pronto a ridare fiducia ad ogni uomo, quale che sia il male commesso. In un tempo in cui tutti cercano di allungare i giorni della vita, il prete annuncia che Dio dona una vita senza fine. In un tempo in cui si esalta la bellezza del corpo, come se fosse un elemento essenziale, il prete ripete con saggezza che un cuore vestito di carità è mille volte più bello di un corpo lucidato. 

In un tempo in cui tutti vogliono apparire e stare in primo piano, il presbitero sceglie di restare dietro le quinte, come un buon padre che impegna tutte le sue energie per far crescere i figli. In un tempo in cui molti sono pronti a calpestare gli altri, pur di conquistare i primi posti, il presbitero s’impegna a suscitare e favorire il protagonismo dei battezzati, in particolare degli sposi che, con lui, condividono la missione del Vangelo. In un tempo in cui la ricchezza appare come una garanzia di benessere e stabilità, il prete testimonia che la condivisione dei beni è l’unica via per costruire una società in cui tutti gli uomini ricevono ciò che è necessario per vivere e realizzare sé stessi. 

Il prete non è un ingenuo sognatore, al contrario conosce i rischi e i pericoli presenti nelle pieghe dell’esistenza. E proprio per questo tiene gli occhi aperti e, talvolta, alza la voce per denunciare quel male che spesso si nasconde, diceva sant’Ignazio di Antiochia, come il veleno nel vino dolce. 

Il prete è uno che apre gli occhi e permette di vedere l’invisibile, insegna a guardare oltre le apparenze, prende per mano e conduce per strade che la ragione non comprende. La speranza che noi annunciamo è ben diversa da quei sogni che ogni uomo porta in sé. Le vie dello Spirito sono diverse da quelle dell’istinto e del cuore. Se non diamo altro e non conduciamo oltre, se ci limitiamo a dire quello che già sanno, se confermiamo i desideri del cuore, non manifestiamo la luce in tutto il suo splendore.

Nel già citato romanzo di Bernanos il vecchio parroco di Torcy avverte l’inesperto curato di Ambricourt che i giovani preti hanno una debolezza: “Con l’idea di sterminare il diavolo, l’altra vostra mania è di essere amati, amati per voi stessi, s’intende. Un vero prete non è mai amato, ricordatelo”. Forse ha ragione, l’istintivo bisogno di essere amati può indebolire la voce e chiudere gli occhi, può diventare una palude in cui poco alla volta affondano i propositi che hanno suscitato l’eccomi iniziale. È un rischio. Eppure posso testimoniare che mi ha fatto bene sentire l’abbraccio sincero degli amici, l’ho ricevuto come una carezza di Dio. In fondo, il mistero si fa carne nella nostra fragile umanità. 

Nota redazionale
Il 5 giugno 2026, nella Basilica della Vergine del Rosario di Pompei, don Silvio Longobardi ha celebrato il 40° anniversario della sua ordinazione sacerdotale con una solenne celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Giuseppe Giudice, vescovo della Diocesi di Nocera Inf.- Sarno. Per tutta la nostra redazione questa ricorrenza è motivo di profonda gioia, gratitudine e riconoscenza al Signore.
Tra i fondatori di Punto Famiglia e anima dell’opera editoriale che nel tempo si è sviluppata attorno al Magazine, don Silvio ha accompagnato con passione, intelligenza pastorale e autentico spirito sacerdotale un cammino che ha posto al centro la bellezza della vita e la vocazione della famiglia. Con la forza della sua fede e la lucidità del suo pensiero, ha saputo trasformare un’intuizione in un’opera viva, capace di raggiungere e sostenere tanti sacerdoti, coppie e famiglie.
Il suo instancabile impegno culturale ed editoriale è sempre stato animato dal desiderio di annunciare il Vangelo della famiglia e della vita, offrendo spazi di riflessione, formazione e dialogo sulle grandi questioni che attraversano il nostro tempo. Attraverso articoli, pubblicazioni, incontri e iniziative pastorali, ha contribuito a promuovere una cultura che riconosce la dignità di ogni persona, custodisce il valore della vita in ogni sua fase e sostiene la famiglia come luogo privilegiato di amore, crescita e speranza.
In questi quarant'anni di ministero sacerdotale, attraverso l’amicizia di sposi e laici adulti nella fede, don Silvio ha rappresentato per molti un punto di riferimento umano e spirituale: una guida discreta e autorevole, capace di ascolto, di vicinanza e di incoraggiamento. La sua dedizione generosa e il suo sguardo sempre rivolto al bene delle famiglie continuano a ispirare il cammino di Punto Famiglia e di quanti condividono questa missione.
Con affetto e gratitudine, ringraziamo il Signore per il dono del suo sacerdozio e per il bene seminato in questi anni. Affidiamo don Silvio alla materna protezione della Vergine Maria, perché continui a sostenerlo nel suo ministero e renda ancora fecondo il suo servizio alla Chiesa, alla vita e alle famiglie. Questa è la preghiera che don Silvio ha scritto in occasione del suo quarantesimo anniversario e che condividiamo con gioia con i nostri lettori.
La redazione di Punto Famiglia

Nella tua luce, Vergine Maria 

Vergine dell’eccomi
quando tutto era ancora in germoglio
a Te ho affidato i miei desideri,
e Tu mi hai insegnato
ad accogliere la chiamata di Dio
con fiducia e amore.
Con materna premura,
mi hai accompagnato e custodito
e nei passaggi più faticosi
mi hai preso per mano
aiutandomi a rinnovare il mio sì
a Dio e ai fratelli:
un sì sempre nuovo,
ogni volta più consapevole e maturo.

Vergine di Nazaret
all’annuncio dell’angelo
sei diventata Madre dell’eterno Figlio. 
Da quel giorno
guardi con particolare benevolenza
tutti coloro che vengono consacrati
per essere ministri del tuo Figlio,
immagine del buon Pastore
e apostoli del Vangelo. 

Vergine della Visitazione
sospinta dallo Spirito,
hai portato la luce di Dio
nella casa di Zaccaria.
Contemplando Te
in cammino verso la montagna di Giuda
ho imparato a cercare strade nuove
per rinnovare nell’oggi
l’annuncio del Vangelo
e donare a tutti il Pane di Dio.

Vergine di Betlemme
Tu hai messo nel mio cuore
un particolare amore
per i bambini nascosti nel grembo materno
e mi hai insegnato a proclamare
ad alta voce e senza paura
il Vangelo della vita.

Vergine di Cana,
grazie a Te ho imparato ad ascoltare
il disagio degli sposi,
ho compreso e annunciato
che solo Gesù
può donare il vino nuovo dell’amore,
quello che può rivestire di gioia
tutti i giorni della vita.

Vergine fedele 
Tu mi hai insegnato 
a restare ai piedi della croce 
anche quando la delusione
scavava pozzi di dolore
e ad abbandonarmi con fiducia
all’amore del Padre,
che guida tutto e tutti
verso la pienezza. 

Vergine della Pentecoste
Tu mi hai insegnato ad attendere
in preghiera
la grazia e i doni dello Spirito Santo,
collaborando con Lui
per suscitare nuovi carismi
a servizio della vita e della famiglia
e per promuovere e favorire
quel protagonismo coniugale
che fortifica e arricchisce
la missione della Chiesa. 

Madre della Chiesa
Ti ringrazio
per i genitori che mi hanno donato la vita,
per quanti sono stati per me
padri e madri nella fede
e tutti coloro che il Padre mi ha donato
come amici e compagni di viaggio
in questa magnifica avventura della vita. 

Vergine del Rosario
in questa Basilica nata dal cuore
e dalla fede di Bartolo Longo
sono venuto per offrire a Te
le primizie del mio sacerdozio.
In questa chiesa oggi ritorno
per consegnare il libro della mia vita.
Ci sono molte pagine
alcune luminose e altre oscure,
alcune sono rimaste bianche
e tante altre imbrattate di inchiostro.
È un libro ancora da scrivere
fino al giorno che Dio vorrà.
Un libro che voglio continuare a scrivere
con Te, nella tua luce, Vergine dell’amore.
Amen 




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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