10 Giugno 2026
Dove c’è Dio…
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,17-19
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Il commento
“Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento” (5,17).
Il contenuto di questo compimento sarà manifestato nei versetti successivi, oggi siamo chiamati a puntare i riflettori su Colui che porta a compimento ogni cosa. L’apostolo Paolo scrive che “il termine della Legge è Cristo” (Rm 10,4). Il compimento non è una parola o un particolare insegnamento, in senso stretto non è neppure il Vangelo. Il termine della Legge è la persona di Gesù, Lui prima ancora delle sue parole perché è Lui solo che può dare pienezza. Chi riconosce in Lui il Figlio di Dio, accoglie con fiducia le sue parole e si lascia guidare verso il compimento. Tutto inizia e tutto trova compimento nella persona di Gesù. È questa l’esperienza vissuta da Paolo:
“Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura,
per guadagnare Cristo” (Fil 3,8).
Se il termine della legge è Cristo, comprendiamo che ogni singolo precetto ha valore in quanto l’accogliamo come una parola che viene da Gesù e ci aiuta a vivere ancora più uniti a Lui. La Legge non ha valore in sé stessa ma in quanto conferma e arricchisce l’amicizia con il Signore. Questo è il criterio decisivo. Se viviamo in questa luce, non sentiamo il peso degli impegni e della responsabilità; e se anche lo sentiamo, non ci lamentiamo perché accogliamo anche il peso come un dono e ci fidiamo di Colui che ci ha affidato quel ministero. Scrive sant’Agostino:
“In ciò che si ama, o non si sente la fatica o la stessa fatica è amata”
(Sulla vedovanza, 21,26).
Il valore dell’impegno non sta sempre e solo nella cosa in sé ma nella Persona che ce lo affida. Se abbiamo coscienza che viene da Dio, portiamo con gioia anche un compito che richiede fatica e viviamo con amore anche un ministero che non avremmo voluto assumere. “Ubi caritas, Deus ibi est”, dice un’antica sentenza medievale. Possiamo ribaltarla e dire: “Ubi Deus, amor ibi est”, dove c’è Dio, non manca l’amore. Oggi chiediamo la grazia di vivere ogni cosa a partire da Dio e nella luce di Dio.
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


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