Chi decide i valori degli algoritmi? Bovassi e Vitale sull’enciclica di Papa Leone XIV

Magnifica humanitas: notazioni bioetiche e filosofico-giuridiche sulla prima Enciclica di Leone XIV”: è questo il titolo di un articolo, a doppia firma, di Giulia Bovassi e Aldo Rocco Vitale, pubblicato per il Centro Studi Livatino. I due bioeticisti ci consegnano considerazioni di grande spessore, aiutandoci a comprendere meglio la prima enciclica di Papa Prevost, sul tema dell’intelligenza artificiale e, più in generale, sull’approccio autenticamente umano alla tecnologia.

Per i due è “evocativa l’immagine biblica della torre di Babele”. “Fin dall’inizio – spiegano – vengono posti due elementi fondamentali: la responsabilità umana, da cui dipende l’orientamento verso Babele o verso Gerusalemme, e i principi che guidano tale scelta, ossia il suo carattere autenticamente umano o disumano, nel rispetto della creaturalità o contro di essa”.

L’articolo di Bovassi e Vitale si apre con una frase paradigmatica di Papa Leone XIV, contenuta nella sua ultima enciclica: “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”.

Per i due studiosi l’enciclica si inserisce nel vasto panorama della Dottrina Sociale della Chiesa e in essa non si tratta “un singolo specifico argomento”, perché “la Dottrina Sociale della Chiesa, per sua natura e funzione, guarda sempre alla profondità della realtà umana”.

Nel caso specifico, spiegano, la tecnologia che può ridefinire il modo stesso di essere umani. La “dimensione tecnologica”, infatti, “descrive e riscrive dalle fondamenta non soltanto le potenzialità tecniche, ma anche e soprattutto le capacità intellettuali, culturali e, infine, relazionali, a tal punto da richiedere una sempre nuova e sempre costante forma di riflessione critica”.

Ecco, allora, che Bovassi e Vitale individuano la tesi centrale dell’Enciclica: “il problema della tecnica è, anzitutto, un problema antropologico e, di conseguenza, etico”.

Un problema esposto dal Santo Padre e sottolineato nell’articolo per il Centro Studi Livatino è che l’essere umano può essere ridotto a meccanismo del sistema tecnologico o, “utilizzando l’espressione di Papa Francesco ripresa da Magnifica Humanitas, del ‘paradigma tecnocratico’. Quest’ultimo rimanda alla mentalità tecnologica: la tendenza a dare una lettura di senso, mediante il codice tecnologico, ad ogni elemento dell’uomo e della realtà, finanche quelli costitutivi”.

La riflessione di Bovassi e Vitale arriva in profondità: “A differenza della tecnica e degli utensili tradizionalmente intesi, che si configurano come strumenti subordinati all’intenzionalità umana, l’IA introduce una forma di operatività autonoma e adattiva, capace non solo di eseguire compiti, ma anche di orientare decisioni, interpretazioni e processi cognitivi, incedendo così sul modo stesso in cui l’essere umano comprende la realtà, abita l’esistenza e agisce in essa”.

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Bovassi e Vitale sottolineano, dunque, come l’Intelligenza artificiale, a differenza degli strumenti tradizionali, non sia soltanto un mezzo al servizio dell’uomo, ma una tecnologia capace di orientare decisioni, interpretazioni e processi cognitivi, influenzando il modo stesso in cui l’essere umano comprende e vive la realtà. Per comprendere questo fenomeno, osservano, è necessario affrontare il tema del potere, sia come concentrazione economica nelle mani di pochi attori tecnologici, sia come capacità della tecnologia di incidere concretamente sulla vita sociale.

Gli autori richiamano le riflessioni della sociologa Sherry Turkle, secondo cui gli oggetti digitali vengono sempre più percepiti come entità a metà tra creature e macchine. Questo fenomeno riflette una progressiva confusione tra soggetti e oggetti, particolarmente evidente nelle prospettive transumaniste e post-umaniste, che tendono a considerare il corpo umano come una macchina da potenziare attraverso la tecnologia. In tale prospettiva, l’IA finisce per rispecchiare la visione che l’umanità ha di sé stessa, con il rischio di una lettura riduzionista della persona.

Secondo Bovassi e Vitale, Magnifica Humanitas affronta il tema dell’intelligenza artificiale riaffermando la centralità della persona umana. La riflessione si estende inoltre alle conseguenze sociali e politiche dell’IA, dal colonialismo dei dati al lavoro, dagli equilibri geopolitici alla tutela dei diritti fondamentali e della pace.

L’enciclica, secondo i due studiosi, evidenzia inoltre che non basta costruire sistemi apparentemente etici, se i criteri morali incorporati negli algoritmi vengono definiti da ristrette élite economiche o politiche. Un’intelligenza artificiale più «morale» rimane infatti insufficiente se i valori su cui è progettata non sono il frutto di un confronto condiviso. Da qui la domanda posta dagli autori: l’umanità possiede una grammatica morale, culturale e spirituale comune per parlare un linguaggio universale sul piano etico e antropologico? In un contesto segnato dal relativismo e dal nichilismo, questa appare una delle questioni più critiche nel dibattito sulla governance dell’IA.

Ogni architettura tecnologica, infatti, incorpora una determinata visione dell’uomo e della società, influenzando comportamenti, relazioni, lavoro, educazione e giustizia. Da qui l’invito di Leone XIV a «disarmare l’IA»: non a fermare il progresso scientifico, ma a sottrarre la tecnica alla logica della pura potenza e a orientarla al bene comune.

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Aldo Rocco Vitale è bioeticista. È docente a contratto presso la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e ha conseguito un dottorato di ricerca in “Storia e Teoria generale del diritto europeo”. Inoltre, è cultore della materia in Biogiuridica e ha pubblicato numerosi lavori scientifici in questo campo.
Giulia Bovassi è consulente esperto in Bioetica e Affari Sociali per Membro Eletto della Camera dei deputati (XIX Legislatura). Recentemente è stata nominata membro del Comitato Etico Territoriale (CET) della Regione Marche. Oltre a queste attività ricopre il ruolo di cultore della materia in Filosofia del Diritto presso l’Università Europea di Roma.



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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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