I vescovi consacrano gli Stati Uniti al Sacro Cuore di Gesù
In un’epoca dominata dall’Intelligenza Artificiale, dove le relazioni si consumano dietro lo schermo freddo di uno smartphone e la vita corre al ritmo frenetico degli algoritmi, c’è una notizia che arriva da oltreoceano che ci costringe a guardarci dentro. I vescovi americani, riuniti in assemblea plenaria a Orlando, hanno consacrato ufficialmente, e per la prima volta nella storia, gli Stati Uniti d’America al Sacro Cuore di Gesù. Un gesto che va oltre la devozione.
Mentre la nazione si appresta a celebrare il suo 250° anniversario dalla Dichiarazione d’Indipendenza, la Chiesa americana ha fatto una scelta controcorrente. Non ha guardato al potere economico, alla forza militare o ai successi geopolitici. Ha scelto di piegare le ginocchia davanti a un Cuore. Un Cuore di carne, trafitto e vivo, l’unico vero antidoto alla superficialità e alla durezza moderna.
Per l’occasione sono giunte dalla Francia le reliquie storiche di Santa Margherita Maria Alacoque. Per mesi, le parrocchie e le famiglie americane si sono preparate offrendo 250 ore di adorazione e 250 opere di misericordia per implorare l’unità e la guarigione del Paese. Numero non a caso e che ricorda appunto i 250 anni dall’Indipendenza. Una bella lezione anche per la Chiesa europea. Monsignor William E. Lori, Arcivescovo di Baltimora nell’omelia della celebrazione eucaristica dell’11 giugno ha detto:
«Consacriamo la nostra nazione non perché sia perfetta, ma perché è amata da Dio. Questo rinnovamento non arriverà dai decreti, ma dai discepoli che rimangono nell’amore di Cristo e portano frutti di santità nelle famiglie».
Essere amati da Dio, riconoscere con gratitudine che è Lui che guida la storia dell’umanità. E lo fa a partire dalle famiglie, dalle cose ordinarie. Il vero disarmo inizia quando un marito e una moglie si perdonano, quando una mamma e un papà trovano il tempo di baciare le ferite dei figli, quando insieme ci si mette davanti al tabernacolo per dire: «Gesù, pensaci tu».
Gli Stati Uniti, con le loro contraddizioni e le loro profonde divisioni sociali, diventano lo specchio di tutto l’Occidente. Di fronte a questa frammentazione, la consacrazione al Sacro Cuore non è un rifugio nel passato o un gesto devozionistico ma una profezia per il futuro. È la certezza che solo l’amore fedele e paziente può ricostruire ciò che è spezzato. La consacrazione serve a recuperare l’idea di alleanza, ricordandoci che Dio non è solo il Creatore, ma è nostro Padre, l’unico Re capace di guarire le ferite, un Re con un cuore, che si oppone all’idolatria dello Stato o delle ideologie.
Oggi, in questa solennità del Sacro Cuore, questa notizia bussa alla porta del nostro cuore. Ci invita a non lasciarci rubare la speranza dal cinismo dei tempi. La grande nazione americana si è scoperta piccola e bisognosa di carezze ai piedi dell’Eucaristia. E noi siamo pronti ad aprire le porte delle nostre case a questo Cuore che non smette mai di amarci?
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Chi ha avuto, come me, un famigliare in un Hospice sa di cosa si parla. Gli Hospice accompagnano con dignità…
Non sono d'accordo con i vescovi della Campania.
Non sono sullo stesso piano chi deve nascere e chi è già nato. ....“La vita è tutta intera“: la stessa…