Gli adulti smettono di farsi domande troppo presto. Imparano a convivere con il mistero senza più lasciarsene inquietare. I bambini, invece, non si arrendono. Continuano a chiedere. E proprio per questo diventano maestri. Il viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna resterà impresso soprattutto per questa immagine: un Papa disposto a lasciarsi interrogare e persino a guidare dai più piccoli.
Ad attenderlo davanti alla Sagrada Família c’era Valentina, 12 anni, una bambina non vedente dalla nascita, accompagnata dall’organizzazione Once. Attraverso un plastico tattile della Torre di Gesù, alto un metro e venti, realizzato per rendere accessibile il capolavoro di Gaudí anche alle persone cieche, Valentina ha offerto una lezione straordinaria. Con le dita seguiva finestre triangolari, colonne di pietra, rilievi, geometrie complesse. Raccontava i belvederi immaginati dall’architetto perché la luce attraversasse la struttura. Spiegava il significato simbolico dei quattro bracci della torre, segno di una protezione che abbraccia la città di Barcellona.
Il Papa ascoltava in silenzio, insieme ai sovrani di Spagna. Domandava, si lasciava sorprendere. Non c’era alcuna fretta. Solo l’attenzione rispettosa di chi comprende di trovarsi davanti a qualcosa di grande. Alla fine Valentina ha donato al Pontefice un suo disegno della torre, accompagnandolo con parole che custodiscono un’intera professione di fede: «L’ho disegnata il primo giorno che l’ho vista. È così che io la capisco, attraverso il tatto». Sì, ha detto proprio così: «L’ho vista». Una bambina che non ha mai visto con gli occhi ha pronunciato il verbo che noi usiamo con troppa superficialità. Valentina ha visto la torre. Ma soprattutto è riuscita a farla vedere agli altri perché esiste uno sguardo più profondo di quello degli occhi: quello che nasce dal desiderio, dall’ascolto, dall’amore per la realtà.
La sera precedente, durante la Veglia con i giovani nello stadio di Barcellona, Leone XIV aveva invitato ad attraversare le oscurità della vita senza fuggirle, perché proprio lì può nascondersi una luce inattesa. Valentina ci insegna che la fede è avere il coraggio di avanzare anche quando non tutto è chiaro, affidandosi a una luce che spesso si rivela proprio nel momento in cui accettiamo di non controllare tutto.
Poi Renzo, 8 anni, nella chiesa di Sant’Agostino gremita di fedeli. Una lettera tra le mani e dentro tutte quelle domande che solo un bambino ha il coraggio di formulare dando del tu al Papa: da piccolo volevi diventare Papa? Perché ad alcune persone accadono cose brutte e ad altre no? Come si perdona davvero? Che cosa dobbiamo ai nonni? Prima ancora di rispondere, Leone XIV si è alzato dalla sua sedia per andare ad abbracciare quel bambino che, senza alcuna soggezione, continuava a sorridergli dopo ogni domanda. In quell’abbraccio c’era già una risposta: davanti alle inquietudini più vere non servono anzitutto spiegazioni, ma una presenza che ascolta e accompagna.
Renzo e Valentina: il primo con le sue domande ostinate e sincere, che obbligano gli adulti a uscire dalle risposte prefabbricate. La seconda con le sue mani capaci di leggere la bellezza e di restituirla agli altri. Un Papa che si ferma ad ascoltare un bambino che domanda e una bambina che insegna a guardare una cattedrale senza averla mai vista con gli occhi. In un mondo che premia chi ha sempre risposte pronte, il Vangelo continua ad affidarci ai piccoli per ricordarci che la fede non consiste nel vedere tutto con chiarezza, ma nel continuare a cercare la luce, anche quando il cammino passa attraverso l’ombra. Con il coraggio semplice dei bambini.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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