16 Giugno 2026
Il male vinto alla radice
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,43-48
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Il commento
“… affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli” (5,45).
Il Padre viene nominato due volte, all’inizio e alla fine dell’insegnamento (5, 45 e 48). È Lui il vero protagonista. È interessante notare che in tutto il Discorso della montagna (Mt 5-7) il Padre è nominato 15 volte. L’annuncio della divina paternità è il cuore dell’insegnamento evangelico. Se manca questa coscienza di fede, tutta l’impalcatura dei precetti è costruita sulla sabbia.
Non è dunque un caso se troviamo questo duplice riferimento proprio nell’ultima antitesi, quella che offre ai discepoli un insegnamento, il più difficile da comprendere e anche da mettere in pratica, un’esortazione che appare impervia anche alla ragione. Gesù, infatti, mette insieme due verbi e due vocaboli che normalmente sono agli antipodi, chiede di amare i nemici, e pregare per i persecutori. Noi distinguiamo chiaramente gli amici dai nemici, i benefattori dai persecutori, quelli che ci vogliono bene e quelli che ci vogliono male. Il Vangelo invece chiede di abbattere queste barriere che innalziamo per difenderci dagli estranei e dal male. Non lo facciamo per cattiva volontà ma per istintiva prudenza.
Gesù non chiede l’impossibile, ricorda piuttosto che solo chi rimane nell’amore custodisce e manifesta di essere figlio del Padre. L’annuncio della paternità di Dio – quel Dio che “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni” (5,46) – si traduce immediatamente nella coscienza di essere fratelli. Se uno solo è il Padre di tutti, c’è un vincolo che lega tutti gli uomini.
È questa la luce interiore che ha permesso a Davide, un giovane di 22 anni, studente alla Bocconi, di perdonare i giovani che lo hanno accoltellato e costretto all’invalidità permanente: “Non odio. Dovrei farlo, credo, sarebbe logico, ma non mi riesce… Se sei veramente in grado di metterti nei panni di chi dovresti odiare, forse, sei in grado anche di perdonare. Ho compassione per loro e li abbraccio”.
Quando la rabbia e la vendetta lasciano il posto al perdono, il male è vinto alla radice.
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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