Fidanzati, “togliete l’audio”: conoscete l’altro da come si comporta!

In camera mia, appeso all’armadio, c’è un foglio bianco: «la vita va accolta non risolta». Il virgolettato è d’obbligo perché la frase ha un copyright, anche se non ricordo l’autore. Quello che a noi interessa, comunque, è la verità contenuta nella frase. In questa rubrica dedicata alle coppie si è parlato dell’altro come missione, vocazione, croce… Aspetti che ritengo veri e che l’esperienza di coppie incrociate negli anni mi conferma. E di quanta verità ci sia nel fatto che l’altro vada accolto, ogni coppia dovrebbe poterlo testimoniare senza esitazione.

Lo slogan iniziale parla di accoglienza della vita ma, adattandolo alla vita in coppia, nessuno negherà che tale verità possa riguardare la vita dell’altro/a, di colui-colei a cui, nel giorno delle nozze, si è detto (o si dirà): «Io, [nome], accolgo te, [nome], come mio/a sposo/a. Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita».

Se usando le parole di Mafalda (l’amica di Snoopy), ci possiamo dire «io ti amo… anzi, di più: ti sopporto!», resta però che nessuno può sopportare all’infinito: ogni elastico, per quanto di eccellente qualità, se posto a tensione continua, arriverà al punto di perdere la propria elasticità se non, addirittura, a spezzarsi. Negli ultimi anni si sta parlando molto di resilienza come la capacità di adattamento e che a me, invece, appare più come la scusa per tollerare tutto: davvero una coppia deve esser tale all’insegna della resilienza?

Sant’Agostino, cantore dell’Amore modello di ogni amore, affermava: «Nessuno ama ciò che sopporta, anche se ama di sopportare; può godere di sopportare, tuttavia preferisce non avere nulla da sopportare» (Confessioni, X). Che tristezza c’è nel cuore di chi deve tollerare per una vita intera? Che croce temere gli anni di sopportazione… E, aggiunge: «Nelle avversità desidero il benessere, nel benessere temo le avversità» e, così, il desiderio di benessere, talune volte, ci può portare a far scelte sbagliate.

Se da una parte è vero che bisogna accogliere l’altro, è altrettanto vero che l’accoglienza deve essere di cuore e nella verità, soprattutto. Bisogna prendere atto che è da folli attendersi amore da chi non ce lo vuol dare: «Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio» (Ct 8,7).

Al riguardo mi viene in mente un film visto tempo fa: 7 ore per farti innamorare (di G. Morelli). Ad un certo punto, la protagonista (Serena Rossi), istruttrice in un corso per aspiranti don Giovanni, rivolgendosi al suo collega (perdutamente innamorato della sua infedele ex) gli dice: «Togli l’audio e giudica le persone per le loro azioni». Un consiglio semplicissimo che aiuta a capire chi sia davvero l’altro: è da come si comportano le persone che capisci con chi hai a che fare.

Leggi anche: Tu sei la mia vocazione?

Può capitare a tutti di incappare nel tranello del pregiudizio. Ci facciamo un’idea dell’altro a partire dal sentito dire di cui siamo, comunque, colpevoli: non dimentichiamo che c’è grande responsabilità nel permettere agli altri di versare il proprio veleno nel nostro animo mentre ci condividono il male (vero o falso che sia) che altri hanno compiuto.

Le persone si valutano a partire da ciò che fanno; è anche per questo che i medievali dicevano che l’agire segue dall’essere: se sentiamo abbaiare, diciamo “c’è un cane” (e non un gatto); se qualcuno ruba, penseremo sia un ladro (non certo un galantuomo); se un conoscente mente, sarà un bugiardo; se un individuo ti tratta bene, vuol dire che ti ama… diversamente è solo illusione. «Giudica le persone per le loro azioni: quello che dicono serve solo a confonderti» aggiungeva l’improvvisata insegnate dell’arte seduttoria. Sebbene sia più comodo accettare parole rassicuranti, è la verità, alla lunga, che porta frutti di bene.

I fidanzati, quindi, hanno il dovere di “togliere l’audio” ed osservare: succede sia agli uomini che alle donne, ma l’esperienza mi dice che la “sindrome da crocerossina” e il pensiero di “tanto con me cambierà” colpisce più le ragazze che i ragazzi… Anche in questo caso, ciò che ci rende liberi, è la verità – a volte scomoda – che riusciamo a vedere dell’altro.

Vuoi qualche possibilità che il tuo rapporto duri? Allora osserva bene la persona che stai frequentando. E non dimenticare: l’osservazione vuole tempo, attesa; se manca, dopo non si può recuperare. Se invece pensi che certe cose vadano fatte in fretta… beh, chiedi alla gatta cosa succede: lei ha esperienza al riguardo.




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Enzo Vitale

Enzo Vitale è sacerdote e religioso dei Servi del Cuore Immacolato di Maria. Dottorando in Teologia Morale presso la Pontificia Università della Santa Croce, svolge attività di ricerca e divulgazione su temi di bioetica, teologia morale e vita cristiana. Ospite frequente della trasmissione Cristianità (RAI Italia), ha già pubblicato: Dammi dei figli, se no io ne muoio (Gen 30,1). Dal desiderio di maternità alla maternità surrogata (Tau Editrice, 2022) e L’assistente sessuale per le persone disabili. Analisi dei profili bioetici (Armando Editore, 2021).



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