Meglio irritanti che irrilevanti. La vita di Ruini e i “valori non negoziabili”
Di Grzegorz Artur Górski - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15152186
Il 16 giugno 2026 è morto il cardinale Camillo Ruini, presidente della CEI dal 1991 al 2007. Viviamo in una società che esalta la libertà, ma che non di rado rischia di separarla dalla verità, privandola così del suo fondamento più autentico. Proprio per questo l’insegnamento di Ruini conserva una straordinaria attualità: ci ricorda che libertà e verità non sono realtà contrapposte, ma inseparabili.
“Meglio irritanti che irrilevanti”. È una frase – che potremmo definire quasi un manifesto – del cardinale Camillo Ruini, deceduto a Roma, il 16 giugno 2026, all’età di 95 anni.
“Meglio irritanti che irrilevanti”: ovvero spendersi nell’annuncio del Vangelo senza compromessi, perché la Chiesa non deve tradire sé stessa per compiacere il mondo: meglio “irritare”, cioè risultare note stonate, piuttosto che essere così accomodanti da non lasciare nulla di originale.
D’altronde, il suo motto episcopale era: Veritas liberabit nos (La verità ci renderà liberi).
Ruini nacque il 19 febbraio 1931 a Sassuolo (Modena). Nel 1954 fu ordinato sacerdote, dopo gli studi all’Almo Collegio Capranica e alla Pontificia Università Gregoriana.
Nel 1986 Papa Giovanni Paolo II lo nominò Segretario Generale della CEI, di cui fu Presidente, poi, dal 1991 al 2007. Diventò, in quel frangente, un punto di riferimento fondamentale nei rapporti tra la Chiesa e la politica italiana.
Uomo capace di autentico dialogo e sempre focalizzato sul bene integrale della persona, affermava: “La politica deve essere ascolto, attenzione, dialogo, senza pregiudizi. Soprattutto attenzione verso ciò che rende oggi la società italiana preoccupata e smarrita, preda di élite autoreferenziali”.
Fu grandemente impegnato sulle questioni etiche e difensore dei cosiddetti “valori non negoziabili”, perché, affermava: “Senza un’etica realista, fondata sull’essere della persona, l’uomo è davvero in pericolo”.
Dal 1991 a 2008 ricoprì la carica di Cardinale Vicario per la diocesi di Roma e Arciprete della Basilica di San Giovanni in Laterano fino al 2008.
Grande comunicatore, capace di ascoltare e al contempo radicato nei valori evangelici, era convinto che la fede avesse un grande valore anche nella sfera pubblica.
Uomo perfettamente integrato nel suo tempo, ma dotato di spirito critico, affermava: “Secondo me non basta né resistere alla modernità, né assecondarla… Non è facile, ma occorrer stare dentro alla modernità”. Una modernità che va abitata, ma non subita, ascoltata ma non assorbita senza riflessione. E questo messaggio è ancora valido anche per noi.
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Il cardinal Ruini, inoltre, ha fortemente voluto e presieduto il Progetto Culturale della CEI, con l’obiettivo di favorire il dialogo tra la fede cristiana e la cultura contemporanea.
Nel 2010 è stato nominato da Papa Benedetto XVI Presidente della Commissione Internazionale d’Inchiesta sul caso di Medjugorje.
Fu un fine autore di numerosi testi. I suoi titoli più conosciuti sono: “C’è un dopo? La morte e la speranza”, “Intervista su Dio. Le parole della fede, il cammino della ragione”, “Conversazioni sulla fede e sull’Italia”.
Quale eredità per noi?
Il Cardinale Ruini resta, anche per la Chiesa di oggi, un esempio luminoso e una guida autorevole. La sua testimonianza non può essere confinata al tempo in cui visse, come se appartenesse soltanto a una stagione ormai conclusa della storia ecclesiale. Al contrario, continua a parlare anche a noi, chiamati – come lui e come i discepoli di ogni epoca – a confrontarci con un mondo che troppo spesso smarrisce il senso di valori fondamentali e irrinunciabili, primo fra tutti il diritto inalienabile alla vita.
Viviamo in una società che esalta la libertà, ma che non di rado rischia di separarla dalla verità, privandola così del suo fondamento più autentico. Proprio per questo l’insegnamento di Ruini conserva una straordinaria attualità: ci ricorda che libertà e verità non sono realtà contrapposte, ma inseparabili.
No, il cardinale Ruini non è stato un capitano coraggioso soltanto per la Chiesa del suo tempo. Con la lucidità del suo pensiero, la fermezza delle sue convinzioni e la fedeltà al Vangelo, continua a essere un punto di riferimento per la Chiesa di oggi e di domani, un faro capace di illuminare il cammino delle nuove generazioni di credenti.
A Dio, cardinale Ruini.
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1 risposta su “Meglio irritanti che irrilevanti. La vita di Ruini e i “valori non negoziabili””
“Meglio contestati che irrilevanti” diceva il Cardinale Ruini (emiliano doc), passato a miglior vita.
Quando la Litizzetto da Fabio Fazio lo definì “eminence” e il geologo onnipresente in Rai Mario Tozzi definì il Cardinale Ruini una “prugna secca” (poi Tozzi si scusò) il Cardinale rispose “finchè sono pallottole di carta….” rivelando la sua distanza senza astio. E quando Don Andrea Santoro ( sacerdote fidei donum della diocesi di Roma) ucciso il 5 febbraio 2006 nella chiesa di Santa Maria a Trebisonda (Trabzon), in Turchia, assassinato a colpi di arma da fuoco mentre era inginocchiato in preghiera con la Bibbia in mano, Ruini disse “li affronteremo ma non li odieremo” rivela quello che certa stampa (spesso di sinistra) non capiva e non capisce. Specialmente quando con un certo tono sprezzante definiva le sue idee “ruinismo”.
La sua dedizione totale ha lasciato un segno e la Chiesa italiana e i cattolici (“adulti” e non ) gli devono molto.