Le Culle che salvano il mondo, tra Pavia e Giaveno

Foto di Antonio La Valle

Intorno alle 17 di sabato 20 giugno Papa Leone XIV, in piazza Duomo a Pavia dopo aver salutato bambini e ragazzi radunati per accoglierlo, ha benedetto la Culla pavese per la vita. Nelle stesse ore, a molti chilometri di distanza, suonava l’allarme della Culla per la Vita di Giaveno in provincia di Torino e un maschietto in buone condizioni di salute veniva ritrovato in quel luogo di accoglienza.

Alcune coincidenze sembrano semplicemente fatti di cronaca, altre hanno il sapore discreto dei segni: avvenimenti che, pur accadendo in luoghi diversi e senza alcun legame apparente, sembrano parlarsi tra loro, come se una mano invisibile li avesse messi in dialogo. Da una parte una culla appena benedetta e affidata simbolicamente alla speranza di una comunità; dall’altra una culla che, dopo anni di silenziosa presenza, realizza concretamente la propria ragione d’essere. A noi il compito di saper leggere questi due avvenimenti con gli occhi della vita che trionfa.

Foto di Antonio La Valle

Posta significativamente sul sagrato del Duomo, sotto lo sguardo della Madonna della Colombina – una “Madonna del latte” venerata in modo particolare dalle mamme in attesa e da quelle che desiderano un figlio, la Culla pavese benedetta da Papa Leone è destinata ad accogliere bambini che le loro madri temono di non poter crescere, ma ai quali desiderano comunque non negare la possibilità della vita. Nasce da una felice sinergia: la proposta di don Roberto Romani di ospitarla nell’ambito della parrocchia di Sant’Alessandro Sauli; la competenza tecnica, offerta pro bono, di architetti e ingegneri (Luca Alessio, Zofia Kasińska, Vittorio Cattaneo) che hanno progettato edificio e impianti; l’entusiasmo collaborativo della dott.ssa Stefania Serafini, presidente della Croce Rossa, cui è affidato il monitoraggio della Culla h24; la straordinaria generosità della coppia Patrizia Fedegari e Antonio Lodola, impegnatasi nel finanziamento dell’opera; ma soprattutto la presenza del CAV di Pavia, responsabile e garante dell’iniziativa. 

Ed è proprio da Maria Pia Sacchi, presidente CAV Pavia che ha seguito fin dall’inizio questo progetto, che raccogliamo il significato più profondo di quest’opera-segno: «La Culla è un presidio necessario in ogni città. È il rifugio ultimo di una donna che si trova in difficoltà e vuole, nonostante tutto, salvare il suo bambino. È un gesto d’amore grande quello di consegnare il figlio a qualcuno che può fare di più per lui. Un segno di speranza che la vita è custodita da una comunità». Le parole della presidente del CAV aiutano a comprendere il punto essenziale: una Culla per la Vita non nasce per sostituire altri percorsi di sostegno alla maternità, ma per evitare che una donna resti sola nell’istante più drammatico della propria esistenza. È una presenza necessaria, l’ultimo approdo possibile quando paure, fragilità o condizioni personali sembrano non lasciare vie d’uscita.

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Lo dimostra quanto accaduto a Giaveno. Una Culla per la Vita, inaugurata undici anni, fa si è improvvisamente trasformata da simbolo a realtà concreta. Un bambino è stato lasciato nella struttura del Centro di Accoglienza alla Vita: l’allarme è scattato immediatamente, i volontari sono arrivati, il personale sanitario è intervenuto e il piccolo è stato portato in ospedale. Dietro la scelta di affidarlo alla Culla c’è con ogni probabilità una vicenda complessa e dolorosa. C’è una madre che forse ha attraversato paura, solitudine, smarrimento. Eppure, proprio nel momento in cui tutto sembrava chiudersi, c’è stato per lei e il suo bambino un luogo capace di dire che una possibilità restava aperta. 

Viviamo in un tempo in cui le nascite vengono raccontate quasi esclusivamente attraverso statistiche, curve demografiche, percentuali e proiezioni. Numeri importanti, certamente, ma che rischiano di lasciare sullo sfondo il dato più elementare: ogni nascita è una storia irripetibile, ogni bambino rappresenta un mondo intero. La Culla per la Vita non è soltanto un dispositivo di sicurezza. È un messaggio sociale, umano e persino pastorale: quando una madre non riesce o non può custodire la vita di un figlio tra le proprie braccia, una comunità decide di farsene carico. Ecco perché è così necessario favorirne in ogni città l’installazione al di là delle posizioni ideologiche. È una struttura concepita appositamente per permettere di lasciare, totalmente protetti, i neonati da parte delle mamme in difficoltà nel pieno rispetto della sicurezza del bambino e della privacy di chi lo deposita. Garantisce l’anonimato della mamma ed è dotata di una serie di dispositivi che permettono un facile utilizzo e un pronto intervento per la salvaguardia del bambino.

Il punto di incontro tra Pavia e Giaveno è proprio in questa concretezza che diventa prossimità. Nel giorno in cui una culla viene benedetta, un’altra dimostra che quella speranza non è un principio astratto, ma una possibilità reale. Qualcuno parlerà di coincidenza, qualcun altro di Provvidenza. Resta comunque un dato che interpella: salvare una vita non è mai un gesto piccolo. Una culla, in fondo, è molto più di un luogo dove si depone un bambino; è il punto in cui una comunità decide di custodire tutti, specialmente i piccoli e gli indifesi come i bambini. 




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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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ULTIMI COMMENTI

1 risposta su “Le Culle che salvano il mondo, tra Pavia e Giaveno”

Bravissima Giovanna.
Hai pescato le parole più giuste e più belle per raccontare una storia, anzi due storie, che sembrano spiccate da un libro di fiabe. Ma con il pregio di essere vere!

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