Il diritto di essere fragili. L’enciclica di Leone XIV letta con gli occhi di un docente

Foto tratta da Magnifica Humanitas: video ufficiale della presentazione vaticana - YouTube di EWTN Italia

Capacità relazionale, principio della solidarietà, invito ad un ascolto autentico: sono tutte questioni umane che innervano l’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV. Abbiamo già iniziato una riflessione su come questa enciclica impatta sulla scuola e sul mondo docenti, oggi proseguiamo su questo tema.

A me docente interessa in particolare un aspetto di questo prezioso documento del Pontefice: la fragilità, altrimenti definita anche vulnerabilità. Spiega Leone XIV: «Tutto ciò che appare come “limite” – incapacità, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilità – tende a essere letto anzitutto come difetto da correggere, più che come luogo in cui l’umano matura e si apre alla relazione». 

Nella sua critica al transumanesimo e postumanesimo, Leone offre un criterio di umanizzazione che si pone come passaggio necessario nelle nostre aule: la possibilità di sbagliare come condizione umana e umanizzante

Gli adulti che “girano” attorno ad un ragazzo in crescita non vogliono trasformarlo in un automa dalle performance perfette. Come vorrei che questo assunto fosse chiaro per tutti e condiviso! E, invece, spesso ci troviamo davanti bambini o ragazzi a cui non viene riconosciuto il diritto di fare i conti con i propri limiti: implicitamente, ma, sempre più spesso, anche esplicitamente questi sono chiamati ad una perfezione impossibile. La pretesa del mondo adulto li costringe ad un agone impari contro una natura “matrigna” che non li ha previsti infallibili. E questo genera un’insoddisfazione di fondo che porta molti nostri giovani in uno stato di angoscia insopportabile. Già alla scuola primaria e secondaria di primo grado. 

L’idea che ognuno abbia un valore infinito anche se viene percepito o si percepisce come un infinitesimo non è solo un concetto matematico ma una profonda verità sulla condizione umana che però viene sottaciuta e non concessa ai nostri ragazzi. Da qui nasce l’assurda lotta per i voti (attenzione: non per la crescita effettiva, ma per una sua fittizia rappresentazione fatta di numeri che dovrebbero certificare il magnifico lavoro svolto dagli adulti: a quale pressione sottoponiamo i nostri ragazzi?). 

Quasi nessun genitore più, al colloquio mi viene a chiedere come si relaziona il figlio con sé e con gli altri, se è cresciuto, se mostra capacità resilienti di fronte ad inevitabili sconfitte tipiche della condizione umana. I voti visibili in tempo reale sul registro elettronico hanno quasi svuotato il momento del confronto tra genitori e docenti del suo significato profondo: come sta il giovane affidato a noi docenti e genitori? Ma i voti non dicono tutto. Non dicono quasi nulla. «L’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite». Ecco probabilmente la frase più incisiva dell’intera enciclica sul tema. 

Leggi anche: Perché i semi portino frutto. Papa Leone XIV ripercorre il viaggio in Spagna

In poche parole, in pieno stile agostiniano, ribalta la cultura della performance e dell’ottimizzazione. Il papa ne è convito tanto che, altrove nell’enciclica, scrive: «È proprio nel nostro essere limitati che trovano spazio la compassione, la sincera inquietudine di fronte ai bisogni degli altri, la generosità che sorprende anche in mezzo all’oscurità e al fallimento». E ancora: «Proprio perché sperimenta il limite – la vulnerabilità, il dolore, il fallimento – egli può riconoscere la propria e l’altrui dignità come inviolabile». E questa considerazione si innesta su un’altra sfida «intellettuale e sapienziale»: «il flusso incessante di informazioni sostituisce l’esercizio della ricerca, della riflessione e del discernimento. Si moltiplicano conoscenze frammentarie, ma diventa più difficile cogliere la realtà nel suo insieme, porre domande di senso, sviluppare un autentico pensiero critico e creativo». La scuola rischia di produrre persone che «sanno molte cose» ma che faticano a dare un orientamento alla propria vita. In un tempo che premia la velocità della risposta, l’enciclica rivaluta la lentezza della comprensione come spazio autentico di crescita umana. Il riferimento esplicito è al Platone della Lettera VII: le cose più profonde si imparano solo dopo molto tempo e molta fatica, «impegnandosi nella discussione con gli altri a “sfregare” i concetti e le esperienze come se fossero pietre focaie, finché in noi non scocchi la scintilla della comprensione». 

Tornando alla questione posta in principio di questo post: quale docente, onestamente, oggi è convinto della bontà di questo approccio così controcorrente? E quale genitore? E chi si sente pronto per affrontare questa rivoluzione copernicana che lo proietta in un mondo tanto diverso da quello in cui ha iniziato la propria carriera? Cambiare il proprio approccio cambiando se stessi o cambiare mestiere? Molti docenti si pongono sul crinale della difficile scelta. Anche genitori. Quanti? Non moltissimi, forse molti. Sicuramente non tutti. E questo è un problema per l’istituzione scuola, ma anche per l’istituzione famiglia. Cominciano ad essere parecchi, troppi, i nostalgici di un passato che non tornerà più. Il presente ed il futuro sono qui e chiedono una risposta ora. Papa Leone con questa enciclica indica un nucleo di principi irrinunciabili e non lo fa solo dal punto di vista della fede se consideriamo lo straordinario impatto che il documento sta avendo nel mondo laico.




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



Piero Del Bene

Sposo, padre, insegnante di matematica e scienze nella scuola secondaria di primo grado. Catechista e formatore. Dopo la laurea in Matematica ha conseguito il Master in scienze del Matrimonio e della Famiglia presso l’Istituto Giovanni Paolo II della Pontificia Università Lateranense. Con la moglie Assunta si occupano di Pastorale Familiare.

ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.