24 Giugno 2026
La Vigna di Rachele: quando il dolore di un aborto trova finalmente una strada di guarigione
L’articolo pubblicato da Vatican News e firmato da suor Wiera (Elena) Isachenko racconta una realtà spesso poco conosciuta: il cammino de “La Vigna di Rachele” in Russia e Kazakhstan, un progetto nato per accompagnare persone ferite dall’esperienza dell’aborto e aiutare a guarire quelle ferite profonde che troppo spesso restano nascoste nel silenzio. Il testo richiama una storia drammatica: il 18 novembre 1920 l’Unione Sovietica divenne il primo Paese al mondo a legalizzare l’aborto su richiesta, contribuendo nel tempo alla diffusione di quella che viene definita una “cultura dell’aborto”. Dietro i numeri (260 milioni di aborti dal 1920), ci sono volti, storie, famiglie, sofferenze che attraversano generazioni.
Colpiscono in particolare le parole della psicologa Irina Maltseva, riportate nell’articolo: per molti anni l’aborto è stato considerato una procedura ordinaria, quasi un atto di routine, ma le sue conseguenze hanno lasciato segni profondi nelle persone e nelle relazioni. Traumi, distacchi emotivi, sofferenze spesso mai elaborate. In questo scenario, “La Vigna di Rachele” rappresenta un’opera preziosa di misericordia e di accompagnamento umano e spirituale. Il programma, sviluppato dalla psicologa americana Theresa Burke, offre un percorso di guarigione attraverso l’elaborazione del lutto, la riconciliazione e l’esperienza dell’amore di Dio.
Desidero esprimere un sincero ringraziamento a “La Vigna di Rachele” per l’opera straordinaria che svolge. Ho avuto modo di incontrare donne che, grazie a questo percorso, hanno trovato la forza di affrontare e superare il trauma del post-aborto. Ho ascoltato storie di dolore trasformate lentamente in storie di rinascita, esperienze che ho avuto modo di conoscere anche attraverso il lavoro e le testimonianze raccolte su Punto Famiglia. Spesso il dramma dell’aborto viene affrontato esclusivamente sotto il profilo sociale o politico, mentre resta poco spazio per parlare delle ferite interiori che possono accompagnare una donna, una coppia e perfino un’intera famiglia. L’esperienza della Vigna di Rachele invece dimostra che la guarigione diventa possibile quando qualcuno si prende cura della persona senza giudicare, ascoltando il suo dolore e accompagnandola passo dopo passo.
Particolarmente toccante è il racconto riportato nell’articolo di un uomo che, durante un ritiro della Vigna di Rachele, riconobbe finalmente il dolore che aveva tenuto nascosto per anni. Solo allora, insieme alla moglie, riuscì a piangere. Quelle lacrime, raccontano i testimoni, cambiarono la loro vita. diventarono l’inizio di un cammino di guarigione. Tutti parlano di diritto ad abortire, sventolando spesso con arroganza la libertà di scelta ma dopo chi si occupa di queste donne? Chi è disposto a raccogliere quel dolore che spesso nascondono dietro la sbandierata libertà? La donna lo sa che nel suo grembo c’è un figlio, c’è una vita in viaggio verso l’esistenza. Basta essere ipocriti. Fermiamoci a pensare invece che chi è pronto a raccogliere e abbracciare quel dolore invisibile e nascosto, a dargli un nome, per aiutarle a perdonarsi e a vedere oltre. Una sfida che anche come Chiesa dovremmo raccogliere con più consapevolezza.
Il Caffè sospeso...
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Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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