30 Giugno 2026
Quando siamo deboli…
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 8,23-27
In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».
Il commento
“Perché avete paura, gente di poca fede? (8,26).
Il termine paura non è la traduzione più adatta, l’aggettivo greco [deilόs] indica la timidezza, la mancanza di coraggio. Emerge così la stretta correlazione tra fede e coraggio: se manca la fede, anche il coraggio viene a mancare. Rimproverando la poca fede, Gesù sottolinea quale è la causa ultima delle nostre paure, quella che incide in maniera significativa. La fede non toglie la paura ma genera una più grande fiducia nel Signore, ci fa chiedere con umiltà, non come persone che si sentono abbandonate al loro destino ma come figli che, anche nelle situazioni più complicate, sanno di poter contare sulla presenza amorevole di Dio. Le minacce ci aiutano a scoprire l’essenziale.
Gesù ha lasciato che la tempesta assumesse contorni drammatici, ha fatto scoprire ai discepoli quanto sono deboli. Prendere coscienza della propria fragilità è un passaggio decisivo nel cammino della vita. A questo punto può intervenire: “Si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia” (8,26). È importante richiamare il primo verbo. Certo, dal momento che poco prima l’evangelista ha scritto che dormiva, il verbo sembra appropriato. In realtà, il racconto evangelico non si limita a fare la cronaca dell’evento ma vuole essere un annuncio di fede: in greco troviamo il verbo egéiro, quello che viene utilizzato nei racconti della Pasqua. Possiamo perciò rileggere tutto l’episodio nella luce pasquale: il dormire fa pensare alla morte di Gesù, l’alzarsi improvviso richiama la resurrezione. Gesù appare perciò come il Signore, Colui che vince la morte e tutto ciò che conduce alla morte.
“Alla sera ospite è il pianto e al mattino la gioia”, dice il salmista (Sal 30,6). Nelle situazioni drammatiche della vita l’ottimismo più sincero non basta, abbiamo bisogno di custodire e alimentare una più grande fiducia in Gesù. Colui che ha vinto la morte ha il potere di custodire la vita e può trasformare ogni evento, anche quello più triste, in un’esperienza di grazia. È questa la fede che oggi chiediamo.
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


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