IMPEGNO NEL SOCIALE

Un rifugio estivo per le famiglie con bisogni speciali. La Casa di Melanie

Siamo in Liguria, vicino alla spiaggia di Albissola Marina. Lì c’è una casa, “La Casa di Melanie”, che si presenta come una casa vacanze con servizi dedicati alle famiglie con bisogni speciali. Spesso, le famiglie che hanno delle difficoltà (disabilità, situazioni delicate con adolescenti ecc.), restano a casa o partono pensando che non ci sarà alcun sollievo, per loro, in vacanza: porteranno tutto il peso, anche emotivo, che un viaggio in certi casi comporta. Questa struttura ricettiva, allora, si pone quasi come un rifugio pensato proprio per loro. Si potranno trovare, infatti, educatori specializzati, sostegno psicologico, comfort per i più piccoli, prezzi trasparenti e accessibili.

Daniela è una mamma affidataria, adottiva e biologica. Una delle sue figlie è arrivata nella sua famiglia attraverso l’Oasi Vergine del Sorriso di Pompei, una casa-famiglia all’interno del Centro Giovanni Paolo II del Santuario della Vergine del Rosario di Pompei, custodita da due sposi, Roberta e Alfredo Cretella insieme ai loro cinque figli biologici e dove si fa accoglienza di minori, spesso molto piccoli. La coppia appartiene al movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus e il nome “Oasi” fa riferimento al fatto che nelle case della Fraternità è sempre presente la Cappella con Gesù Eucaristia. 

Questa esperienza che Daniela ha conosciuto da vicino, ha contribuito a rafforzare in lei la vocazione all’accoglienza che oggi caratterizza profondamente la sua vita. Oltre al suo ruolo di madre, Daniela è tutrice volontaria e svolge l’incarico di Disability Manager per l’Associazione M’ama-mammematte. Da anni accompagna famiglie che si avvicinano ai percorsi di affido e adozione, aiutandole a orientarsi tra procedure, documentazione e passaggi burocratici spesso complessi. Lo fa gratuitamente, mettendo a disposizione competenze, esperienza e soprattutto ascolto.

È stata lei a suggerire a Melanie di trasformare parte della sua abitazione in un B&b per famiglie con bisogni speciali. Anche Melanie è tutrice volontaria e lavora come psicologa. Insieme hanno condiviso il desiderio di trasformare una semplice casa colonica (in cui Melanie, abita, in una parte di essa, con la famiglia) in qualcosa di più: un luogo sicuro, accogliente e familiare per chi, temporaneamente o più a lungo, fatica a trovare altrove un punto di riferimento.

Attualmente, in una parte di casa libera, ospita due ragazzi di origine africana, da poco diventati maggiorenni, che si sono trovati nella necessità di avere un luogo dove vivere. Melanie e suo marito avevano acquistato una casa grande proprio con l’idea che, un giorno, potesse diventare una risorsa per chi attraversa momenti di fragilità. Quando si è presentata l’occasione concreta di aiutare qualcuno, non hanno avuto dubbi: hanno aperto la porta di casa.

Non era la prima volta che quella casa diventava un rifugio. In passato aveva già accolto una madre tunisina in difficoltà con i suoi tre figli, offrendo loro non soltanto un tetto, ma anche la possibilità di sentirsi accolti e sostenuti in una fase delicata della vita.

Quando le chiedo da dove nasca una disponibilità così spontanea, Melanie torna con la memoria alla propria infanzia. Racconta di essere cresciuta in una famiglia profondamente cristiana e aperta agli altri. Suo padre era diacono e l’accoglienza faceva parte della quotidianità domestica. «Da bambina ho visto i miei genitori aprire la casa a tante persone. Ricordo, per esempio, quando offrimmo ospitalità durante l’emergenza di Chernobyl. Per me è sempre stato normale condividere ciò che avevamo».

Leggi anche: «In vacanza con san Francesco»: educare i ragazzi attraverso il Santo di Assisi

Moglie e madre di tre figli che stanno attraversando l’età dell’adolescenza, Melanie descrive l’accoglienza non come un gesto eccezionale, ma come una scelta quotidiana vissuta con semplicità. Quello stesso spirito oggi vive nei suoi figli. Anche per loro la presenza di persone diverse in casa non rappresenta qualcosa di insolito, ma un’occasione di incontro e di crescita. Tra i ragazzi si è creato uno scambio semplice e autentico: ci si aiuta con la matematica, si studia insieme l’italiano, si condividono momenti di quotidianità. Piccoli gesti che costruiscono relazioni e favoriscono un’integrazione reciproca.

Essendo una libera professionista, Melanie può organizzare autonomamente i propri tempi di lavoro e suo marito, educatore, condivide lo stesso spirito di accoglienza e apertura. «Non sento di fare nulla di straordinario. Forse è più difficile immaginarlo che farlo. Per noi, come famiglia, è venuto tutto in maniera naturale». 

Le giornate sono intense e spesso arrivare a sera significa fare i conti con una stanchezza reale. Eppure, racconta, il bilancio è sorprendentemente positivo. Ogni volta che si dona qualcosa di sé si riceve, sempre, molto di più. Le relazioni nate attraverso l’accoglienza, le storie condivise e i legami costruiti nel tempo rappresentano per lei una ricchezza inestimabile.

Ripensando alla storia di quella casa, Melanie sorride. In un modo o nell’altro, è stata quasi sempre abitata da qualcuno che aveva bisogno di un luogo in cui fermarsi, ripartire o semplicemente sentirsi al sicuro. Come se fosse stata pensata proprio per questo. Come se quella casa fosse di Gesù e lui ha la libertà di farne ciò che vuole. Forse è proprio questo il segreto di esperienze come quella di Daniela e Melanie: non l’idea di compiere qualcosa di straordinario, ma la disponibilità a lasciare spazio all’altro nella propria vita. 

Oggi Casa Melanie si presenta anche come un B&B, ma con un’idea di fondo ben precisa: accogliere famiglie con bisogni speciali che non trovano posto o sollievo altrove, tendere una mano a chi ha bisogno di riposo. Melanie vuole creare, soprattutto, occasioni di incontro, per mamme stanche, per persone che forse hanno bisogno di un aiuto professionale ma dato in maniera amicale.

Daniela e Melanie non sanno ancora come proseguirà questa nuova avventura, l’idea del B&b, infatti, è molto recente e in evoluzione, ma siamo certi che qualcuno troverà braccia tese e una tazza di caffè davanti alla quale liberare anzitutto il cuore dai pesi della vita.

Scopri di più: Benvenuti a Casa Melanie | Gamma




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.