2 Luglio 2026
Eutanasia ad un bambino di 12 anni: quando la compassione cambia significato
La notizia del primo caso di eutanasia legalmente praticata su un bambino sotto i dodici anni nei Paesi Bassi alla fine di giugno mi ha turbata profondamente. Non solo per il dramma umano che porta con sé, ma perché tocca una delle domande più radicali della convivenza civile: esistono limiti che una società non dovrebbe oltrepassare, anche quando agisce con le migliori intenzioni?
Nessuna riflessione seria può ignorare il dolore. Dietro casi come questo ci sono bambini gravemente malati, genitori lacerati da sofferenze indicibili, medici posti di fronte a scelte che nessuno vorrebbe compiere. La domanda decisiva è se la sofferenza possa trasformare il significato stesso del diritto e della medicina. Lo Stato moderno nasce per proteggere il più debole; il diritto non è soltanto amministrazione delle libertà individuali, ma anche riconoscimento di beni che precedono ogni decisione soggettiva. Tra questi, storicamente, vi è sempre stata la vita umana, soprattutto quando essa appare più vulnerabile.
Per molto tempo l’eutanasia è stata giustificata attraverso il principio di autonomia: una persona cosciente, libera e consapevole sceglierebbe di interrompere la propria esistenza per sottrarsi a sofferenze ritenute insopportabili. Ma nel caso di un bambino piccolo il principio cambia natura. Non si tratta più dell’autodeterminazione di un soggetto; si tratta del giudizio di altri sulla sua condizione.
Ed è precisamente qui che la questione diventa più complessa. Chi stabilisce quando una vita abbia perduto un valore sufficiente per continuare? Quale criterio utilizziamo? Il grado di sofferenza? La qualità prevedibile dell’esistenza? L’autonomia futura? La probabilità di guarigione? Ogni risposta sembra introdurre un elemento inevitabilmente fragile, perché ciò che oggi appare una condizione eccezionale potrebbe domani diventare una categoria sempre più estesa.
Monsignor Elio Sgreccia parlava di “piano inclinato”, un’espressione che molti hanno considerato eccessiva, quasi una previsione pessimistica. Ma la storia delle leggi sembra mostrare spesso un percorso diverso dalle intenzioni iniziali. Ciò che nasce come eccezione tende progressivamente a ridefinire la regola. Il punto decisivo, in realtà, è ancora più profondo. È la trasformazione stessa della compassione. La nostra cultura rischia talvolta di interpretarla come eliminazione della sofferenza attraverso l’eliminazione del sofferente. Ma la compassione autentica ha un altro significato: non togliere chi soffre dalla nostra vista, ma condividere il peso della sua sofferenza.
In una pagina della Evangelium Vitae, Giovanni Paolo II osservava che davanti al dolore radicale l’uomo cerca innanzitutto compagnia, solidarietà, sostegno nella prova. Anche letta fuori da un orizzonte strettamente religioso, questa affermazione conserva una sorprendente forza umana. La fragilità non domanda anzitutto una soluzione tecnica; domanda una presenza.
Noi invece cosa facciamo? Smarriamo il principio di umanità proprio mentre aumentano le nostre capacità scientifiche e tecnologiche. La domanda che arriva oggi dall’Olanda attraversa tutta l’Europa e riguarda ciascuno di noi. Non è se sia giusto avere pietà. La vera domanda è un’altra: che cosa significa davvero averla? E se, nel tentativo di alleviare il dolore, non stiamo lentamente perdendo la misura dell’umano.
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Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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