“Che penserà la gente?”: genitori che impongono l’aborto alle figlie incinte
(Foto: Maria Sbytova - Shutterstock.com)
Abbiamo già parlato di come, a volte, gli uomini che non vogliono diventare papà esercitino pressioni sulla donna in attesa, spesso usando minacce per indurla ad abortire, ma non ci siamo ancora, forse, abbastanza soffermati sulle ingerenze delle famiglie d’origine, che non hanno intenzione di aiutare una figlia che vive una gravidanza difficile e spingono verso l’aborto come unica soluzione possibile. Perché lo fanno? Per tante ragioni. A volte, però, anche in nome della vergogna: “Che penserà la gente?”.
“C’è una cosa che non hai detto, finora, nei tuoi articoli: che la legge 194, con cui si consente l’aborto, è pensata per coprire la vergogna delle famiglie. Hai presenti le ragazze che restano incinte nel momento sbagliato, della persona sbagliata, senza una relazione stabile? Intendo le ragazze derise o minacciate dai partner perché incinte, che del bambino non vogliono sapere nulla. Insomma, i futuri nonni iniziano a chiedersi: ‘Che penserà la gente?’. E allora io ho capito questo: la legge serve anche a quei genitori lì, ai perbenisti che non vogliono diventare nonni in questo modo. Non vogliono avere addosso il marchio dei ‘cattivi educatori’, che hanno cresciuto figlie ingenue. Non li accettano dei nipoti nati da una ragazza madre sedotta e abbandonata…”.
A dirmi questo, come potete immaginare, è una donna che è stata costretta dalla famiglia ad abortire. Evito di entrare nei dettagli della nostra conversazione, molto intensa e fatta di confidenze anche dolorose, ma questo punto, in effetti, merita una riflessione.
Tempo fa, Maria Luisa d’Ubaldo, Presidente di Federvita Lazio, ci aveva raccontato la sua vicenda: era stata portata dai genitori ad abortire, in fretta e senza grandi riflessioni, perché era appena una ragazzina quando è rimasta incinta. Nessuno le aveva chiesto cosa pensasse o volesse lei. Nessuno. Molto spesso, infatti, le donne non decidono per sé stesse. In tantissimi casi, sono vittime di pressioni.
Ricordo di aver letto, molti anni fa, ai tempi in cui frequentavo l’università, una ricerca condotta in Cile, proprio sul tema dell’aborto. Uno dei dati che più mi è rimasto impresso, anche a distanza di anni, è questo: quasi 8 o 9 donne su 10, se avessero avuto valide alternative e supporto concreto, non avrebbero pensato più di abortire di fronte a una gravidanza inattesa.
Il punto è che spesso quelle “proposte valide” non si intravedono: la paura prende il sopravvento e si fatica a dire “sì” a quella nuova vita.
Abbiamo già parlato delle pressioni dei compagni, che non vogliono diventare papà e spesso usano minacce per indurre la donna ad abortire (una becera forma di maschilismo e segno di immaturità affettiva) ma non ci siamo ancora, forse, abbastanza soffermati sulle ingerenze delle famiglie d’origine, che non hanno intenzione di aiutare la ragazza incinta e spingono verso l’aborto come unica soluzione possibile.
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“Che penserà la gente?”: è una paura che condiziona spesso le scelte umane, anche le più importanti e molti genitori non vogliono assumersi la responsabilità di una nuova vita (ancora di più se le figlie non sono indipendenti al momento della gravidanza e dovrebbero essere aiutate anche in senso materiale).
Quando ricevo queste testimonianze, però, mi si spezza il cuore e mi chiedo perché non si metta all’opera una catena di aiuti e di consulenze che permettano alla donna di essere davvero libera. Chi non consente alla donna di vedere alternative all’aborto, infatti, è contro la legge stessa, che prevede di rimuovere ogni ostacolo alla maternità. Perché non permettere a dei volontari che si occupano proprio di rimuovere ostacoli di raggiungere queste storie?
La verità è che si pensa l’aborto non abbia conseguenze, che in quel grembo non ci sia nulla, che non ci sarà alcun lutto dopo, alcuna fatica a ritrovare pace. Non riporterò le confidenze di quella donna, ma dalla sua amarezza ho capito questo: quando ti spingono all’aborto è come se ti stessero consigliando di tagliare le unghie. Non sei soddisfatta? Dai, fa nulla: tanto ricrescono e poi te le sistemi come vuoi.
Non è così. Non per tutte, almeno. Quel dissidio, e soprattutto quella scelta non scelta, lascia ferite.
Troppo spesso i nostri articoli vengono criticati: “Siete sciacalli mediatici”, “Volete togliere la libertà alle donne”, “Siete retrogradi, pericolosi, fascisti, fanatici”, “Difendiamo la libertà delle donne da queste forme di oscurantismo”.
Forse qualcuno non ci crederà, ma il nostro obiettivo principale è restituire alla donna la possibilità di accogliere la vita, quando tutto, intorno, le grida soltanto “aborto”. È creare una cultura prenatale, che non significa “condanna” per chi sceglie di abortire, ma consapevolezza che si può vedere l’infinito anche in una vita appena sbocciata. È donare, inoltre, speranza a chi l’aborto lo ha scelto, vissuto, subito, compiuto, perché nessuno di noi è semplicemente la somma delle sue scelte, nemmeno di quelle che ci hanno fatto pentire.
No, non abbiamo nessuna intenzione di trasmettere odio, giudizi, falsità, come spesso ci accusano.
Vogliamo che la libertà sia reale, che la vita sia amata, che il senso di colpa non finisca per schiacciare.
Ecco perché riportiamo testimonianze, anche dolorose: perché oltre gli slogan c’è spesso un dolore che non riusciamo a vedere.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












1 risposta su ““Che penserà la gente?”: genitori che impongono l’aborto alle figlie incinte”
Fermo restando che l’aborto è un diritto della donna, nessun genitore con un po’ di cervello vorrebbe trovarsi una figlia ragazzina incinta quando deve pensare a studiare per costruirsi un futuro. La gravidanza dev’essere una scelta responsabile di persone adulte e in grado di allevare un figlio, non il frutto di un’imprudenza adolescenziale. Non c’entra niente “che penserà la gente”, non è questo il problema. E bisogna vivere nel mondo reale: la migliore difesa contro una gravidanza indesiderata in un età assolutamente non idonea a è l’educazione sessuale e la conoscenza dei motori contraccettivi da parte dei giovanissimi.