Padre Innocent, il primo sacerdote africano della Piccola Famiglia di Emmaus. «La mia vocazione è nata quando avevo cinque anni»
Ci sono vocazioni che maturano lentamente e altre che sembrano accompagnare una persona fin dall’infanzia. Padre Innocent Mayuma, consacrato della Piccola Famiglia di Emmaus, appartiene a questa seconda categoria. Il suo racconto sorprende per la naturalezza con cui descrive una chiamata che, a suo dire, ha iniziato ad abitare il suo cuore quando aveva appena cinque anni e che ha trovato compimento molti anni dopo senza mai perdere la sua freschezza e fedeltà anche nei momenti più duri.
«Ero affascinato dai sacerdoti che venivano nel nostro villaggio a celebrare la Messa. Quando giocavo con gli amici, indossavo un pezzo di stoffa come fosse una casula e facevo il prete. Dicevo sempre a mio padre: un giorno sarò sacerdote come loro». Il padre sorrideva, ma gli rispondeva con realismo: «Prima devi crescere, studiare bene e poi, quando sarà il momento, potrai entrare in seminario». Quel desiderio infantile non si è spento. Anzi, è cresciuto insieme a lui.
Nato in Congo, padre Innocent ha vissuto la sua formazione all’interno dei movimenti ecclesiali del suo Paese. Da bambino ha aderito al movimento Kizito-Anuarite, dedicato ai più piccoli; durante gli anni della scuola secondaria è entrato nei Jeunes de Lumière, dove, terminato il percorso formativo, è diventato educatore dei ragazzi più giovani. Parallelamente prestava servizio nella sua parrocchia, nel gruppo vocazionale, come chierichetto e lettore.

Dopo il diploma ha insegnato per tre anni, quindi ha conseguito la laurea in Storia e Scienze sociali prima di intraprendere la vita consacrata nell’Istituto secolare San Giovanni Battista. La soppressione dell’istituto nel 2021 avrebbe potuto rappresentare una battuta d’arresto. In realtà è diventata l’occasione per scoprire una nuova strada.
«Dopo un periodo di ricerca ho incontrato la Piccola Famiglia di Emmaus. Qui ho trovato ciò che il Signore preparava per me». Non è un dettaglio secondario. La Piccola Famiglia di Emmaus, infatti, è il ramo consacrato della Fraternità di Emmaus, realtà ecclesiale fondata da don Silvio Longobardi e composta da famiglie, consacrati e sacerdoti che condividono un’unica spiritualità ispirata ai discepoli di Emmaus. In Burkina Faso questa presenza è ormai una realtà viva e feconda, capace di generare vocazioni locali e di testimoniare una Chiesa costruita sulla comunione tra diversi stati di vita.
È proprio questo l’aspetto che padre Innocent sottolinea con maggiore convinzione. «Ho sperimentato una fraternità autentica, vissuta pur nelle nostre differenze. Ho trovato uno spirito di ascolto, umiltà, semplicità e mitezza. Sono elementi che appartengono alla nostra spiritualità e che cerco di vivere ogni giorno».

Al centro della vita della comunità, racconta, c’è la preghiera. «La preghiera, nelle sue diverse forme, è il cuore della nostra vita. È ciò che mi dà la forza e la gioia di continuare a servire Dio in mezzo ai miei fratelli e alle mie sorelle». Parole che rivelano una concezione della vocazione profondamente ecclesiale: il sacerdozio non nasce come progetto individuale, ma fiorisce dentro una fraternità. «Questa esperienza di vita consacrata nella Piccola Famiglia di Emmaus mi ha condotto al sacerdozio. E c’è un’altra parola che non posso dimenticare: l’amore. È qualcosa che qui ho sperimentato in modo molto profondo».
Non sorprende, allora, che anche don Silvio Longobardi, nell’omelia della sua prima Messa (5 luglio 2026), abbia voluto indicargli proprio questa strada. Commentando il Vangelo di Matteo, ha ricordato che Dio «ha scelto i piccoli» e ha invitato il novello sacerdote a percorrere la “via della piccolezza”, tanto cara a santa Teresa di Gesù Bambino, patrona della Piccola Famiglia di Emmaus. «Tu sei chiamato ad annunciare il Vangelo – gli ha detto – ma ricorda che, come Giovanni Battista, sei soltanto una voce: la Parola è Cristo».
Un cammino innestato sulla fiducia, verso il Padre Celeste, certo, ma anche su quella fiducia paterna con cui Mons. Gabriel Sayaogo, arcivescovo metropolita di Koupéla, ha accompagnato il cammino del novello sacerdote. A lui infatti il merito di aver intuito la scintilla di novità della Piccola Famiglia di Emmaus e di aver permesso il cammino spedito di Innocent verso il sacerdozio.
L’ordinazione presbiterale, del resto, rappresenta anche un momento storico per la Fraternità di Emmaus: padre Innocent è il primo sacerdote africano della Piccola Famiglia.
La preparazione è stata intensa e accompagnata in modo particolare da padre Jan Slepowronski, al quale è affidata la comunità maschile in Burkina Faso. Dopo l’ordinazione diaconale (20 giugno 2026) è rientrato nella comunità per condividere gli ultimi giorni con i confratelli e le consorelle, quindi ha partecipato a una settimana di esercizi spirituali con gli altri seminaristi e, successivamente, a tre giorni di ritiro nel seminario di Baskouré insieme ai diaconi dell’arcidiocesi di Koupéla. «È stato un tempo di silenzio e raccoglimento che mi ha aiutato a consegnare tutto al Signore».
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Il giorno dell’ordinazione, il 4 luglio 2026, rimarrà impresso nella sua memoria. «Provavo una gioia immensa. Attorno a me c’erano i fratelli e le sorelle della Piccola Famiglia di Emmaus e anche le coppie della Fraternità di Emmaus. Tutti erano felici perché vedevano nascere il primo sacerdote africano della nostra famiglia religiosa. Anch’io ero profondamente commosso».

La stessa gioia ha accompagnato la sua prima celebrazione eucaristica. «Sentivo nel profondo che il Signore era accanto a me e mi sosteneva attraverso tutta la Fraternità di Emmaus. La presenza di don Silvio al mio fianco è stata una grande consolazione. E porto nel cuore anche il sostegno nella preghiera che mi è arrivato dall’Italia».
Nell’omelia, don Silvio gli ha affidato un programma di vita che va ben oltre il giorno dell’ordinazione. «Lo studio è certamente utile per esercitare il ministero sacerdotale, ma l’amore è mille volte più necessario», gli ha ricordato, riprendendo l’insegnamento di santa Teresa di Lisieux. E ancora: «Amare Gesù e farlo amare»: è questa la sintesi della missione sacerdotale. Infine, il richiamo all’Eucaristia, cuore del carisma della Piccola Famiglia di Emmaus. «Fai dell’Eucaristia la sorgente dell’amore che donerai ai fratelli», gli ha raccomandato, ricordando le parole di san Giovanni Paolo II sul Cristo che continua ad accompagnare i suoi discepoli, come sulla strada di Emmaus.
La storia di padre Innocent racconta molto più della vicenda personale di un giovane sacerdote africano. Racconta una Chiesa che genera vocazioni attraverso la vita fraterna, l’ascolto della Parola e la condivisione quotidiana. Racconta che il Vangelo continua a mettere radici in terre nuove senza perdere la sua freschezza. E racconta anche come un piccolo seme, custodito nel cuore di un bambino che giocava a fare il prete in un villaggio del Burkina Faso, possa diventare oggi un segno di speranza per un’intera famiglia ecclesiale.

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