IL SENSO DEL VOLONTARIATO
Il volontariato: quando il dono di sé diventa cura per gli altri e per noi stessi
Foto: Pixabay
di Michele Magliano, psicologo
Viviamo in una società che spesso, misura il valore di una persona in base a ciò che produce, guadagna o possiede. Il rischio è quello di dimenticare una verità fondamentale: l’essere umano non è fatto soltanto per lavorare o accumulare, ma prima di tutto per donarsi. Il volontariato rappresenta una delle espressioni più autentiche di questa vocazione, perché ci ricorda che il bene più prezioso non è ciò che tratteniamo, ma ciò che siamo capaci di offrire gratuitamente.
Come psicologo, incontro quotidianamente persone che vivono sentimenti di solitudine, vuoto interiore e perdita di significato. In molti casi, il bisogno più profondo non è semplicemente eliminare un sintomo, ma riscoprire uno scopo. Il servizio gratuito agli altri può diventare un’esperienza capace di rimettere ordine nella propria vita, perché sposta lo sguardo dal continuo ripiegamento su sé stessi all’incontro con chi ha bisogno.
La psicologia ha osservato che comportamenti prosociali come il volontariato sono associati, in molte ricerche, a un maggiore benessere psicologico, a una migliore qualità delle relazioni e a un più elevato senso di significato personale. Tuttavia, per il cristiano, la gratuità non nasce anzitutto dai suoi benefici, ma dall’esempio di Cristo. Gesù ci insegna che «si è più beati nel dare che nel ricevere» (At 20,35), indicando una logica che supera quella dello scambio e del tornaconto.
Papa Francesco ricordava spesso che la cultura dello scarto può essere vinta soltanto attraverso la cultura dell’incontro. Ogni gesto gratuito, anche il più piccolo, contribuisce a costruire una società più umana, nella quale l’altro non è un concorrente o uno strumento, ma una persona da accogliere e servire. Il volontario non offre soltanto tempo o competenze: offre la propria presenza, che molte volte diventa il dono più prezioso.
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Anche nelle nostre famiglie possiamo educare alla gratuità. I figli imparano il valore del dono non tanto attraverso le parole, quanto osservando i gesti concreti degli adulti. Accompagnare un anziano, sostenere una famiglia in difficoltà, dedicare qualche ora a un’associazione o semplicemente ascoltare chi soffre sono esperienze che plasmano il cuore e insegnano che la felicità non coincide con il possesso.
In un tempo segnato dall’individualismo e dalla ricerca del successo personale, il volontariato ci ricorda che ogni talento ricevuto è anche una responsabilità. I doni che Dio affida a ciascuno non sono destinati a rimanere chiusi in noi, ma a diventare occasione di bene per gli altri. Quando mettiamo gratuitamente a servizio le nostre capacità, scopriamo che il primo a essere trasformato è proprio chi dona.
Forse dovremmo chiederci meno: «Che cosa posso ottenere dalla vita?» e più spesso: «Che cosa posso donare?». È in questa domanda che il Vangelo continua a mostrare tutta la sua straordinaria attualità. La gratuità non impoverisce, ma arricchisce; non sottrae tempo alla vita, ma le restituisce il suo significato più autentico. Servire gli altri con umiltà significa, in fondo, lasciarsi educare dall’amore di Dio, che da sempre si dona gratuitamente a ciascuno di noi.
Riferimenti bibliografici:
* Bibbia, Atti degli Apostoli 20,35.
* Papa Francesco, Evangelii Gaudium (2013).
* Papa Benedetto XVI, Deus Caritas Est (2005).
* Martin E. P. Seligman, Flourish (2011).
* Christopher Peterson & Martin E. P. Seligman, Character Strengths and Virtues (2004).
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