11 Luglio 2026
L’eredità promessa
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 19,27-29
In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
Il commento
“… riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (19,29).
La promessa del centuplo s’intreccia con l’annuncio di quella pienezza che potremo ricevere solo quando avremo varcato la soglia. Gesù invita a considerare le cose a partire dal giorno ultimo della storia, quando il Figlio dell’uomo siederà sul trono della gloria: solo allora chi ha scelto di donare tutto potrà ricevere la giusta ricompensa.
Una parola difficile da mettere in pratica perché l’uomo ha bisogno di capire, toccare, misurare. La storia che vediamo è segnata da fragilità e ingiustizie, non solo nella società civile ma anche all’interno della comunità ecclesiale. Viene da pensare che non vale la pena perdere tutto senza avere nessuna garanzia. Gesù invece chiede di fidarci e di scommettere la vita sulla sua parola. Ci assicura che solo chi è disposto a perdere tutto riceverà molto di più. È quello che i santi hanno compreso e vissuto. Gregorio Magno, Papa e monaco benedettino, racconta che un giorno, affacciandosi alla finestra di una torre, durante la notte, san Benedetto vide una luce straordinaria spazzar via tutta l’oscurità. In quel momento percepì con intima chiarezza che, senza Dio, tutto è vanità (Dialoghi, II, 34).
Luigi e Zelia non hanno frequentato corsi di teologia ma si sono preoccupati di riempire la vita di Dio, sapendo che con Lui tutto diventa possibile. Erano abituati a misurare la vita a partire dal giorno ultimo. Commentando un fatto della cronaca parrocchiale, con la saggezza ricevuta dal Vangelo, Zelia scrive: “è soltanto in Cielo che i poveri potranno essere ai primi posti” (LF 198). Quando la malattia consuma il suo corpo, rassicura la figlia Paolina, delusa per la mancata guarigione: “so per esperienza come regolarmi per le gioie della terra e, se non aspettassi quelle del Cielo, mi sentirei molto infelice” (LF 210). In un’altra lettera spiega il valore della sofferenza: “Mi dici che vorresti soffrire per me. Ne sarei molto offesa: tu dunque non vuoi che io mi guadagni il Cielo?” (LF 214). Oggi chiediamo che la certezza dell’eterna beatitudine dia gioia e speranza al nostro cammino.
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


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